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Vittime Epstein testimoniano in tribunale, “era un codardo”

La vicenda che vede al centro Jeffrey Epstein è lungi dall'essere archiviata. KEYSTONE/AP Palm Beach Post/UMA SANGHVI sda-ats

(Keystone-ATS) “Sono arrabbiata perché non è più vivo per pagare il prezzo delle sue azioni”. A parlare è una delle vittime di Jeffrey Epstein, il miliardario che si è tolto la vita travolto dalle accuse di traffico sessuale di minori.

La vittima interviene durante l’udienza al tribunale federale di New York. Lo fa in modo anonimo nascondendosi, così come molte altre che prendono la parola, dietro al nome fittizio Jane Doe. Le vittime che si susseguono sul palco dei testimoni parlano di un Epstein “codardo”, che è riuscito ad aggirare il sistema giudiziario. Ad ascoltarle c’è il giudice Geoffrey Berman, ma anche agenti dell’Fbi che stanno indagando sulla morte del miliardario. Una morte le cui spiegazioni lasciano scettici i legali di Epstein. “Vogliamo sapere cosa è accaduto al nostro cliente” dicono.

Sono una vittima dell’organizzazione internazionale di traffico del sesso di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell” dice Sarah Ransome, una delle vittime del miliardario a salire sul banco dei testimoni senza ricorrere all’anonimato. Ransome lancia il suo appello alla giustizia americana: “per favore finite quello che avete iniziato. Per molto tempo Jeffrey Epstein ha aggirato il sistema. Quando ha realizzato che non poteva più farlo ha mostrato al mondo la sua depravazione togliendosi la vita”.

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