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Anche la Svizzera in Sudafrica per lottare contro il razzismo

Migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade di Durban per protestare contro il razzismo Keystone

Chi meglio della popolazione sudafricana può insegnare alla comunità internazionale a superare il razzismo, le discriminazioni? Pochi, ed è per questo che si è scelto Durban, in Sud Africa, quale sede della terza conferenza mondiale ONU contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza, una conferenza alla quale partecipa anche una delegazione svizzera.

Da venerdì e durante tutta la settimana, i leader mondiali convenuti dovranno occuparsi delle origini, delle cause, delle forme e delle manifestazioni contemporanee del razzismo. All’ordine del giorno anche misure di prevenzione e provvedimenti atti a rimediare contro il razzismo.

La conferenza, secondo Mary Robinson, segretaria generale del vertice ed alto commissario per i diritti umani, “potrebbe scolpire e incarnare lo spirito del nuovo secolo, basato sulla convinzione generale che siamo tutti membri di una sola famiglia umana”. Ma l’attualità che accompagna la conferenza non pare coronare il sogno di un mondo libero da asti e attriti razziali.

L’avversità degli Stati Uniti

Il più potente membro dell’ONU, gli Stati Uniti, partecipano con una delegazione di funzionari di livello medio-basso. Non si è giunti ad un boicottaggio vero e proprio, ma il fatto che Colin Powell, segretario di stato afroamericano, sia rimasto a casa, è un atto esplicito di dissenso. La ragione dell’avversità di George W. Bush è “la bozza di risoluzione di alcuni stati arabi, che definisce Israele razzista e ne paragona il sistema politico all’apartheid”.

Se il linguaggio che gli USA considerano anti-israeliano non sarà rimosso, la finora muta delegazione americana ha l’ordine di ritornare a casa. La superpotenza non vuole che si equipari razzismo a sionismo. L’America aveva già boicottato le due precedenti conferenze sul razzismo del 1978 e del 1983.

Discussioni sul Medio oriente

I quasi diecimila manifestanti, scesi nelle strade di Durban in questi giorni, vogliono invece attirare l’attenzione sulla difficile condizione palestinese. La situazione in Medio Oriente è il punto cruciale della conferenza. È previsto un incontro tra il segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, e il presidente palestinese Yasser Arafat. Il ministro degli esteri tedesco, Joschka Fischer, intende anch’egli lavorare al fine di preparare un vertice tra il ministro degli esteri israeliano Shimon Peres ed il capo palestinese.

Altro tema indigesto agli americani, ma sollevato con forza dal presidente sud africano Thabo Mbeki, è il riconoscimento della schiavitù quale crimine contro l’umanità. Qualora venisse riconosciuta, ci potrebbero essere conseguenze economiche di vasta portata, poiché riconoscere le colpe del passato potrebbe aprire le porte a delle procedure legali mirate a richiedere degli indennizzi.

Anche la Svizzera potrà dire la sua

La Svizzera partecipa alla conferenza con una delegazione composta da otto personalità e guidata da Claudia Kaufmann, segretaria generale del Dipartimento federale dell’interno. Durante tutta la settimana, la signora Kaufmann rivestirà il ruolo di Segretaria di Stato. Il Consiglio federale “ritiene che la conferenza rappresenti un’opportunità per discutere del razzismo quale fenomeno di dimensioni globali e per trovare insieme un modo di affrontarlo a livello mondiale”.

La Svizzera si è impegnata nella costituzione di organi nazionali di lotta al razzismo, quali la Commissione federale contro il razzismo, la cui vicepresidente, Boël Sambuc, si trova attualmente a Durban. Questi organi si occupano pure di vigilare affinché siano garantiti procedimenti e indennizzi in favore delle vittime del razzismo e che i responsabili siano perseguiti penalmente.

La delegazione elvetica intende concentrare i suoi sforzi “in favore della lotta mondiale al razzismo in un’ottica attuale e futura”. A detta del Consiglio federale, un’attenta analisi del passato resta comunque importante. La Confederazione è pure attiva, nel settore dei diritti dell’uomo, a livello non governativo. Esistono infatti diverse ONG, quali l’associazione romanda contro il razzismo Acor o la Dichiarazione di Berna DB, che lottano quotidianamente, concretamente contro la discriminazione razziale.

Sonia Salmina

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