Un nuovo conflitto d’interessi?
Bloccato a Venezia il contratto per il nuovo direttore della Biennale Cinema, l’italo-svizzero Marco Müller.
Secondo uno dei membri del CdA, Müller è in palese conflitto di interessi per le sue attività quale produttore cinematografico. Ma le ragioni sembrano essere ben altre.
“E’ solo una tempesta in un bicchiere d’acqua”, commenta il direttore generale della Biennale veneziana David Croff.
Eppure, a poco più di un mese dal suo insediamento al posto di Moritz de Hadeln, in laguna già si polemizza sul 51enne Marco Mueller.
La cerimonia per la firma del contratto e le indicazioni sul programma del prossimo festival, settimana scorsa è stata bloccata.
Un’accusa berlusconiana
A mandare tutto all’aria il consigliere d’amministrazione della Biennale, Valerio Riva, commentatore del quotidiano berlusconiano “Il Giornale”.
Secondo Riva, Müller è in palese conflitto di interesse.
L’ italo-svizzero è infatti titolare di una ditta di produzione cinematografica, la Downtown, che con la Rai realizza annualmente tre film.
L’ex-direttore del Festival di Locarno collabora peraltro anche con l’accademia artistica “Fabrica” di Benetton, con la quale ha girato alcune pellicole.
Ma il neo-direttore veneziano, ha assicurato di avere rinunciato a tutti i suoi mandati proprio per evitare qualsiasi dubbio di imparzialità e qualsiasi conflitto.
“C’ è gente che attraverso il Festival cerca di far parlare di sé” avrebbe commentato lo stesso Müller.
La risposta di “La Repubblica”
Il giornale la Repubblica ha ironizzato sulla faccenda. “Quali erano le attività di Müller, tutto il consiglio di amministrazione ne era a conoscenza anche prima della nomina”.
“D’altronde” scrive ancora Repubblica, “i conflitti d’interesse in questo paese non sono certo una novità.”
Un’ironia che va a graffiare proprio Riva e il suo referente, il presidente del Consiglio Berlusconi che, secondo il quotidiano romano, è il campione del conflitto di interesse in Italia.
Accanto a giornali, riviste, televisione, pubblicità, le società di Berlusconi producono almeno la metà di tutto il cinema italiano.
“Dovevano nominare un gelataio alla testa del Festival o una presentatrice televisiva” conclude “la Repubblica”.
Una firma galeotta?
Ma aldilà del conflitto d’interesse, la questione sembra molto più politica.
Recentemente, Müller ha firmato, con altri uomini di cultura italiani, un appello contro l’estradizione dalla Francia, dell’ex-brigatista Cesare Battisti.
Una firma che Müller ha velocemente ritirato dopo che la cosa è venuta allo scoperto.
D’altronde per lui, considerato uomo al di fuori degli schieramenti e molto apprezzato in ambiti governativi, la firma galeotta sarebbe potuta costare parecchio.
Proprio nel momento in cui il giustizialismo del governo italiano è ai suoi massimi livelli.
Entro il 27 aprile comunque, le cose dovrebbero chiarirsi. In quella data è infatti prevista la conferenza stampa per la firma del contratto del nuovo direttore di Venezia-Cinema.
Müller presenterà anche le linee guida del suo festival. Un cartellone, si vocifera, che farà scalpore.
Paolo Bertossa, Roma
Nello scorso marzo, l’italo-svizzero Marco Müller era stato nominato direttore della Mostra del cinema di Venezia per quattro anni, ma con verifica dopo il primo anno.
Müller è stato preferito, tra gli altri candidati, anche all’attore Giancarlo Giannini.
Succede a Moritz de Hadeln, anglo-svizzero, che ha diretto la Mostra di Venezia per due anni, con buone critiche, ma senza aver mai ottenuto un contratto pluriennale.
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