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Esponenti della nuova architettura italiana ospiti a Zurigo

Cinque giovani architetti italiani associati, ancora poco conosciuti in Svizzera, presentano al Politecnico di Zurigo i loro lavori nella ricerca di una risposta di qualità alle esigenze poste dalla attuali condizioni dei centri urbani.

Si chiamano “5 1 architetti associati”, il loro studio è a Genova, hanno cominciato insieme la loro attività professionale nel 1995 e si sono subito affermati a livello internazionale. Hanno già realizzato opere importanti, come la trasformazione dell’ex-caserma militare di Savona in un campus dell’università di Genova. Hanno elaborato progetti con idee nuove e soluzioni originali, come il “Ponte dei Congressi” di Roma. Ed hanno già vinto diversi concorsi, come quello per la nuova costruzione del Museo archeologico di Aquileia.

Paola Arbocò, Pierluigi Feltri, Alfonso Femia, Gianluca Peluffo e Maurizio Vallino, tutti nati tra il 1962 e il 1967, dimostrano capacità ed intuizione nella ricerca di nuove idee e soluzioni nel deserto dell’architettura italiana, rimasta orfana nella successione alle grandi star del dopoguerra, quali Paolo Portoghesi, Vittorio Gregotti, Gae Aulenti, Vincenzo Melluso, Gino Zucchi e Alfonso Calderon. Il punto di rottura che si è determinato dopo le opere di questi grandi maestri, viene ora superato in modo originale dalla nuova generazione di architetti guidata dai “5 1”.

La loro filosofia è quella di affrontare le brutture e le contraddizioni urbanistiche, che i loro grandi predecessori semplicemente ignoravano, inglobandole e mascherandole con l’eleganza tecnologica di una nuova organizzazione formale degli spazi dove persone di diversa condizione sociale interagiscono. Così, nelle opere realizzate a Savona, Genova e Sestri Levante, essi rifiutano la corrispondenza con il contesto e rispondono con coraggiosa brutalità alla banalità urbana.

Altra soluzione innovatrice e coraggiosa è quella presentata per il “Ponte dei Congressi” di Roma. L’idea è quella di realizzare l’opera col minore impiego possibile di materiali, per gravare e sconvolgere il meno possibile l’ambiente. Grazie ad una lamina plastificata e ondulata longitudinalmente, le cui lunghe pieghe poggiano sui supporti, l’impressione è di veder tradotto in architettura il principio per cui certi insetti si posano sulla superficie dell’acqua di uno stagno senza affondarvi.

L’occasione per affermarsi e per lanciare un vero rinnovamento dell’architettura italiana ed europea, viene ora offerta ai “5 1” dalla ripresa dei lavori pubblici in Italia, dopo il lungo congelamento degli appalti in seguito all’operazione giudiziaria “mani pulite”.

Le loro idee e i loro progetti sono stati presentati giovedì a Zurigo dall’architetto milanese e famoso critico (scrive su “Repubblica”) Sebastiano Brandolini, e dal loro collega francese Rudy Ricciotti, con il quale collaborano. La mostra dei loro progetti si può visitare, fino al 22 marzo, nell'”Archena”, uno spazio espositivo dell’Istituto d’architettura, nell’edificio HIL della sede Hönggerberg del Politecnico federale di Zurigo.

Silvano De Pietro

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