Rivive a Ginevra La création du monde
È un vero avvenimento lo spettacolo che va in scena al Musée d'Art et d'Histoire di Ginevra: eppure è uno spettacolo vecchio. Un balletto scritto da Blaise Cendrars, musicato da Darius Milhaud e per cui Fernand Léger disegnò scene e costumi.
La création du monde andò in scena nel 1923, al Théâtre des Champs Elysée di Parigi. E fu un vero manifesto del balletto moderno. Erano i tempi in cui, come diceva Cocteau, la “moda negra” impazzava, nell’arte come nella letteratura. E non è un caso che all’origine dello spettacolo vi fosse Rolf de Maré, impresario dei “Ballet Suédois”, nati dall’esempio dei Balletti Russi di Diaghilev, che più tardi si sarebbe distinto per il successo della Revue Nègre, dove danzava con un casco di banane intorno alla vita la mitica Josephine Baker.
Ma attorno al testo di Cendrars – a sua volta autore di una Anthologie nègre – si sarebbe coagulato più di un genio creativo; quello di Darius Milhaud che iniziava ad interessarsi al Jazz, quello di un Fernand Léger non troppo convinto dall’arte africana, quella del coreografo Jean Börlin, che invece studiava le posture delle danze tribali, talvolta con risultati un tantino ridicoli.
Perché mai questo balletto viene oggi riproposto a Ginevra, a quasi ottant’anni di distanza? L’idea parte direttamente dal direttore del Musée d’Art et d’Histoire, Cäsar Menz, che non contento di presentare in una ricca mostra i disegni originali di Léger, non contento di proporre un confronto con le statue africane della Collezione Barbier-Mueller, ha creduto al sogno di far rivivere il mitico balletto.
Un’iniziativa tutt’altro che facile da realizzare: la coreografa Millicent Hodson e il costumista Kenneth Archer hanno dovuto lavorare sette anni: studiando i disegni originali, sfogliando i giornali dell’epoca, intervistando i pochi sopravvissuti, per ricostruire il movimento dei danzatori di quella mitica prima del 1923. Sorpresa per tutti, alla fine di questo percorso da archeologi: il risultato che i ballerini del Grand Théâtre di Ginevra possono oggi proporre al pubblico è probabilmente più vicino ai sogni dei tre pionieri, in particolare di Fernand Léger.
Se l’arte africana, in una visione un po’ romantica, ispira infatti Cendrars per il soggetto, il cubismo e il trionfo della meccanica ispirano invece Léger per un balletto dai movimenti tutt’altro che classici; ma i pesanti costumi di legno e cartone del 1923 resero difficoltosa la realizzazione di questa sorta di scenografia danzante, immaginata da Léger. È allora nella leggerezza offerta dalla tecnica odierna che gli spettatori di Ginevra potranno riscoprire un balletto che è entrato nella storia della danza e nella storia dell’arte.
Senza dimenticare di leggere l’avvenimento in chiave storica: “Cendrars, Milhaud e Léger ricorda la coreografa Millicent Hodson – avevano vissuto il grande massacro della prima guerra mondiale. Scegliendo il soggetto della distruzione e ricreazione del mondo, tratto dalla mitologia africana, si sentivano dunque toccati personalmente.
La “Création du monde” è il tentativo di una rinascita dopo la guerra, che vuole integrare una visione del mondo aperta all’Africa e all’Asia. Una rilettura storica di questo genere assume anche un significato politico, perché la minaccia della guerra è sempre presente, anche nel mondo contemporaneo”.
Pierre Lepori
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