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Patrimonio audiovisivo da salvare

Tra le istituzioni che hanno dato vita a Memoriav c'è anche la Cineteca svizzera di Losanna Keystone

Il patrimonio audiovisivo svizzero è in pericolo. Per la sua salvaguardia si batte, da cinque anni, l'associazione Memoriav. Fra i membri fondatori dell'associazione vi è anche la Fonoteca nazionale di Lugano, che dall'anno prossimo avrà una nuova sede.

Senza interventi adeguati il materiale – fotografie, pellicole, dischi o cassette – rischia un degrado irrimediabile. «Considerando i mezzi limitati di cui disponiamo, abbiamo già ottenuto molto. Ma è solo una goccia d’acqua nel mare», stima il direttore di Memoriav Kurt Deggeller.

Memoriav si preoccupa principalmente di favorire i contatti tra istituzioni attive nel campo della conservazione di materiali audiovisivi offrendo nel contempo le proprie competenze tecniche: non si tratta quindi di un archivio, precisa Deggeler. A suo avviso, infatti, una mediateca centralizzata sarebbe facile da gestire ma la sua istituzione non corrisponderebbe alle esigenze del federalismo svizzero.

Nel primo lustro di vita, l’associazione ha partecipato a 36 progetti di conservazione costati circa 15 milioni di franchi: tra questi spicca l’intervento relativo alla conservazione dei nastri del telegiornale svizzero-tedesco per il periodo 1953-1989.

Membri fondatori di Memoriav sono, oltre alla Fonoteca nazionale svizzera di Lugano, la Biblioteca nazionale, gli Archivi federali, l’Ufficio federale delle comunicazioni, la Società svizzera di radiotelevisione (SSR), la Cineteca svizzera di Losanna e l’Istituto svizzero per la conservazione della fotografia di Neuchâtel. Principali finanziatori sono la Confederazione (1,86 milioni di franchi) e la SSR (200’000 franchi di contributi e 532’000 franchi quali prestazioni e infrastruttura).

Per quest’anno il preventivo prevede spese per 2,3 milioni di franchi. A titolo di paragone, Olanda e Danimarca dispongono ciascuno di circa 16 milioni per la gestione degli archivi audiovisivi. Nonostante la scarsità dei mezzi, secondo il direttore di Memoriav, la consapevolezza del valore del patrimonio mediatico è in crescita in Svizzera negli ultimi anni.

Tuttavia, il direttore dell’Ufficio federale della cultura David Streiff lancia un grido d’allarme: la buona volontà da sola non può bastare e la «situazione non è mai stata tanto drammatica». Memoriav stima a dieci milioni gli investimenti urgenti per il periodo 2002-2005: senza questi soldi parecchi documenti andranno persi per sempre.

Su migliori infrastrutture per il futuro potrà contare la Fonoteca nazionale svizzera, che verso la metà del 2002 potrà finalmente ottenere gli spazi che va chiedendo da anni. La sede ora situata allo Studio Foce verrà trasferita nei locali dell’ex seminario San Carlo di Lugano-Besso.

Gli spazi della Fonoteca – sin dal 1985 allo Studio Foce, già sede della Radio della Svizzera italiana (RSI) – sono stracolmi: «Nei locali dell’ex seminario staremo meglio», ha detto il direttore Pio Pellizzari.

Nella nuova sede saranno disponibili 1100 metri quadrati. Il trasloco è stato possibile grazie all’interessamento del defunto consigliere di Stato Giuseppe Buffi. Pellizzari critica però l’atteggiamento del comune di Lugano: «La città è onorata di accogliere la Fonoteca nazionale ma non l’ha mai sostenuta».

Dalla sua fondazione, l’ente ha inventariato 100 mila nastri sonori. Altri 80 mila attendono di essere catalogati. Pellizzari giustifica il ritardo con la mancanza di personale che, a suo parere, andrebbe raddoppiato. Attualmente la Fonoteca occupa nove collaboratori. Nella nuova sede saranno comunque creati sei nuovi posti di lavoro: si tratta essenzialmente di impiegati a disposizione dei visitatori.

swissinfo e agenzie

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