Centomila anni di storia in una stanza
"Panorama della storia svizzera. Dagli Elvezi ai nostri giorni": è la nuova mostra permanente del Castello di Prangins, che ripercorre un'evoluzione plurimillenaria con una museografia innovativa.
Concentrare più di centomila anni di storia in una sala, a priori, sembrerebbe una missione impossibile. “È vero che si trattava di una gran bella sfida”, ammette sorridendo la direttrice del Museo nazionale svizzero Castello di Prangins Nicole Minder, mostrando il risultato dell’impresa.
Ma per la nuova “castellana” di Prangins era essenziale completare il museo dedicato alla storia economica, politica, sociale e culturale svizzera del XVIII e del XIX secolo. Un periodo ricco di avvenimenti e trasformazioni che ha portato alla costruzione della Svizzera dei giorni nostri, che rappresenta solo una parte della storia del Paese. Quello di Prangins costituisce una sorta di tassello di un mosaico, ossia dell’insieme della storia svizzera che è ripercorsa nella sede principale del Museo nazionale svizzero a Zurigo.
Seppur importante, lo squarcio di storia presentato nella sede romanda inaugurata nel 1998 poteva provocare una certa sensazione di visione monca. “Per il visitatore è importante avere dei punti di riferimento. Perciò abbiamo voluto una sala che presentasse una visione più globale”.
L’obiettivo era di allestire un’introduzione semplice, ma esaustiva, che offrisse le basi per visitare il resto del museo. È così stata concepita una mostra che abbina rigore scientifico a diletto giocoso, che soddisfa le esigenze sia dei visitatori frettolosi, sia di quelli che desiderano soffermarsi su ogni dettaglio. Risponde ai bisogni del turista che non ha alcuna nozione di storia svizzera, come pure a quelli di chi ha voglia di riscoprirla o approfondirla. Questa immersione nel passato consente inoltre di capire la Svizzera del presente.
Siate realisti, tentate l’impossibile
Nemmeno il fatto che il compito fosse reso ancor più arduo dalla particolarità della sala ha fatto desistere la direttrice. Situato nello scantinato, lungo e stretto, con il pavimento in pendenza, il locale non è una stanza storica del castello. È stato creato nell’ambito della ristrutturazione che ha condotto all’apertura del museo dieci anni fa.
Si tratta di una stanza di passaggio che collega le cantine storiche con la sala polivalente e l’orto. Essendo nuova presenta uno stile diverso dal resto del castello.
“Scenograficamente non era facile utilizzarla”, osserva Nicole Minder. Ma gli artefici della mostra sono riusciti a sfruttare le peculiarità per allestire una scenografia longitudinale originale, che gioca fra armonia e contrasti. Ogni particolare è stato minuziosamente studiato e la vista d’insieme appare perfettamente calibrata.
L’esposizione è articolata in tre panorami che offrono uno sguardo sulla storia svizzera da angolazioni diverse.
La Svizzera reale
Il primo presenta una sintesi cronologica dei fatti. La storia è suddivisa in sei grandi periodi che occupano altrettante nicchie.
Ognuno è raffigurato da una gigantografia di foto aeree di Georg Gerster che ritraggono un elemento simbolico. Con lo sguardo si sorvolano così centomila anni, iniziando con gli allineamenti megalitici di Yverdon-les-Bains, passando per il castello Montebello di Bellinzona, il centro storico di Berna, il monastero benedettino di Einsiedeln, la cittadina di Glarona e terminando con il raccordo stradale di Losanna-Vidy.
Ogni periodo è riassunto in un brevissimo testo dello storico François de Capitani sull’evoluzione della Svizzera. Il quadro è arricchito da alcune date di riferimento e qualche parola chiave che definisce tematiche e nozioni fondamentali della storia elvetica.
Il panorama è completato da cinque oggetti per ogni ogni periodo. Trenta oggetti che mostrano l’evoluzione della società, partendo dalla selce e arrivando al mouse.
