Vittime degli abusi sessuali al Papa, “ascolti tutte le voci”
Alcune delle principali associazioni spagnole di sopravvissuti agli abusi sessuali in ambito ecclesiastico chiedono a papa Leone XIV "un ascolto realmente inclusivo".
(Keystone-ATS) E denunciano l’esclusione dagli incontri previsti da Prevost con vittime, domani a Madrid, di organizzazioni che da anni le rappresentano e collaborano alle indagini e ai processi di “riparazione”.
“Dietro questa causa ci sono essere umani che sono stati violati. Non vogliamo una foto con il Papa: vogliamo diritti e riparazione per tutte le vittime”, dice all’agenzia italiana Ansa Juan Cuatrecasas, portavoce dell’Associacion Nacional Infancia Robada (Anir) a nome dell’ampio fronte di associazioni – oltre ad Anir, Ava, Justice Iniciative, LulaCirs, Colectivo Alborada, Colectivo El Vedat, la piattaforma delle vittime di La Salle e Anir Canarias e Madrid – che hanno confermato una mobilitazione, con una conferenza stampa, lunedì mattina alle 10 davanti alla Nunziatura Apostolica di Madrid.
In una nota diffusa alla vigilia dell’incontro che il pontefice avrà con alcune delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico, i collettivi sottolineano in una nota che “un saluto istituzionale è privo di valore se non è accompagnato da un ascolto reale e da risposte efficaci”. E chiedono “un impegno verso le rivendicazioni di tutti i sopravvissuti e un cambiamento profondo, non meramente superficiale” nel modo di affrontare questa realtà.
La associazioni reclamano il riconoscimento giuridico della condizione di vittima, con “diritti effettivi”, che comprendono assistenza psicologica e psichiatriche specializzata “a richiesta e per tutta la vita”, misure di sostegno all’inserimento educativo e lavorativo e “indennizzi dignitosi e proporzionati al danno subito”.
Preoccupazione viene espressa per le persone rimaste escluse dall’accordo tra chiesa e stato sulla riparazione delle vittime. In particolare, si chiedono risposte per coloro che hanno visto le proprie denunce archiviate per mancanza di prove o ragioni procedurali e per i sopravvissuti ad abusi commessi in ambito ecclesiale quando erano già maggiorenni.
“Nessun sopravvissuto deve restare relegato o reso invisibile”, afferma Cuatrecasas, nel rivendicare che il percorso verso verità, giustizia, riparazione e garanzie di non ripetizione debba riguardare “tutti gli interessati, senza esclusione”.