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Asia Argento: “Ho ereditato l’ossessione per il cinema”

Keystone-SDA

L'attrice italiana Asia Argento ha incontrato oggi il pubblico del Locarno Film Festival al Forum @ Spazio Cinema. La figlia d'arte ha ripercorso la sua ossessione per il cinema e le difficoltà incontrate nel corso della sua lunga carriera.

(Keystone-ATS) Ieri sera in Piazza Grande Asia Argento ha ricevuto il premio alla carriera (“Life Achievement Award”) del Locarno Film Festival. In un discorso molto toccante, l’attrice romana ha sottolineato l’importanza del cinema per una persona “timida e disagiata” come lei. Al termine, poco prima di ricevere il premio, è scoppiata in lacrime. Il direttore artistico del festival Giona A. Nazzaro l’ha poi stretta in un abbraccio.

“È stato così emozionante questo premio perché io ho visto la bambina, la donna e anche me anziana”, afferma Asia Argento in una conversazione moderata da Manlio Gomarasca, consulente per il cinema di genere del Locarno Film Festival. “Per questo mi sono commossa perché ho visto tutta la mia vita e ho visto che aveva un senso”.

Figlia d’arte del regista di film horror Dario Argento e dell’attrice Daria Nicolodi, Asia ha debuttato sul grande schermo giovanissima – a 11 anni – in “Demoni 2… L’incubo ritorna” (1986) di Lamberto Bava, prodotto da suo padre.

Il silenzio del set

Parlando del cinema spiega di aver “ereditato l’ossessione” di suo padre. Ma in realtà, questa risale addirittura al bisnonno che era distributore cinematografico in Brasile, spiega. Un’eredità di famiglia che non sembra volersi fermare, poiché suo figlio studierà cinema all’università. Questa ossessione non è però sempre facile da gestire, spiega evocando le difficoltà del mondo del cinema e le critiche che si ricevono.

Prima di scoprire la bellezza del “silenzio di quando reciti e tutti ti ascoltano”, Asia voleva diventare scrittrice. Timida per natura, ha rincorso il bisogno di questo silenzio per tutta la vita, fin dal suo primo “ciak si gira” nel 1985 nella serie TV “Sogni e bisogni” di Sergio Citti, afferma. “Un silenzio soprannaturale è una cosa che esiste solo sul set, dove non si sente neanche la gente respirare”.

“Io ho osservato negli anni 80-90 un cinema libero, completamente diverso da quello di oggi”, afferma.

Collaborazione con il padre

Asia, classe 1975, è stata in qualche modo l’attrice feticcio del padre Dario, poiché è quella ad aver recitato nel più gran numero dei suoi film. Una collaborazione non sempre sana poiché l’ha portata ad avere una grande ansia da prestazione, confida. Da “Trauma” (1993) fino a “Occhiali neri” (2022), passando da “La sindrome di Stendhal” (1996) – “un film magico, con un ruolo molto vicino a me” -, dice.

“Mio papà ieri mi ha chiamato il pomeriggio per complimentarsi per il premio dicendo, ‘tu quando ti impegni sei brava’”. Rimpiange di non essersi sempre impegnata, ma questo riconoscimento a Locarno, confida, arriva dopo un momento in cui si è sentita a lungo “un fallimento” e come in un “limbo”. Forse una sorta di crisi di mezza età per l’attrice che compirà 51 anni il 20 settembre.

Lunga carriera

Fra gli incontri più significativi della sua carriera la cinquantenne – vestita con jeans chiari, maglietta e converse bianche – ha citato quelli del regista francese Abel Ferrara, che l’ha voluta nel film “New Rose Hotel”, quando aveva 22 anni. “Come mi aveva portato nelle tenebre mi ha riportato alla luce”, dice di Ferrara, ricordando la scena del film “Go Go Tales” (2007) in cui Asia bacia un Rottweiler, che fece scalpore e per cui è stata a lungo umiliata.

Ha recitato anche al fianco dell’attore francese Michel Piccoli in “Compagna di viaggio” (1996) di Peter Del Monte, che assieme a Ferrara, definisce “grandi maestri di libertà”. Film per il quale Asia si è aggiudicata nel 1997, per la seconda volta, il David di Donatello per la migliore attrice protagonista. La prima era nel 1994 per “Perdiamoci di vista” di Carlo Verdone.

Ieri pomeriggio al PalaCinema, l’attrice ha presentato “La Muerte No Tiene Dueño” (2026) di Jorge Thielen Armand, film girato in Venezuela e di cui è protagonista. Pellicola per la quale “mi sono veramente portata all’estremo delle mie forze, della mia psiche”, ammette. A Locarno, in Piazza Grande, il 6 agosto è stato presentato “Armony” del regista italiano Dario Albertini, in cui Asia recita al fianco di Valerio Mastandrea, cosa che non faceva da 22 anni.

Dietro la cinepresa

Il lungometraggio “Scarlet Diva” (2000), scritto in una notte e prodotto da suo padre, segna il debutto alla regia per Asia. “Venivo da un periodo difficile, ero depressa non riuscivo ad uscire di casa, allora ho iniziato a scrivere”, dice, ricordando le “violenze e cose ingiuste” vissute in campo lavorativo.

Un accenno al movimento #MeToo, campagna globale contro le molestie sessuale e le violenze sulle donne, del quale è stata una delle militanti, e al caso Weinstein. “Ho raccontato questo malessere in un film, pensando che fosse colpa mia”, spiega.

Asia ha poi diretto altre due pellicole, “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa” (2004) e “Incompresa” (2014). In quest’ultimo “racconto la realtà della mia infanzia”, dice.

Evocando ancora una volta il premio ricevuto a Locarno, l’attrice romana afferma “è come se l’universo mi dicesse non sei sbagliata, vai bene così come sei”, dice, precisando che si tratta di una sensazione che aspettava da tutta la vita. “Ora sto un po’ meglio, forse”, conclude con grande sincerità e commozione.

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