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Invenzioni all’ingrosso e al dettaglio

Giovanni Sollima, di Messina, dietro al suo apparecchio telefonico d'attrazione al Salone internazionale dell'invenzione di Ginevra swissinfo.ch

Uno skateboard a motore termico? Uno schiaccialattine a pedale? Un commutatore telefonico per accendere i ceri a Lourdes? La varietà di oggetti a cui non abbiamo mai pensato ma di cui potremmo aver bisogno è infinita. A dimostrarlo ci sono i 700 inventori riuniti in questi giorni a Ginevra per il Salone internazionale dell'invenzione.

Il Salone internazionale dell’invenzione di Ginevra, a cui partecipano circa 700 espositori provenienti da 44 paesi, è una delle manifestazioni più importanti nel suo genere al mondo. Visitato da decine di migliaia di persone, tra cui industriali, investitori, esperti, giornalisti, il Salone rappresenta una vetrina di prim’ordine per gli inventori che vogliono commercializzare i loro prodotti. Nel corso dell’edizione dello scorso anno, il 45 per cento delle invenzioni esposte sono state negoziate, per un cifra complessiva di oltre 50 milioni di franchi.

Ma il fascino del Salone non si limita ai suoi aspetti finanziari. A Ginevra i visitatori vanno anche alla ricerca dell’invenzione strampalata, del personaggio curioso, dell’atmosfera da bazar. E non vengono delusi. Grande attenzione quest’anno per l’italiano inventore delle mutande conta-tradimenti, per il taiwanese padre delle suole ventilate e in grado di aspirare il fumo di una sigaretta, per il monopattino a motore e per tante altre piccole e grandi trovate che suscitano sorriso, ma anche ammirazione. Un’ammirazione che va soprattutto all’entusiasmo quasi fanciullesco dei loro ideatori.

La natura ibrida del Salone – metà fiera campionaria in cui concludere solidi contratti, metà corte di miracoli in cui inscenare l’infinita inventiva umana – si rispecchia nei suoi protagonisti, gli inventori. Molti arrivano a Ginevra forti del lavoro d’équipe all’interno di centri di ricerca pubblici e privati e allungano ai visitatori prospetti dalla grafica ammiccante che pubblicizzano invenzioni già pronte per la commercializzazione. Altri sono inventori indipendenti, mossi forse più dalla passione che dalla speranza di guadagno. Tutti, in ogni caso, passano attraverso una severa selezione che garantisce la novità delle invenzioni.

«Lei non si immagina quanto mi è costato venire qui a Ginevra», racconta il perito industriale Giovanni Sollima, di Messina. Al Salone presenta un «apparecchio telefonico d’attrazione». In sostanza, si tratta di un sistema che permette di attivare a distanza dei circuiti elettrici digitando un numero telefonico. «Ma non è un comune combinatore telefonico, perché con il combinatore bisogna fare il numero, poi i vari numeri di codice, ecc. Con questo apparecchio basta digitare solo il numero telefonico».

L’impiego pratico dell’apparecchio? «Si possono fare diverse cose. Per esempio chiunque, anche da casa, con un qualsiasi apparecchio telefonico può telefonare supponiamo a Lourdes, dove c’è un apparecchio come questo. L’apparecchio risponderà e dirà all’interessato che si sono accese le lampade alla Madonna e dirà anche quando si spegneranno.» Altre applicazioni Sollima, che dice di aver già avuto qualche interessato, se le immagina nei giochi a premi o nei parchi divertimento.

Se per il perito messinese, quella di Ginevra è un’avventura quasi in solitaria e mossa dall’entusiasmo per la propria creazione, altri espositori hanno alle spalle ben altra esperienza. È il caso del canadese Daniel Déry, presidente della MegaSecur, specializzata nella sicurezza ambientale. Al Salone la sua azienda presenta un sistema alternativo ai sacchi di sabbia per gli sbarramenti per l’acqua. L’invenzione, dice Déry, in Canada è già in commercio. Ginevra è l’occasione per lanciarla sul mercato europeo. «In Canada usiamo il sistema soprattutto per creare riserve d’acqua», dice Déry, «ma qui in Europa potrebbe servire in caso d’alluvione».

Passeggiando fra gli stand del Salone, che espongono decine e decine di oggetti, apparecchiature, sistemi informatici, è ben difficile dire quali avranno un avvenire, quali ritroveremo tra qualche anno sugli scaffali dei negozi, quali diventeranno componenti magari essenziali ma invisibili di macchine che usiamo tutti i giorni.

Forse il monopattino delle nevi, ideato dagli studenti della Scuola alpina di Davos, diventerà il trend della prossima stagione invernale. Forse il grande schermo interattivo, che reagisce avvicinando la mano, sarà il vettore privilegiato della pubblicità nei prossimi anni. Forse l’acqua è destinata a sostituirsi alla benzina nel far muovere i motori della prossima generazione di automobili. O forse no.

Quel che rimane, uscendo dal Salone, è l’impressione che senza inventori saremmo più poveri. Più poveri di tanti bisogni che finora non ci eravamo neppure sognati di avere. Ma probabilmente continueremo a schiacciare le lattine con i piedi, senza attendere la commercializzazione del più efficiente apparecchio a pedale.

swissinfo

Il Salone internazionale dell’invenzione, ospitato nel Palexpo di Ginevra, rimarrà aperto fino all’8 aprile.

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