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Il rifiuto dell’Europa nei media svizzeri ed esteri

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Alle ragioni e al significato della "disfatta degli euroturbo" sono dedicati tutti i commenti dei principali quotidiani svizzeri di lunedì. In tutte le regioni linguistiche la stampa è unanime nel riconoscere che il verdetto popolare allontana per molto tempo il progetto di adesione. L'esito dello scrutinio non va interpretato solo come un No all'Europa, ma anche come l'espressione della fiducia riposta nel Consiglio federale per valutare i prossimi passi del processo d'integrazione continentale. Anche i media europei s'interrogano sul voto svizzero.

“Addio all’Europa” piange Le Temps nel suo titolo di prima pagina a caratteri cubitali. Nel suo editoriale – intitolato non meno drammaticamente “Una terribile sconfitta” – il quotidiano a vocazione europea considera il voto di domenica come una delle pagine più tristi per il movimento europeista. I promotori del Sì non sono neppure riusciti a far meglio della Lega dei ticinesi che, nel 1997, aveva ottenuto un misero 25,9 percento di voti, chiedendo di togliere al governo la competenza per intavolare negoziati sull’adesione all’Unione europea.

La verità è brutale, ammette ancora Le Temps, “la maggioranza degli Svizzeri non vuole l’Europa e non esistono forze sostanziali, pronte a servire la causa europea. Gli ambienti economici, ad esempio, sono fortemente ancorati nella posizione del rifiuto”. Inutile quindi, secondo il quotidiano romando, cullarsi nell’illusione che il No espresso dal popolo sia solo un rifiuto temporaneo, come auspicato dal Consiglio federale.

“Aspettiamo l’Ucraina” titola invece il Tages Anzeiger il suo commento di prima pagina. Anche a suo giudizio, il No di ieri domenica può essere difficilmente interpretato come un Sì di domani. In Svizzera vi sono attualmente troppe cerchie influenti sature di Europa, a cominciare dai partiti borghesi e dai dirigenti economici. Ironicamente, il quotidiano zurighese prevede speranze di cambiamento in vista del secondo allargamento ad est dell’Unione europea: “Nel 2027 ci saremo anche noi. Eventualmente. Assieme all’Ucraina.”

Anche per il Bund, l’adesione all’Europa è più che rinviata, anche se non tutti i No possono venir conteggiati nella rubrica “Blocher”. Oltre ai “mai”, rimangono ancora alcuni “non ancora” e dei “forse”. In ogni caso il giornale di Berna prevede che, ora, “non vi saranno più impulsi dal popolo”. Spetta adesso al Consiglio federale valutare le premesse per un’adesione nella prossima legislatura (2003-2007).

Per la Neue Zürcher Zeitung il voto del fine settimana costituisce “un rifiuto del fondamentalismo di qualsiasi tipo”. Gli svizzeri hanno bocciato massicciamente il progetto europeista, tanto quanto avevano già silurato la proposta della Lega e dei Democratici svizzeri nel 1997. In pratica, hanno dimostrato di non voler modificare la ripartizione costituzionale dei ruoli che accorda al Consiglio federale la competenza in materia di politica estera.
La NZZ lancia anche una frecciata ai media, in particolare a quelli romandi, che hanno evidenziato uno spirito missionario proeuropeo e dovranno ora ammettere che il popolo non si lascia abbagliare così facilmente.

“Un boomerang europeo” definisce il Corriere del Ticino la disfatta degli europeisti. Un voto che, a suo avviso, dimostra la fiducia riposta dal popolo nel Consiglio federale. Un sentimento diffuso in tutta la Svizzera, visto che questa volta non vi è stato un Röstigraben. Per il giornale ticinese, durante la campagna politica “i valori ideali hanno lasciato progressivamente il posto al pragmatismo”. Il Consiglio federale non potrà più lasciar intendere ai 15 che il popolo svizzero, oltre ai negoziati bilaterali, si interessa anche all’adesione. “La Waterloo di ieri è arrivata anche a Bruxelles”.

Il rifiuto dell’iniziativa «Sì all’Europa» è un disastro per i fautori dell’ingresso svizzero nell’Unione europea, che appare ormai sempre più lontano: questo il giudizio praticamente unanime della stampa internazionale, che si stupisce dell’ampiezza del «no».

