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400 milioni di franchi per modernizzare gli F/A-18

Il ministro della difesa Schmid (a destra) con il capo dell'esercito svizzero Nef

(Keystone)

Il governo svizzero ha approvato mercoledì il programma d'armamento 2008 per un valore di oltre 900 milioni di franchi. Una fetta importante del credito è destinata all'ammodernamento dei caccia F/A-18.

L'esercito vuole inoltre dotarsi di 220 veicoli per il trasporto truppe e di 24 blindati per la difesa dagli attacchi chimici e batteriologici.

Il Consiglio federale ha approvato oggi il programma d'armamento 2008 (PA 2008) per un valore di 917 milioni di franchi. Questa somma è destinata principalmente all'acquisto di veicoli e all'ammodernamento a livello di elettronica dei caccia F/A-18, si legge in una nota odierna del Dipartimento federale della difesa (DDPS). Del credito richiesto, 594 milioni affluiranno sotto forma di commesse – dirette o indirette – all'economia svizzera.

Il DDPS prevede costi per 396 milioni di franchi destinati all'acquisto di 220 veicoli per il trasporto truppa (VTTP) che dovranno completare i carri armati 93 e 2000 attualmente a disposizione dell'esercito.

Il DDPS giustifica tale investimento col fatto che nella maggior parte delle occasioni i soldati si spostano su veicoli non protetti. Il nuovo veicolo verrà impiegato soprattutto per compiti di guardia e sorveglianza. Esso si presta anche ad impieghi all'estero nell'ambito delle missioni svizzere di mantenimento della pace.

Il Consiglio federale intende acquisire anche 12 veicoli per l'esplorazione ABC (70 milioni di franchi) e 12 veicoli di detezione per la difesa ABC (47 milioni). Si tratta di mezzi particolari destinati a contrastare attacchi di tipo chimico, nucleare o batteriologico. Tali veicoli, blindati, permetteranno di eseguire analisi in tempo reale in zone contaminate. Si tratta di mezzi che possono essere impiegati sia in ambito militare sia in appoggio alle autorità civili.

Alla conquista del cielo

L'ultima fetta del credito, 404 milioni, è destinata all'aviazione militare e in particolare alla flotta di F/A-18, considerata la «spina dorsale» della difesa aerea. La somma richiesta servirà a mantenere le capacità d'impiego degli aviogetti mediante nuovi software e computer di bordo.

Gli investimenti – precisa la nota del DDPS – non pregiudicano la necessità di acquistare nuovi jet militari in sostituzione dei sorpassati Tiger, non più considerati in grado di garantire un'efficace protezione dello spazio aereo.

Il programma di armamento 2008, soprattutto per quanto riguarda le forze aeree, è stato criticato dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSoA) che ha ribadito una volta di più le sue riserve. Secondo il GsoA, la Confederazione non ha bisogno di aerei militari. Inoltre, l'acquisto di nuovi jet da combattimento costerebbe molto di più di quanto indicato dal DDPS, accusato di non considerare nel quadro del preventivo i milioni che sarebbero poi necessari per la manutenzione.

swissinfo e agenzie

Il caso del PC-9 venduto al Ciad

Oltre ad importare materiale bellico, la Svizzera è anche un paese esportatore. Nel 2007, il valore delle esportazioni ha raggiunto 1,787 miliardi di franchi. Tali vendite sono soggette a diverse restrizioni: questo tipo di materiale non può essere esportato verso regioni in crisi.

Anche l'esportazione dei cosiddetti beni a duplice impiego – che possono essere utilizzati sia a fini militari che civili – è soggetta a diverse limitazioni.

Recentemente ha fatto discutere il caso di un aereo d'addestramento Pilatus PC-9 venduto al Ciad. Il paese africano lo avrebbe armato ed utilizzato contro i ribelli, violando gli accordi.

Mercoledì, la ministra dell'economia svizzera Doris Leuthard ha affermato che in futuro i paesi che ricevono aiuti allo sviluppo dalla Svizzera non dovrebbero essere più autorizzati ad acquistare questo tipo di apparecchi.

Secondo la consigliera federale, sottoporre l'esportazione di PC-9 alla legge sul materiale bellico potrebbe invece rivelarsi controproducente. Pilatus potrebbe infatti spostare la produzione da Nidvaldo all'estero e in tal caso in Svizzera andrebbero persi fino a 500 posti di lavoro.

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