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Voto sulle armi: lotta a colpi di tastiera



Ci si avvicina al momento della verità

Ci si avvicina al momento della verità

(Keystone)

A pochi giorni dall'attesa votazione sulle armi, il dibattito si accende anche tra i lettori di swissinfo.ch. L'esito della votazione rimane incerto, ma una cosa è sicura: il tema divide.

L'appuntamento del 13 febbraio ha suscitato interesse soprattutto tra gli utenti di swissinfo.ch che vivono negli Stati Uniti, probabilmente il paese dove il tema dell'imminente votazione nella Confederazione è maggiormente sentito.

I commenti spediti a swissinfo.ch non sono chiaramente rappresentativi dal punto di vista quantitativo, ma gli argomenti utilizzati dai lettori indicano fino a che punto l'oggetto della votazione ha importanti risvolti emozionali.

Buona parte dei feedback ricevuti dalla redazione anglofona sono nettamente contrari al divieto di tenere le armi in casa. Le principali motivazioni evocate sono il rispetto della tradizione, la sicurezza personale e quella dello Stato.

Per esempio, un lettore statunitense scrive: «Perché gli svizzeri sono così entusiasti all'idea di distruggere le loro tradizioni? Se questa corsa al disarmo dovesse continuare, gli svizzeri potrebbero svegliarsi un giorno e rendersi conto che un esercito straniero ha preso il controllo della Confederazione».

Un'opinione condivisa peraltro da un lettore italiano: «In Italia esistono molte restrizioni per il possesso delle armi, questo purtroppo non impedisce suicidi e fatti di cronaca nera. Nella vostra cultura detenere delle armi è consuetudine e credo che questo possa soltanto responsabilizzare».

Serve davvero?

Un altro punto evidenziato da parecchi lettori è il ruolo delle armi quali deterrente contro il crimine in generale. Togliendole, argomentano, i malfattori avrebbero campo libero. Un utente belga osserva: «Come già accade nel mio paese, vi viene detto che i cittadini armati sono un pericolo per la società. Di conseguenza, i bravi politici di sinistra vi salveranno proibendo le armi. Ciononostante, i ladri riusciranno sempre a procurarsi un AK-47 a 300 euro per fare il loro lavoro».

Secondo gli esperti, le armi sono spesso usate per togliersi la vita e nel quadro di conflitti armati (circa 300 persone muoiono ogni anno in Svizzera a causa di armi dell'esercito). Vietando di tenerle in casa, quindi, si potrebbero risparmiare vite umane. È quanto sostiene un lettore anglofono, secondo cui «senza dubbio il fatto di togliere le armi da casa permetterebbe di diminuire i decessi nella Confederazione, e questo è tutto ciò che conta. A mio parere le vite umane sono molto più importanti di una tradizione».

Il lettore italiano è meno convinto e si chiede: «Se venissero tolte le armi per diminuire i suicidi, dovreste vietare anche ponti e viadotti di montagna non credete?». Una lettrice si chiede invece: «Difendersi da cosa? Dagli attacchi contro il segreto bancario? Mi dispiace per le persone che si illudono, ma l'arma da usare da usare in questo caso è il buon senso. La Svizzera ha urgentemente bisogno di fare un profondo esame di coscienza e di rivalutare la sua posizione nazionale e internazionale».

Dall'Italia giunge un'altra considerazione: «Togliere le armi ai cittadini è solamente un enorme favore che si fa alla criminalità. Se un delinquente sa che la maggioranza dei cittadini è armata, ci pensa due volte prima di introdursi in una abitazione, ecco perché in Svizzera la criminalità comune è bassa».

Un lettore tedesco fa dal canto suo notare che non si possono penalizzare tutti i possessori di armi «soltanto perché una piccola minoranza ne abusa». In generale, molti oppositori raccomandano – invece del divieto – di intensificare le misure di individuazione e cura delle malattie mentali.

Battaglia dei sessi

Dalla Germania, un lettore critica «la campagna populista che ha alimentato la diffidenza tra i sessi. Perché ogni marito deve essere considerato un potenziale stupratore o assassino della propria famiglia?».

Un suo connazionale osserva che «gli uomini si sentono personalmente attaccati, il loro onore è in gioco». Un sondaggio effettuato in gennaio ha d'altronde evidenziato una netta differenza (24%) tra le intenzioni di voto degli uomini e quelle delle donne.

Come i gelati

Parecchi lettori ribadiscono che il vero problema non sono le armi, bensì le persone. Un commento inviato dagli Stati Uniti ricorda che «tentare di bloccare i suicidi proibendo le armi è come cercare di lottare contro l'obesità vietando i gelati». Sulla pagina Facebook di swissinfo.ch, c'è chi rincara la dose: «Senza armi, le persone che intendono suicidarsi sceglieranno semplicemente un altro modo per farlo».

Pronta la replica di una lettrice irlandese: «Voler mantenere le armi a casa è come voler guidare a 200 km/ora o andare in bicicletta senza casco. La società sta cercando di maturare».

Riassumendo: non c'è terreno d'intesa tra chi – come un lettore tedesco – ritiene che «anche una sola vita salvata rende l'iniziativa giustificata» e chi – dagli Stati Uniti – ricorda come «una volta persa, questa libertà che rende unica la società svizzera non vi sarà più restituita».

I lettori di swissinfo.ch non residenti in Europa e Stati Uniti sembrano invece poco interessati alla votazione. I commenti in arabo, cinese e giapponese brillano infatti per la loro assenza.

L'ultima parola sarà scritta dai cittadini svizzeri il prossimo 13 febbraio.

L'iniziativa

Promossa dalla sinistra rosso-verde e da organizzazioni pacifiste, cristiane e femminili, l'iniziativa "Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi" è stata depositata nel 2009. Il governo e la maggioranza del parlamento l'hanno bocciata.

Il testo in sintesi chiede:

che chi vuole acquistare, detenere o usare armi da fuoco e munizioni debba fornire la prova di averne la necessità e le capacità;

che sia proibito detenere a scopi privati armi per il tiro a raffica e fucili a pompa;

che sia obbligatorio custodire le armi d'ordinanza militari in locali sicuri dell'esercito;

che le armi d'ordinanza dell'esercito non siano cedute ai militari prosciolti;

che la Confederazione tenga un registro delle armi da fuoco.

Per essere adottata, nella votazione federale del 13 febbraio l'iniziativa deve ottenere la doppia maggioranza del popolo e dei cantoni.

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traduzione e adattamento: Andrea Clementi , swissinfo.ch


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