Swisscom non vende più le sue antenne
Swisscom rinuncia a cedere a terzi la sua rete di antenne radiotelevisive: i circa 3000 trasmettitori e ripetitori sparsi in tutto il paese continueranno ad essere gestiti da una filiale dell'operatore di telecomunicazioni.
Swisscom indica di aver tenuto conto, nella sua decisione, dei pareri espressi nelle settimane scorse in parlamento. La commissione di politica estera del Consiglio degli Stati aveva infatti espresso timori quanto alla sicurezza del paese, dato che la centrale d’allarme dell’esercito si serve di quegli impianti.
Altri avevano messo in evidenza che la cessione della rete di antenne a una società estera avrebbe potuto danneggiare gli interessi della televisione svizzera. La SSR è il principale cliente del settore: dei 174 milioni di franchi di fatturato, 150 sono generati grazie alla TV nazionale.
Dopo aver analizzato la situazione e le diverse offerte pervenute, indica un comunicato, Swisscom ha deciso che la migliore soluzione era quella di continuare ad occuparsi della rete di antenne (denominata Swisscom Broadcasting), che comunque rappresenta solo il 2 per cento del giro d’affari complessivo.
La decisione è stata accolta con soddisfazione dal Dipartimento federale dell’ambiente, dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni (DATEC). Si tratta, secondo il portavoce del DATEC Hugo Schittenhelm, di un’ottima premessa per rispondere ai bisogni di sicurezza di Confederazione e cantoni. Oltretutto per Swisscom la vendita non sarebbe indispendabile, tanto più che ha potuto effettuare importanti risparmi acquistando una licenza UMTS per soli 50 milioni di franchi.
Al momento nel DATEC un gruppo di lavoro sta esaminando in maniera approfondita le questioni di sicurezza legate agli impianti di telecomunicazioni. L’obiettivo è quello di verificare se siano necessarie ulteriori misure sul piano legislativo per garantire gli interessi nazionali.
Reazione positiva anche da parte del del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), poiché gli impianti di trasmissione vengono utilizzati anche per scopi militari e uan vendita all’estero avrebbe causato nuovi problemi.
Soddisfazione è stata espressa pure dai presidenti delle commissioni per la sicurezza del parlamento, il consigliere nazionale socialista Boris Banga e il consigliere agli stati democristiano Pierre Paupe. Paupe si è detto felice soprattutto che la Swisscom abbia compreso le preoccupazioni dei parlamentari. Il parlamento avrebe dimostrato grande efficienza nel trattare con un ente a cui la parziale privatizzazione ha dato una certa autonomia.
Da parte sua, il Sindacato della comunicazione ha salutato la decisione di Swisscom come un successo sindacale. Questo primo passo però non sarebbe sufficiente: la Swisscom dovrebbe verificare la propria politica di outsourcing e di riduzione degli impieghi. Tanto più che dopo l’asta a buon mercato per le licenze UMTS avrebbe ridotto la necessità di contenere i costi.
swissinfo e agenzie
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