Per la Frankfurter Allgemeine Zeitung di Francoforte il verdetto delle urne “è più chiaro di quanto atteso. Non è solo un segnale per l’estero, ma anche un monito al Consiglio federale. (…) A Berna si sperava in un risultato meno chiaro. In fondo il governo mira all’adesione a medio termine”. La Süddeutsche Zeitung di Monaco sottolinea dal canto suo come il risultato del voto sia stato un disastro per i fautori dell’iniziativa i quali però “si mostrano nonostante tutto ottimisti, (…) infatti la maggior parte degli svizzeri non si è espressa fondamentalmente contro l’appartenenza all’Unione”.

Sul risultato del voto si sofferma anche il quotidiano austriaco Der Standard di Vienna, secondo il quale la “catastrofica sconfitta degli ‘euro-turbo’ (…) minaccia di rimandare ulteriormente l’avvicinamento della Svizzera all’Europa. Provocando una votazione che non potevano vincere gli amici dell’Unione europea hanno causato un duro colpo alle loro proprie aspirazioni. A Bruxelles la Svizzera fa ancora una volta la figura di piluccatrice di ciliegine: vuol partecipare soltanto dove può profittare, al mercato interno per esempio”.

Il quotidiano di Londra The Guardian sottolinea dal canto suo come “l’elettorato svizzero abbia mandato in fumo l’opportunità di un’adesione entro i prossimi dieci anni. (…) Quello elvetico «è un rifiuto dei cambiamenti destabilizzanti che gli svizzeri temevano di dover far subire alle loro amate istituzioni, ma anche un voto di sfiducia per il lavoro dell’Unione europea”.

Sempre in Gran Bretagna il No degli svizzeri all’Unione europea viene ripreso ed ampliato in un articolo anche da BBC News online che scrive:”Gli svizzeri hanno deciso di dire no all’Europa: hanno scelto di rispondere più tardi alla domanda sull’adesione”. Nell’articolo, oltre al risultato dello scrutinio, si pongono in evidenza le reazioni del governo e dei partiti governativi, nonché la delusione dei promotori dell’iniziativa popolare Sì all’Europa. Analizzando i motivi del no degli svizzeri all’Europa,. BBC News online scrive “che con la loro prospera economia molti svizzeri hanno capito che avrebbero poco da guadagnare e molto da perdere aderendo all’Unione europea”.

“Svizzera, l’Europa può attendere. Niente anticipo dei negoziati Ue” è il titolo di CNN Italia, nel quale si sottolinea l’ampia maggioranza di no scaturita dal referendum popolare. Nel suo articolo CNN Italia evidenzia anche le reazioni della Commissione europea, per la quale “i cittadini svizzeri non hanno detto no all’Unione europea ma hanno scelto di rispondere più avanti a questa questione”.

Il risultato del voto sull’iniziativa popolare Sì all’Europa trova spazio anche nei servizi proposti da Euronews, la televisione europea indipendente che trasmette informazione in sei differenti lingue.

L’italiano Corriere della Sera scrive che dicendo No all’Unione europea “Berna allontana l’ipotesi di adesione. Nell’articolo viene inoltre evidenziato il risultato delle urne di Ginevra “il più europeista dei cantoni svizzeri dove i No hanno vinto con il 58,9 percento”. Sempre a proposito del Canton Ginevra, il quotidiano italiano riferisce anche il risultato del voto per introdurre nella costituzione del Canton Ginevra il diritto d’eleggibilità degli stranieri, proposta che è stata bocciata dal 52 percento degli elettori. Il Corriere della Sera riporta poi i risultati delle altre due iniziative popolari bocciate dagli elettori svizzeri.

Il prestigioso quotidiano francese Le Monde titola “La Svizzera respinge massicciamente l’adesione accelerata all’Unione europea”. Sempre in Francia Le Figaro di Parigi scrive che “gli svizzeri hanno sbattuto – e per un pezzo – la porta all’Europa. (…) Il rifiuto è dunque bruciante e sembra andare ben più in là di una semplice questione di calendario. (…) E ci si chiede che cosa farà (il governo) di questa ingombrante vittoria”.

Infine di questo importante risultato elettorale si occupa anche il prestigioso quotidiano americano New York Times, secondo il quale “un influsso sul risultato l’ha avuto a parere di esperti anche la buona situazione economica. L’industria svizzera ha respinto la proposta, con l’argomento che gli accordi economici bilaterali ancora da ratificare già aprono i mercati dell’Unione europea”.

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