“Per la FIFA è più facile organizzare i Mondiali in una dittatura”
L'idea di un torneo che unisce tutte le nazioni è bella, ma la storia dei Mondiali di calcio è costellata di compromessi con regimi autoritari, scandali e propaganda.
(Keystone-ATS) Lo sostiene lo storico Glenn Jäger, che insieme a Carlos Gomes ha scritto il libro “Griff nach Gold: die andere Geschichte der Fussball-Weltmeisterschaft” (Alla conquista dell’oro: l’altra storia dei Mondiali”).
“Qualche anno fa, in vista dei Mondiali in Qatar o in Arabia Saudita, previsti per il 2034, la FIFA aveva espresso l’opinione che fosse più facile organizzare un torneo in una dittatura”, afferma Jäger in un’intervista pubblicata oggi dal portale Watson. “Più il popolo ha voce in capitolo, più la situazione si complica. Lo si è visto anche ad Amburgo, dove si è votato contro lo svolgimento dei Giochi Olimpici”.
Il primo grande capitolo oscuro risale al 1934, in Italia. “I Mondiali del 1934 furono uno dei punti più bassi della storia”, argomenta Jäger. “Prima delle partite si salutava col saluto fascista. Le prestazioni degli arbitri furono contestate a tal punto che si può dire che l’Italia sia stata portata al titolo. Mussolini sfruttò massicciamente l’intero torneo e la FIFA partecipò in ogni senso.” C’è poi un retroscena: “Il piano di alcuni funzionari FIFA era di assegnare i Mondiali del 1942 alla Germania nazista”.
Non andò meglio nel 1978 in Argentina, appena due anni dopo il golpe. “La giunta sotto Jorge Videla sfruttò il torneo e il trionfo argentino come un grande successo propagandistico”, ricorda l’esperto. “Ci sono chiari indizi di interventi, persino dell’ex consigliere per la sicurezza americano Henry Kissinger”. Nel 1974, invece, la FIFA avallò che il Cile di Pinochet giocasse uno spareggio in uno stadio che era stato un campo di prigionia. “L’Unione Sovietica si rifiutò di giocarvi e così il Cile si qualificò senza combattere per i Mondiali del 1974 in Germania”.
Il trend è proseguito anche dopo la Guerra Fredda. “In Qatar sono stati documentati diversi episodi di corruzione. E che l’Arabia Saudita si sia ben accordata con la FIFA dipende da enormi somme di denaro”, osserva Jäger. Sul futuro è pessimista: “Molto ottimisti non si diventa osservando gli sviluppi recenti, soprattutto se si guarda all’assegnazione all’Arabia Saudita e agli interessi che ci stanno dietro. Al momento vedo poche speranze riguardo a una svolta”.
Ma la FIFA – chiede il giornalista di Watson – non è sempre stata spinta dal desiderio di realizzare profitti il più elevati possibile? “La massiccia commercializzazione ha avuto inizio soprattutto a partire dai Mondiali del 1986”, risponde l’intervistato. “In quelli del 1934 o anche del 1978, i profitti non erano ancora così determinanti. Nel 1986 in Messico, però, i diritti di trasmissione hanno improvvisamente assunto un ruolo di primo piano. Giocatori come Diego Maradona si sono lamentati di dover giocare nel caldo torrido del mezzogiorno messicano affinché le partite potessero essere trasmesse in prima serata in Europa. Da quel momento in poi, gli interessi commerciali hanno improvvisamente assunto un’importanza molto maggiore rispetto al passato”.
Proteste dei tifosi? “Non mi viene in mente nulla che abbia davvero cambiato le cose”, ribatte lo specialista. “Certamente i temi vengono portati all’attenzione pubblica, come nel 1974 e nel 1978 con le proteste contro le giunte in Cile e Argentina, o nel 2022 in Qatar. Ma neppure questo ha condotto a un ripensamento reale”, conclude.