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Il Ticino rurale al Ballenberg

La fattoria La Pobia di Novazzano attende di esser trasferita al Ballenberg Keystone

Riapre i battenti venerdì il museo all'aria aperta del Ballenberg, presso Brienz. Molte le novità che attendono i visitatori nella nota collezione, che raggruppa una novantina di case rurali provenienti da tutta la Svizzera. Fra cui alcuni edifici recentemente acquisiti in Ticino.

Il museo del Ballenberg, nato 24 anni fa e dedicato all’edilizia rurale svizzera, ha intrapreso negli ultimi tempi una vasta campagna di acquisizioni. Tra i nuovi edifici che troveranno posto in quella che è una sorta di vetrina delle tipologie architettoniche presenti nelle campagne elvetiche, vi è un’abitazione proveniente da un maggengo di Buochs, nel canton Nidwaldo. Si tratta del primo edificio della fascia coltivata intermedia tra aziende agricole al piano e alpeggi presente al Ballenberg.

Una novità è pure la cappella di Turtig, nel canton Vallese, risalente al XVIII secolo, il primo edificio religioso della collezione. Per decenni la cappella era servita da fienile. I responsabili del museo sono venuti a conoscenza della sua esistenza poco prima del suo abbattimento.

Molte nuove acquisizioni riguardano l’area del Ballenberg dedicata al canton Ticino. Nel corso di una verifica della pianificazione del museo, qualche tempo fa, ci si era resi conto del fatto che il Ticino era poco rappresentato. La direzione del museo, in collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali del canton Ticino, aveva quindi individuato vari oggetti interessanti in stato di decadimento o che rischiavano di essere abbattuti.

Nel corso dell’inverno 2000/2001 sono stati trasferiti al Ballenberg una stalla-fienile, una piccola officina di fabbro ottocentesca e un lavatoio provenienti dall’area del cantiere di Alptransit a Bodio, tre case contadine di Cugnasco, case che dovevano far posto al nuovo municipio, e una torba (granaio) tardomedievale di Campo, in Valle Maggia.

Nel marzo scorso poi, il Consiglio di stato del canton Ticino ha approvato il trasferimento della fattoria La Pobia di Novazzano, un grande complesso rurale con cortile interno, la cui ricostruzione al Ballenberg rappresenterà il più grande progetto singolo mai realizzato dal museo.

«Si tratta di una serie di edifici la cui conservazione qui in Ticino era impossibile, per ragioni varie», dice Giulio Foletti, dell’Ufficio dei beni culturali ticinese, a cui ci siamo rivolti per conoscere il punto di vista della protezione dei monumenti sull’operazione di trasferimento di edifici storici al Ballenberg.

La decisione di trasferire un edificio al Ballenberg deve essere preceduta da un’attenta valutazione politica e culturale della questione, sottolinea Foletti. «Il comune deve dire la sua, in ogni caso, e poi la comunità locale, che è pure interesatta da una simile operazione». E cita l’esempio di una casa cinquecentesca in Valle Maggia, situata in una zona a rischio di valanghe. L’Ufficio dei beni culturali l’avrebbe voluta trasferire, ma la comunità locale si è opposta, prefendo la conservazione in loco. «Evidentemente la volontà delle comunità locali prevale».

Non vi sono ricette preconfezionate per decidere della sorte di un edificio. «Si decide caso per caso». Vale ovviamente il principio che il trasferimento di un edificio non incida sul patrimonio storico del cantone. Il Ballenberg può essere una soluzione solo quando non vi sono vere alternative.

Anche perché con il trasferimento, sottolinea Foletti, «si assiste alla museificazione di un oggetto… così come si museifica un quadro religioso, si museifica una casa.» Il Ballenberg, insomma, è un importante repertorio dell’architettura contadina svizzera. Ma non può sostituirsi al tentativo di preservare gli edifici storici là dove sono nati e cresciuti.

Andrea Tognina

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