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Dal Covid a Hormuz: cosa ha imparato la Svizzera sulla carenza di farmaci?

Container sulla nave.
Il 1° marzo 2026 il colosso danese del trasporto marittimo Maersk ha annunciato che devierà a tempo indeterminato tutte le navi delle sue rotte Medio Oriente-India verso il Mediterraneo e Medio Oriente-India verso la costa orientale degli Stati Uniti passando per il Capo di Buona Speranza. Keystone / EPA/ OLIVIER HOSLET

Il conflitto in Medio Oriente sta mettendo a dura prova le catene di approvvigionamento globali, comprese quelle dell’industria farmaceutica. La Svizzera sta applicando le lezioni apprese durante la pandemia di Covid-19?

Il blocco dello Stretto di Hormuz nell’ultimo mese ha perturbato le catene di fornitura e colpito il trasporto di un quarto del gas mondiale, causando un forte aumento dei prezzi del carburante. L’Agenzia internazionale per l’energia ha avvertitoCollegamento esterno che il mondo rischia di essere confrontato con la “più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia”, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha messo in guardia dagli effetti a catena su vari settori, compresi i medicinali e le forniture essenziali.

Per quanto concerne la Svizzera, l’ultimo rapportoCollegamento esterno dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese (UFAE), che monitora le carenze di beni essenziali come energia e alimenti, indica che nessun settore è a rischio immediato di penuria – fatta eccezione per i beni terapeutici. Questa categoria, che comprende farmaci essenziali, dispositivi medici e prodotti per l’igiene, è stata contrassegnata in giallo nel rapporto del 15 aprile, ciò che significa che la disponibilità di alcuni principi attivi essenziali è “limitata”.

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I beni terapeutici sono contrassegnati in giallo da quando l’UFAE ha introdotto il sistema di codifica a colori nel maggio 2025: attualmente, circa 140 farmaci essenziali non sono disponibili in Svizzera. Essi fanno parte di un gruppo più ampio di oltre 500 medicamenti soggetti a indisponibilità, dovuta alla forte dipendenza dell’industria farmaceutica da pochi mercati di approvvigionamento.

Il conflitto in Medio Oriente ha ulteriormente fragilizzato le linee di produzione: ha ritardato la consegna di sostanze chimiche fondamentali per i produttori di farmaci e apparecchiature mediche in Cina, ha rallentato la produzione in India e ha fatto lievitare i costi globali di spedizione.

Attualmente non si registrano ancora nuove carenze significative, ma secondo esperti ed esperteCollegamento esterno i farmaci generici, come gli antidolorifici, sono particolarmente vulnerabili alle interruzioni. Importati in gran parte da India e Cina, sono soggetti a elevati costi di trasporto, non sono considerati beni critici e garantiscono margini economici ridotti rispetto ai farmaci coperti da brevetto. Durante la pandemia di Covid-19, la Svizzera aveva temporaneamente limitato la vendita del paracetamolo a una confezione per paziente. Una situazione simile potrebbe ripetersi nei prossimi mesi.

Il ripristino delle infrastrutture energetiche richiederà diversi mesi e l’UFAE ha segnalato che le consegne verso l’Europa subiranno ritardi indipendentemente da un eventuale cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti.

“Le carenze non si possono evitare del tutto, ma ci si può preparare”, afferma Enea Martinelli, farmacista svizzero e membro del comitato di un’iniziativa popolareCollegamento esterno che chiede un miglioramento dell’approvvigionamento di farmaci.

Swissinfo ha analizzato le misure adottate dalla Svizzera per prevenire le carenze di medicinali e i cambiamenti introdotti dopo il Covid-19, l’ultima grande crisi globale che ha messo sotto pressione la fornitura di farmaci.

Quali misure sono attualmente in vigore?

La Svizzera è obbligata a mantenere scorte di beni terapeutici essenziali – come terapie antitumorali, antidolorifici e vaccini – sufficienti per cinque o sei mesi. Dal 2015, le aziende distributrici devono inoltre notificare alle autorità il rischio di carenze di medicinali vitali che possano durare 14 giorni o più. Un elenco costantemente aggiornato di principi attivi stabilisce quali farmaci sono considerati essenziali e include, tra gli altri, insulina e anticoagulanti.

Tuttavia, il Paese deve fare i conti con carenze di medicinali sin dall’inizio del secolo, a causa dell’esternalizzazione di fasi cruciali della produzione verso Paesi a basso costo, della forte dipendenza da un numero ristretto di siti produttivi in Asia e della riduzione delle scorte lungo l’intera catena del valore. Nonostante l’introduzione, a partire dal 2006, di misure aggiuntive – come modifiche legislative per migliorare le forniture agli ospedali – crisi globali come la pandemia o l’attuale conflitto in Medio Oriente aggravano sistematicamente ciò che l’UFAE definisce catene di approvvigionamento “fragili e soggette a interruzioni”.

E le nuove misure?

In Svizzera la legge sulle epidemie è attualmente in fase di revisione, al fine di conferire al Governo maggiori poteri d’intervento. In caso di carenze di materiale medico, ad esempio, la Confederazione potrebbe agire direttamente, invece di fare affidamento esclusivamente sulla collaborazione del settore privato con i Cantoni, come avviene oggi.

