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Consigliera federale svizzera contro il chatbot Grok: in gioco la violenza digitale e la libertà d’espressione

Karin Keller-Sutter
La consigliera federale svizzera Karin Keller-Sutter si esprime contro il post pubblicato da un utente di X creato da Grok. Keystone / Til Buergy

Karin Keller-Sutter ha presentato una denuncia penale per gli insulti online diffusi tramite il chatbot di intelligenza artificiale Grok. Con questa iniziativa intende dare un segnale contro la violenza digitale e distanziarsi dalla concezione statunitense di libertà di espressione.

La consigliera federale Karin Keller-Sutter ha presentato una denuncia penale contro contenuti sessisti e degradanti generati dall’intelligenza artificiale (IA) di Elon Musk.

Il modello di IA, che si autodefiniva “MechaHitler”, non si limita a insultare, ma all’inizio del 2026 e per un certo periodo ha generato ogni ora migliaia di immagini deepfake sessualizzate di donne e bambiniCollegamento esterno. La rivista statunitense The NationCollegamento esterno lo ha definito un “chatbot pedofilo”. L’Unione europea ha avviato un’ampia indagineCollegamento esterno a causa delle immagini sessualizzate rielaborate dal chatbot Grok.

La denuncia presentata da Keller-Sutter riguarda una denigrazione scritta a sfondo sessuale. Il 10 marzo, un pensionato svizzero ha chiesto al modello di IA, utilizzando un linguaggio volgare e sessista, di “roastare”, ovvero mettere alla berlina, la ministra delle finanze elvetica. In seguito, ha pubblicato il risultato su X (ex Twitter). Nel frattempo, il post è stato cancellato.

Le vittime di violenza digitale sono spesso le donne

Sono soprattutto le donne a essere colpite dalla violenza digitale. Le conseguenze per le vittime possono essere disturbi del sonno o stati d’ansia e sono ampiamente documentate, spiega Simone Eymann della Public Discourse Foundation. “Allo stesso tempo, la violenza digitale può portare le persone colpite a ritirarsi dalla sfera pubblica, con ripercussioni sulla nostra democrazia”, afferma Eymann.

Le donne impegnate politicamente sono più esposte alla violenza digitale rispetto agli uomini. Secondo uno studio dell’Università tecnica di Monaco e dell’organizzazione HateAidCollegamento esterno, in Germania quasi una donna su quattro ha riflettuto se non gettare la spugna e abbandonare il proprio impegno politico a causa della violenza online.

Eymann accoglie con favore la denuncia di Keller-Sutter: “Con la loro opposizione contro questo fenomeno, i personaggi pubblici inviano un segnale importante: la violenza digitale va presa sul serio”.

È quanto fa la consigliera federale. D’altra parte, la vicenda solleva anche interrogativi sulla libertà di espressione e di opinione, quando un membro del Governo lotta contro gli insulti.

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Le politiche e i politici devono sopportare tutto in silenzio?

Jordi Calvet-Bademunt è giurista presso “The Future of Free Speech”, un think tank dell’università di Vanderbilt negli Stati Uniti che si occupa a livello internazionale di libertà di espressione. Interpellato da Swissinfo ricorda che negli USA “le offese rivolte a figure politiche godono di una tutela politica più ampia”. “Se il contenuto rivolto a Keller-Sutter vada protetto secondo il diritto svizzero dipende dalle caratteristiche specifiche del messaggio”, afferma Calvet-Bademunt.

Il think tank è a favore di un’interpretazione ampia della libertà di espressione. Secondo Calvet-Bademunt, la libertà di opinione non protegge solo “affermazioni innocue”, ma anche da quelle “offensive, scioccanti o sconvolgenti”. Questa tutela è particolarmente importante quando i commenti sono rivolti a politiche e politici.

“Ciò non significa che la società debba approvare o tollerare ogni forma di espressione”, afferma Calvet-Bademunt. “Ma la protezione delle affermazioni controverse è fondamentale per il funzionamento delle nostre democrazie”.

Calvet-Bademunt considera la denuncia di Keller-Sutter come “parte di una tendenza più ampia nelle democrazie”, in cui politiche e politici scettici nei confronti dell’IA chiedono maggiori restrizioni.

“L’India ha fatto causa a Google dopo che i suoi modelli di IA avevano indicato che alcuni esperti definivano ‘fasciste’ le leggi del primo ministro Modi. La Turchia ha bloccato parzialmente l’accesso a Grok, dopo che il chatbot aveva fornito risposte ritenute offensive nei confronti del presidente Erdogan, di Atatürk e dei valori religiosi”.

Secondo gli standard internazionali, la Turchia non è una democrazia liberale. Calvet-Bademunt cita però anche la Polonia, uno Stato membro dell’UE, dove Donald Tusk si è opposto a contenuti generati da GrokCollegamento esterno.

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Il discorso di Vance alla conferenza di Monaco e la libertà di espressione in Europa

La particolarità di X è che la piattaforma viene usata, oltre che da numerosi bot, anche da molte autorità e persone attive in politica. Nel 2025, durante la sua presidenza, la consigliera federale Keller-Sutter ha comunicato tramite X.

Inoltre, la stessa ministra delle finanze ha suscitato un certo clamore quando ha sostenuto che il discorso tenuto da Vance durante la conferenza di Monaco nel 2025 era un “appello alla democrazia diretta”.

