ZH: “senatore” Jositsch lascia il PS e annuncia ricandidatura
Il consigliere agli Stati zurighese Daniel Jositsch ha deciso di lasciare il Partito socialista, che ha recentemente deciso di non candidarlo alle elezioni federali del 2027. In una conferenza stampa, il "senatore" ha annunciato che intende comunque ripresentarsi.
(Keystone-ATS) Jositsch ha spiegato di aver comunicato al partito che, da subito, proseguirà la propria attività politica come indipendente. “Finora non ho avuto contatti con altre forze politiche”, ha precisato.
Il consigliere agli Stati ha anche escluso la creazione di una nuova formazione politica, pur riconoscendo l’esistenza di uno spazio, seppur limitato, tra il PS e i Verdi liberali. “Non ho alcuna intenzione di fondare un ‘Partito Daniel Jositsch’, come suggerito oggi dal Tages-Anzeiger”.
Dal canto suo, la sezione zurighese del PS ha espresso rammarico per la sua decisione. In un comunicato lo ha ringraziato “per il suo pluriennale impegno”. Resta invece ancora aperta la questione della candidatura socialista al Consiglio degli Stati: la scelta sarà affidata ai membri del partito soltanto nel maggio del prossimo anno.
Venerdì di settimana scorsa, l’assemblea dei delegati del PS zurighese aveva deciso – con 109 voti contro 94 – di negargli la ricandidatura. Jositsch, membro del Consiglio degli Stati dal 2015, è stato criticato in parte per posizioni risalenti ad anni fa, come quelle relative alla legge sull’asilo. Anche la sua reazione alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) sul ricorso delle Anziane per il clima e l’opposizione da parte degli ambienti femministi gli sono costate il sostegno. Gli è stato inoltre rinfacciato il suo tentativo di candidarsi alle elezioni del Consiglio federale.
Oggi Jositsch ha ricordato di essere stato lui stesso a proporre alla direzione del partito di avviare in anticipo la procedura di designazione. “Sono stato chiaro con l’assemblea dei delegati: se mi volete, sono qui, ma dovete accettare anche le posizioni che rappresento”, ha affermato.
Il “senatore” ha poi affermato di non nutrire rancore per la scelta del PS. “È un loro pieno diritto”, ha detto, osservando però che il partito si assume un rischio in vista delle elezioni del 2027. A suo giudizio, il voto dei delegati rappresenta inoltre un segnale inequivocabile: l’ala social-liberale non è più la benvenuta.