Dal 2023, per affrontare le carenze quotidiane di farmaci vitali, sono stati introdotti il rimborso dei medicinali preparati dalle farmacie, l’autorizzazione della vendita frazionata delle confezioni ed è stato ampliato l’elenco dei farmaci salvavita. In alcuni casi, la Svizzera ha anche rinunciato alle normali valutazioni periodiche volte a ridurre i prezzi dei medicinali essenziali, con l’obiettivo d’incentivare i produttori a mantenerli sul mercato.

Le catene di approvvigionamento farmaceutiche sono particolarmente complesse, rendendo difficili soluzioni rapide. “Non bisogna aspettarsi misure rivoluzionarie, perché non funzionerebbero”, osserva Martinelli.

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Dopo due anni di studi, il Governo ha presentato lo scorso mese una proposta al Parlamento: nel breve periodo, le importazioni dall’Unione Europea saranno semplificate e i foglietti illustrativi multilingue specifici per la Svizzera saranno sostituiti da codici QR, facilitando l’uso di medicinali autorizzati nell’UE. Entro la fine del 2026, tutti i farmaci approvati in Svizzera saranno classificati in diverse categorie, non più solo quelli essenziali, per determinarne l’uso e monitorarne la disponibilità.

Fino ad allora, drugshortage.chCollegamento esterno – una piattaforma creata nel 2016 su iniziativa di Martinelli – resterà l’unico strumento che monitora tutte le carenze di farmaci. Alcune di queste misure sono già in fase di attuazione e, nel lungo termine, la Svizzera punta a modificare la Costituzione per attribuire ulteriori competenze al Governo, inclusa la possibilità di offrire incentivi economici ai produttori affinché continuino a distribuire determinati medicinali.

Quali problemi restano aperti?

Sebbene siano state adottate misure per i farmaci salvavita, le aziende produttrici non sono obbligate a segnalare le carenze dei medicinali non considerati essenziali. Di conseguenza, la Svizzera registra frequenti mancanze di farmaci per le malattie croniche, poiché non è in grado di pianificare in anticipo. Un esempio è Nemluvio, un farmaco in polvere della svizzera Galderma contro l’eczema grave, fuori stock dall’inizio di febbraio. Le autorità hanno autorizzato l’importazione di un prodotto identico commercializzato in Germania.

Secondo Martinelli, il piano governativo per monitorare i farmaci destinati alle malattie croniche arriva con circa 10 anni di ritardo e richiederà ancora diverso tempo per essere pienamente operativo, anche a causa delle lungaggini del processo legislativo svizzero. “La situazione cambia troppo rapidamente perché il sistema riesca a tenere il passo, e il nostro sistema politico è semplicemente troppo lento”, afferma.

Se il conflitto in Medio Oriente dovesse causare ulteriori carenze, la Svizzera attingerebbe alle scorte di medicinali essenziali. Per i farmaci contro le malattie croniche, però, non resterebbe che “aspettare e vedere”, confidando nella cooperazione internazionale. “Siamo soli ed è questo il problema”, sottolinea Martinelli.

Anche per l’UE le catene di approvvigionamento farmaceutiche rappresentano un rischio, ma la differenza è che Bruxelles dispone di una strategia, osserva Martinelli. Il rafforzamento degli obblighi di stoccaggio introdotto dalla Francia nel settembre 2021 è oggi considerato un modello da seguire tra i 27. Alcuni Paesi dell’UE applicano inoltre restrizioni all’esportazione: quando un prodotto inizia a scarseggiare, non viene venduto al di fuori dei confini dell’Unione, escludendo di fatto la Svizzera.

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) dispone di un proprio servizio internazionale, “che mantiene contatti regolari con altri gruppi di lavoro internazionali su queste tematiche”, spiega un portavoce dell’UFAE.

Resta tuttavia un nodo strutturale: la dimensione del mercato elvetico. “Per gli standard internazionali la Svizzera è un mercato piccolo e quindi meno attrattivo per le aziende che operano su scala globale, il che aggrava la situazione, ad esempio quando le imprese si ritirano dal mercato”, aggiunge il portavoce.

Lo scorso anno Roche ha ritirato dal mercato svizzero il suo trattamento contro il cancro Lunsumio, dopo il mancato accordo sui prezzi con l’autorità di regolamentazione nazionale. Nel frattempo, a Interlaken, nel canton Berna, il produttore di fiale e sacche per infusione Bichsel ha annunciato la chiusura a fine anno a causa di difficoltà finanziarie. Secondo quanto riportato dai media locali, la fornitura di dispositivi medici essenziali per le terapie resterebbe così in mano a un’unica azienda, Streuli.

Per Martinelli, allestire intere linee produttive in Svizzera non è una soluzione realistica per ragioni di costo. Risolvere il problema delle carenze di medicinali richiederà invece un cambio di paradigma: passare da una visione economica dei trattamenti a una centrata sul loro valore terapeutico. “Oggi, anche se una cura è molto importante ma non è più redditizia, in Svizzera semplicemente non esisterebbe più”, afferma. “Ed è su questo che si deve lavorare”.

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Articolo a cura di Virginie Mangin/gw 

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