La Svizzera dei miti
Il secondo panorama presenta i miti delle Alpi con un’opera capitale e rara: il papier peint “L’Elvezia a grisaille”, datato del 1820. Le sue origini sono ancora un mistero, racconta la direttrice, precisando che esistono solo otto copie di questo motivo stampato a mano da cliché di legno intagliato.
Il papier peint, sorta di carta da parati, a metà strada tra l’opera artistica e il prodotto industriale, impreziosiva le pareti dei salotti con temi decorativi o paesaggistici. Fra questi ultimi figuravano sovente immagini della Svizzera alpina, perché si considerava che corrispondesse un po’ al mito d’Arcadia. “Un’idea che gli europei si facevano della Svizzera e che gli svizzeri hanno coltivato poiché consentiva di sviluppare il turismo”, ricorda la Minder.
Composto di quindici pannelli, questo papier peint esibisce il ritratto di una Svizzera idealizzata e idilliaca, attraverso vari miti. Sui primi pannelli è rappresentata la festa di tiro simbolo del popolo libero e uguale. Segue l’immagine di un paesaggio bucolico, con i contadini che rientrano felici al termine della giornata di lavoro, simbolo di una vita semplice in armonia con la natura. Sono poi raffigurate le Alpi come meta turistica dove i cittadini vanno a riposarsi e ritemperarsi, ma anche come regione che cela pericoli e via di transito.
La Svizzera dei cliché
Il terzo panorama è quello dei luoghi comuni sulla Svizzera e gli svizzeri, che viene sintetizzato in dieci stereotipi: pulizia, lavoro, puntualità, ricchezza, cioccolato, formaggio, esercito, democrazia, federalismo e neutralità. Il cerchio si chiude in tono ironico e la storia assume una connotazione ludica e interattiva: strizza l’occhio al visitatore e lo coinvolge.
Il fumettista e vignettista Mix & Remix (nome d’arte di Philippe Becquelin), ha disegnato una striscia senza parole, integrando fra le montagne i dieci personaggi che raffigurano questi cliché. Sotto la striscia c’è “la Svizzera messa in scatola”: in una sorta di baule di design, suddiviso in dieci scompartimenti, vi sono gli oggetti che simbolizzano questi stereotipi e le spiegazioni. Per scoprirli il visitatore deve solo sollevare i coperchi. Le sorprese sono garantite.
Un cliché esce invece demolito da questa mostra: quello di coloro che pensano che un’esposizione di storia svizzera sia noiosa.
swissinfo, Sonia Fenazzi
Il Museo nazionale svizzero comprende otto musei distribuiti in tutta la Confederazione. In totale custodiscono circa un milione di oggetti che rappresentano l’evoluzione storico-culturale del paese.
La sede principale è a Zurigo, quella romanda a Prangins, nel cantone di Vaud. Fanno inoltre parte del Museo nazionale il Forum della storia svizzera di Svitto, la Fondazione Bärengasse di Zurigo, il Museo doganale di Gandria (Ticino), il castello di Wildegg (Argovia), il Museo degli automi musicali di Seewen (Soletta) e la casa della corporazione «zur Meisen» di Zurigo.
Nel 2007 più di 261mila persone hanno visitato i musei nazionali svizzeri.
Costruito nel 1732, il Castello di Prangins è diventato sede romanda del Museo nazionale svizzero nel 1998.
Dedicato al periodo dall’inizio del XVIII secolo fino all’inizio del XX, sin dall’inaugurazione ospita la mostra permanente sulla vita in Svizzera tra il 1730 e il 1920.
Periodicamente organizza inoltre esposizioni temporanee. Attualmente e fino al 30 novembre si può visitare quella dedicata ai baroni di Prangins durante l’illuminismo (1723-1814).
In occasione dei suoi dieci anni di esistenza, che verranno celebrati con una grande festa pubblica il 4 ottobre prossimo, il museo si è dotato di una seconda mostra permanente che sintetizza la storia del territorio della Svizzera attuale dagli Elvezi ai nostri giorni.
A questa ciliegina sulla torta di compleanno, il museo aggiungerà un brindisi: il 19 settembre aprirà la nuova esposizione temporanea sulla storia delle bevande in Svizzera dalla fine del Medioevo in poi, intitolata “Salute!”.
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