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Adolf Ogi: ultimo giorno a Palazzo federale

Adolf Ogi abbandona la scena politica dopo 13 anni di permanenza in governo. Keystone / Fabrice Coffrini

Dopo 13 anni di attività in governo, a capo di due diversi dipartimenti, e dopo aver ricoperto per due volte la carica di presidente della Confederazione, Adolf Ogi se ne va. Intervista di swissinfo all'uomo politico di Kandersteg.

Fra pochi giorni il consigliere federale e presidente Ogi ridiventerà un semplice cittadino. Da venerdì, ultima giornata ufficiale del popolare uomo politico a Palazzo federale, Ogi lascia infatti in consegna le chiavi e i dossier del suo ufficio al successore Samuel Schmid, che entrerà in carica il primo gennaio.

Alla guida del Dipartimento federale dei trasporti, delle comunicazioni e dell’energia fra il 1987 e il 1995, Ogi ha portato avanti diversi dossiers importanti, come quello delle Nuove trasversali ferroviarie alpine. Dal 1995 a capo del Dipartimento federale della difesa si è occupato della riforma dell’esercito e ha assunto la direzione del nuovo dipartimento della protezione, della popolazione e dello sport.

Oggetto di sarcasmi e spesso sottovalutato per la mancanza di un curriculum universitario e per il suo modo di fare diretto e spontaneo, Adolf Ogi si è trasformato, nel corso degli anni, in un personaggio politico rispettato, sia all’estero che in patria e in un consigliere federale amato dai cittadini.

Proprio a proposito di questo cambiamento d’immagine del personaggio politico Ogi, swissinfo ha chiesto al consigliere federale se crede di essere stato sottovalutato.

Ogi: Quello che conta è il rendimento. Ho fatto qualcosa, ho dimostrato che so fare qualcosa e quindi sono stato giudicato per quello che ho fatto. E’ la cosa più bella che mi poteva capitare. Forse, però, sono stato davvero un po’ sottovalutato.

swissinfo: Tutto questo lavoro, il suo impegno per lo Stato, le ore trascorse qui a Palazzo federale, le hanno indubbiamente imposto dei sacrifici personali. Immagino che anche la sua famiglia abbia dovuto rinunciare a tante cose. E’ valsa la pena di fare tutti questi sacrifici?

Ogi: Il prezzo che ho pagato, che ha pagato la mia famiglia è stato molto alto. Spesso non c’ero. Ho vissuto per la politica, per la mia carica in Consiglio federale e mi sono assunto le responsabilità di questa scelta. Ma la mia famiglia mi ha capito, mi ha accompagnato e ha contribuito al mio successo politico.

swissinfo: E per lei personalmente, tutto ciò è valso la pena?

Ogi: E’ stato un periodo ricco, intenso, un periodo interessante, ma anche un periodo duro. Ma ne è valsa la pena.

swissinfo: Lei è stato un consigliere federale fuori dal comune, con il suo modo di fare spontaneo e caloroso e con il suo parlare semplice e franco ha conquistato i cittadini.

Ogi: Si è vero. Mi piace il contatto con la gente, sono aperto, emotivo, dò subito fiducia a una persona. Credo nell’essere umano. Mi ero ripromesso di parlare alla gente in modo che capisse il mio messaggio e credo di esserci riuscito.

swissinfo: Con questo suo modo di fare Lei non ha conquistato solo i cittadini svizzeri ma anche molte personalità straniere del mondo politico e diplomatico. Con alcune di queste persone ha stabilito rapporti molto cordiali. Continuerà a curare questi rapporti anche dopo la sua uscita dal governo?

Ogi: Continuerò a curare questi contatti perchè so che queste persone ci tengono.

swissinfo: Signor Presidente ora avrà più tempo libero. Lei ha espresso il desiderio di fare più sport, ma si dice anche che voglia scrivere le sue memorie. Quale sarà il tema politico dominante?

Ogi: Non ho ancora deciso se scriverò e che cosa scriverò. Non so nemmeno se scriverò per un pubblico. Forse mi limiterò a riordinare i miei appunti. Avrò più tempo libero, questo è vero, e naturalmente cercherò di fare più sport, soprattuto sci, vorrei anche avere tempo per riflettere e per poi decidere, con calma, che cosa voglio fare in futuro.

swissinfo: Quale è stato o quali sono stati i momenti più belli della sua vita politica?

Ogi: Ricordo con piacere tutte le persone interessanti che ho avuto modo di incontrare, anche semplici cittadini, non solo capi di Stato e di governo.

swissinfo: Che cosa invece non ricorda volentieri?

Ogi: A dire il vero niente, anche perchè io sono una persona che guarda in avanti, al futuro e che dimentica facilmente eventuali delusioni passate.

swissinfo: Ricorda qualche sconfitta politica, qualche cosa che, se potesse ricominciare da capo, non rifarebbe?

Ogi: Di sconfitte ce ne sono state, anche tante. Ma quello che conta è saperle superare per evitare che si trasformino in drammi e per riuscire ad imparare, a trarre i necessari insegnamenti da queste sconfitte. Con il senno di poi si può sempre dire “avrei potuto fare questo o quello diversamente, avrei potuto cambiare certe cose”. In ogni caso è troppo tardi, quindi che bisogno c’è di dannarsi l’anima. Io sono contento dei miei 13 anni trascorsi in governo, ho servito lo Stato, non gli ho nuociuto e questo mi riempie di soddisfazione.

swissinfo: Come vorrebbe che fosse la Svizzera fra dieci anni?

Ogi: Aperta, solidale, un Paese che gode del rispetto degli altri, che viene riconosciuto a livello internazionale, un Paese orgoglioso del suo passato, del fatto che quanto si sta discutendo ora a livello europeo – la costituzione, il rapporto fra Stato e cittadini, le decisioni politiche – è già stato discusso e realizzato dai nostri antenati nel 1848. Da 152 anni quattro comunità diverse vivono insieme, in un clima di pace e di libertà. E’ una cosa straordinaria. Non dovremmo tenere questo modello di convivenza solo per noi. Dovremmo farlo conoscere anche agli altri.

swissinfo

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