Al film “Azzurro” di Denis Rabaglia il Premio del cinema svizzero 2001
Il Premio del cinema svizzero 2001 per il «miglior lungometraggio» è stato assegnato mercoledì sera a Soletta ad «Azzurro», del regista italo-vallesano Denis Rabaglia. Nella categoria «documentari» ha vinto «Do it» di Sabine Gisiger e Marcel Zwingli, mentre in quella dei «cortometraggi» è stato coronato «Summertime» di Anna Luif.
Quale «miglior attore» è stato premiato Bruno Ganz, per l’interpretazione della parte del cameriere Fernando in «Pane e tulipani». La distinzione di «migliore attrice» è andata a Sabine Timoteo, per il ruolo di Marie in «L’amour, l’argent, l’amour».
La cerimonia di premiazione si è svolta nell’ambito delle Giornate cinematografiche di Soletta, giunte alla 36/esima edizione ed iniziate martedì.
«Azzurro» racconta il ritorno movimentato in Svizzera di un anziano italiano (Paolo Villaggio) che ha lavorato per 30 anni a Ginevra. Accompagnato dalla nipote cieca, cerca dei fondi per pagare l’intervento chirurgico agli occhi. Toccante e critico sulla problematica dell’immigrazione, il film ha già ricevuto vari premi all’estero.
Commosso al punto di parlare inglese «per restare freddo», Denis Rabaglia ha ringraziato «coloro che non apprezzano il mio lavoro, poiché mi rendono più duro e fanno migliorare il mio lavoro». «Azzurro» ha avuto una gestazione difficile e diversi produttori successivi. Finora il film non ha ottenuto un successo di critica in Romandia, ma potrebbe conoscere sorti migliori nella Svizzera tedesca, dove l’uscita nelle sale è imminente.
Grandi applausi in sala sono stati riservati a Bruno Ganz: il pubblico ha testimoniato al «miglior attore» grande affetto e ammirazione per la sua immensa professionalità sia in campo cinematografico sia in campo teatrale.
Composta di sei persone, la giuria era presieduta dal cabarettista e scrittore Emil Steinberger, che si è rallegrato, dopo anni di «ossessione culturale», di vedere ora una nuova generazione di registi preoccupati semplicemente di fare «buoni film».
Grande cinefilo, Moritz Leuenberger aveva l’intenzione di passare a Soletta come semplice spettatore. Ma gli è stato fatto capire che «come presidente della Confederazione non poteva rimanere un film muto», ha dichiarato dinanzi a una platea interessata. «Come ministro delle infrastrutture, confermo che la cultura è l’infrastruttura più importante del Paese», ha affermato.
In totale i premi erano dotati di 150mila franchi: 50mila per i due lungometraggi, 20mila per il cortometraggio e 15mila ciascuno per i due migliori interpreti.
swissinfo e agenzie
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