A Monaco, Vance ha fatto diversi esempi per sostenere che la libertà di espressione in Europa era in pericolo. Tra questi, il fatto che la polizia in Germania sarebbe intervenuta “contro cittadini” sospettati di aver pubblicato commenti antifemministi online. Poco dopo le reazioni al suo commento, Keller-Sutter ha ridimensionatoCollegamento esterno il suo elogio nei confronti di Vance.

immagine grafico libertà di espressione
Il grafico offre una panoramica dell’importanza che la popolazione attribuisce alla libertà di espressione, mettendo in evidenza il contrasto con il grado effettivo di libertà di espressione di cui gode la popolazione di un determinato Paese. In alcuni Paesi in cui la libertà di espressione è molto limitata, come il Venezuela, il sostegno a questo diritto fondamentale risulta comunque particolarmente elevato. SWI swissinfo.ch

Nell’aprile 2026, dalle colonne del domenicale NZZ am SonntagCollegamento esterno, il portavoce di Keller-Sutter ha dichiarato che il suo elogio era rivolto solo a una parte del discorso. Gli insulti volgari non rientrano nella libertà di espressione e “sono punibili in Svizzera”. L’obiettivo è contrastare l’odio contro le donne.

La Svizzera rischia ora un conflitto con gli USA?

La NZZ am Sonntag ha già sottolineato nel titolo la dimensione geopolitica della denuncia. “Ora si profila un conflitto aperto con gli Stati Uniti”. La denuncia è stata presentata contro ignoti, come ha dichiarato il portavoce di Keller-Sutter a Swissinfo. Spetterà al ministero pubblico decidere se perseguire il pensionato che ha scritto il prompt o altre persone coinvolte, ha aggiunto il portavoce.

Ma la giustizia elvetica deve anche chiarire qual è la responsabilità della piattaforma X, la società di Elon Musk che gestisce Grok. Finora, X Switzerland GmbH non si è espressa in merito alla denuncia. Anche una richiesta di informazioni di Swissinfo è rimasta senza risposta.

Il Governo di Donald Trump reagisce spesso duramente contro la regolamentazione europea dei colossi tecnologici. Washington ha addirittura emesso sanzioni contro persone che hanno un ruolo chiave nell’elaborazione di regole per l’AI e i social media nell’UE. Lo stesso destino potrebbe toccare anche al Governo svizzero.

Jordi Calvet-Bademunt vede anche l’atteggiamento dell’amministrazione statunitense come parte di una tendenza internazionale negativa per la libertà di espressione. Cita, come esempio concreto, la “pressione costante delle autorità del presidente Trump” contro l’azienda di IA Anthropic, perché il suo chatbot sarebbe troppo “woke”.

Negli Stati Uniti vige da tempo una concezione della libertà di espressione diversa rispetto all’Europa. Tuttavia, questo consenso sembra indebolirsi nell’opinione pubblica. Solo il 61% della popolazione negli USA ritiene che sia legittimo insultare la bandiera.

Solo il 61% delle persone negli USA ritiene che dovrebbe essere consentito offendere la bandiera

Secondo il Future of Free Speech Index 2025Collegamento esterno, il sostegno alla libertà di espressione senza restrizioni tra la popolazione statunitense è in calo. Nel 2024 circa il 60% delle persone negli USA riteneva che la libertà di espressione comprendesse anche affermazioni offensive nei confronti delle minoranze, circa il 5% in meno rispetto al 2021.

Allo stesso tempo, solo il 61% ritiene che la libertà di espressione includa anche le offese alla bandiera statunitense, 10% in meno rispetto al 2021.

L’indice mostra inoltre che anche negli Stati Uniti la maggioranza ritiene che ci sia una differenza tra le offese individuali e i contenuti offensivi generati automaticamente da modelli di IA. Solo una minoranza sostiene che i sistemi di IA devono poter produrre contenuti che offendano la propria religione o la bandiera degli Stati Uniti.

Solo una persona su cinque è favorevole alla possibilità che modelli di IA generino deepfake di figure politiche.

La denuncia di Keller-Sutter contro Grok ha trovato probabilmente ampi consensi tra la popolazione svizzera. Infatti, i colossi tecnologici godono di una cattiva reputazione, come mostra un recente sondaggio dell’istituto di ricerca gfs.bern.

9 persone su 10 in Svizzera considerano queste aziende orientate solo al profitto e l’84% è preoccupato per “l’eccessiva influenza politica dei Paesi d’origine di queste imprese”.

>> Quante è diffidente la popolazione svizzera nei confronti delle grandi aziende tecnologiche? Il nostro articolo fa chiarezza:

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Pochi diffondono molto odio in Internet

Sono poche persone a diffondere una grande quantità di odio online con i loro commenti, come ha mostrato uno studio dell’ETH e della Public Discourse FoundationCollegamento esterno nel dicembre 2025.

“Solo il 5% delle utenti e degli utenti scrivono il 78% dei commenti d’odio. Una moderazione mirata può fare davvero la differenza”, spiega Eymann della Public Discourse Foundation.

Le grandi piattaforme come X, Facebook o Instagram hanno però ridotto massicciamente la loro moderazione. Per questo motivo, Eymann si rivolge alle e agli utenti: “La controreplica empatica funziona. Non influenza solo chi pubblica, ma anche chi legge le risposte”.

Secondo Eymann, è plausibile che “strumenti di IA generativa come Grok” contribuiscano a “diffondere e aumentare i discorsi d’odio” su Internet. Tali strumenti rendono infatti possibile generare contenuti offensivi o denigratori con un solo clic. “Ciò che prima richiedeva tempo e impegno, oggi può essere creato in pochi secondi. Questo vale anche per i discorsi d’odio”, conclude Eymann.

A cura di Reto Gysi von Wartburg

Traduzione di Luca Beti

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