Contadini di fronte a un anno decisivo
Per le famiglie contadine svizzere il 2026 sarà "un anno decisivo": oltre ai prezzi di produzione e ai proventi che rimarranno sotto pressione, verrà concretizzata la politica agricola 2030 e in autunno si dovrebbe votare sull'iniziativa per un'alimentazione sicura.
(Keystone-ATS) Il Consiglio federale ha il compito di presentare un messaggio riguardo alla politica agricola 2030 entro il 2027, ha ricordato, in una conferenza stampa odierna, la vicepresidente dell’Unione Svizzera dei contadini (USC) Anne Challandes. La nuova legge non concerne soltanto il settore agricolo ma coinvolge l’intera politica alimentare, concentrandosi sulla sostenibilità economica e sociale.
Il settore è confrontato con entrate inferiori rispetto a branche economiche paragonabili, ciò che porta a carichi di lavoro insostenibili e a casi di burnout. Poiché le spese nominali sono invariate da vent’anni e non influiscono sul deficit della Confederazione, Challandes ha chiesto l’esclusione del settore dai pacchetti di risparmi.
Challandes ha inoltre sottolineato come mediamente la manodopera familiare generi un guadagno annuale di 59’100 franchi, cifra che si abbassa ulteriormente nelle zone di montagna.
Annata 2025 soddisfacente
Il presidente Markus Ritter ha invece sottolineato come la “buona annata 2025” non sia sufficiente per compensare le tre precedenti insoddisfacenti. I prezzi alla produzione non compensano i rischi legati alla meteo o alle epizoozie. Inoltre non è stato possibile assorbire e trasferire il rincaro dei mezzi di produzione in corso dal 2020.
Ritter ha avuto parole critiche nei confronti della “guerra dei prezzi” nel commercio al dettaglio, con riduzioni dei prezzi continue. I rivenditori sostengono di assumersi il costo di queste operazioni, ma secondo il consigliere nazionale sangallese l’esperienza dimostra che questo fatto è vero soltanto a breve termine.
L’iniziativa per un’alimentazione sicura è stata definita dal direttore Martin Rufer “una coercizione e un’utopia”. Il testo, che chiede il raggiungimento della quota di autosufficienza netta del 70%, costringerebbe la Confederazione a chiudere le frontiere e la popolazione ad adottare una dieta prevalentemente vegana, sostiene l’USC. L’iniziativa punta in primo luogo l’allevamento, tuttavia, secondo Rufer, le sue disposizioni indebolirebbero anche le coltivazioni vegetali. Nel complicato 2024, ha aggiunto Rufer, il dato dell’autosufficienza si è situato al 42%.
Intesa con gli Stati Uniti “accettabile”
L’attuale intesa con gli Stati Uniti è per il presidente Ritter “accettabile”. Le concessioni fatte in materia di importazione di carne si situano nei contingente previsti dall’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), mentre il diritto svizzero sulle derrate alimentari non verrà neutralizzato.
Sono invece state chieste misure d’accompagnamento in relazione all’accordo di libero scambio siglato lo scorso 16 settembre tra gli Stati appartenenti all’Associazione europea di libero scambio (AELS, Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda) e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). L’accordo comprende 25 contingenti bilaterali del settore agricolo, tra cui prodotti sensibili quali vino e carne, debordanti i contingenti fissati dall’OMC, ha concluso Ritter.