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Le radio comunitarie: l’altro servizio pubblico

Unikom

Vent'anni fa nasceva in Svizzera la prima radio non commerciale su base comunitaria, Radio LoRa di Zurigo. Nel frattempo le radio comunitarie sono diventate sei e producono programmi in una ventina di lingue. Ora con una petizione chiedono che il loro lavoro continui ad essere onorato con una parte del canone di ricezione e che sia garantito il libero accesso al medium radiofonico.

Basta dare una scorsa al testo della petizione lanciata dall’organizzazione delle radio comunitarie (Unikom), per cogliere una delle caratteristiche salienti delle emittenti cosiddette «alternative»: la capacità di aprire i microfoni alle più disparate comunità linguistiche presenti in Svizzera.

In ben 17 lingue infatti, i firmatari chiedono che «nella nuova Legge federale sulla radio e la televisione sia mantenuto il principio del libero accesso alla radio, indipendentemente dalla lingua, dallo spessore del portafoglio e dal colore del passaporto» e che «le prestazioni delle radio non commerciali organizzate su base comunitaria continuino anche in futuro ad essere finanziate con una parte del canone di ricezione».

«Le radio comunitarie hanno un ruolo nell’integrazione degli stranieri che va ben al di là dell’offerta di corsi di tedesco a cui spesso si riducono i programmi ufficiali d’integrazione», dice Juan Martinez, responsabile per le relazioni pubbliche di Radio LoRa. Per l’Unikom, offrire l’accesso alla radio «ai due milioni di persone che abitano in Svizzera e la cui lingua di uso quotidiano non è una lingua nazionale» rappresenta un prestazione di interesse pubblico, che va onorata con una parte del canone di ricezione, com’è stato finora.

Ora, con la raccolta di firme che si concluderà il 1° maggio, le radio comunitarie chiedono un riconoscimento del loro ruolo, sia in termini di principio, sia in termini finanziari. E per farlo si richiamano all’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che include il diritto a «ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere».

Oltre ad essere un’importante finestra per le varie comunità linguistiche e ad offrire una ricco panorama sulla società multiculturale delle città svizzere, le emittenti comunitarie sono anche un banco di prova per molti giornalisti che muovono i primi passi nel mondo della radio. «Molti giornalisti che oggi lavorano nei media nazionali, hanno cominciato da noi», ricorda Martinez.

Nel 1999, le radio comunitarie hanno ricevuto circa un milione di franchi provenienti dal canone. Per il resto, i contributi dei soci e le donazioni rappresentano la principale fonte di finanziamento. E i collaboratori lavorano in larga misura su base volontaria.

In effetti, le sei radio comunitarie svizzere – LoRa a Zurigo, RaBe a Berna, Kanal K ad Aarau, RaSa a Sciaffusa, 3fach a Lucerna e Radio X a Basilea devono ancora far fronte a molte difficoltà finanziarie. E al momento mancano progetti analoghi nella Svizzera romanda e italiana.

Ma nella Svizzera tedesca, le radio comunitarie sono ormai una realtà radicata. Ed un bell’esempio di come nella torre di Babele si possa abitare senza troppi traumi.

Andrea Tognina

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