Ginevra: il libro resiste, ma parla francese
Si è fatto un gran parlare, negli ultimi anni, della fine della civiltà del libro. Basta però passeggiare fra gli stand del Salone del libro di Ginevra per convincersi del contrario. Al di là della retorica multimediale, il libro rimane un vettore essenziale per la cultura. Ma un altro aspetto dà da pensare: la limitata presenza a Ginevra degli editori di lingua tedesca, italiana e romancia.
Il Salone internazionale del libro e della stampa di Ginevra passa per essere una delle più grandi manifestazioni culturali svizzere. Ed è indubbiamente una vetrina di prim’ordine per la produzione libraria svizzera, una vetrina oltretutto che evita le arie da salotto culturale e offre invece un’atmosfera da festosa casbah della carta stampata.
Ma proprio perché appuntamento di prim’ordine nell’agenda culturale elvetica, il salone 2001 lascia l’amaro in bocca. Soprattutto per l’assenza dell’Associazione degli editori della Svizzera tedesca e per la presenza assai limitata delle altre lingue nazionali.
Certo, la scelta degli editori svizzero-tedeschi si può ben capire. Per loro i saloni di riferimento sono quelli di Francoforte e Lipsia. E agli editori italiani, Ginevra non deve interessare un granché, tanto più che si svolge poche settimane prima del Salone del libro di Torino.
Non che italiano e tedesco siano del tutto assenti, a Ginevra. A rappresentare la lingua italiana si sono gli editori ticinesi e grigionitaliani ed uno stand della Valle d’Aosta. E la centrale del libro di Olten, assieme ad alcuni editori tedeschi, ha permesso di non far naufragare del tutto la presenza della prima lingua nazionale.
Ma è un po’ poco, in un paese che si vuole plurilingue. Lo ha notato anche Charles Linsmayer sul “Bund”, lanciando un appello a ritrovare un’identità elvetica basata sulla molteplicità delle lingue. Magari includendo anche l’inglese, presente a Ginevra in misura ben maggiore dell’italiano…
Al di là di questo, Ginevra sta a dimostrare che, a dispetto delle cassandre high-tech che da anni ripetono il ritornello sulla prossima fine del libro, la carta stampata rimane un veicolo essenziale e vitale di cultura. Magari i libri diventeranno più colorati, copiando da internet alcune nozioni di grafica ipertestuale. E l’accesso alla cultura delle giovani generazioni sarà diviso tra libri e media elettronici.
Ma nella sostanza pare che l’oggetto libro non sia destinato ad eclissarsi di fronte ai PC, dei CD-Rom e degli e-books. Semmai, come sempre è stato, i nuovi media si affiancheranno a quelli vecchi, diversificando le possibilità di rappresentazione del mondo. Del resto, anche a Ginevra le offerte multimediali coabitano senza strepito con una tecnologia pluricentenaria come quella della carta stampata. E, si sa, ad accedere ai nuovi media è soprattutto chi ha già una buona dimestichezza con i libri.
Andrea Tognina
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.