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Baragiola-Lojacono: interrogativi sulla estradizione dalla Francia

Era il 16 marzo 1978 quando a Roma terroristi delle Brigate Rosse rapirono l'allora leader della Democrazia Cristiana Aldo Moro Keystone

Al termine di una procedura che s' annuncia lunga, Alvaro Lojacono-Baragiola, l'ex brigatista arrestato venerdì in Corsica, dovrebbe essere estradato in Italia: lo ha dichiarato sabato il procuratore di Bastia Patrick Beau.

L’estradizione dalla Francia verso l’Italia di Alvaro Baragiola-Lojacono è, secondo gli esperti, plausibile, anche se l’iter s’annuncia lungo. Nella vicenda resta inoltre da valutare l’impatto su questo caso della cosiddetta “dottrina Mitterrand”: Nel 1985 l’allora presidente francese decise infatti di non estradare tutti quei rifugiati politici che dichiaravano di avere chiuso col loro passato terrorista e si erano ricostruiti una vita in Francia.

Baragiola-Lojacono ha a suo carico condanne definitive, anche per omicidio, non ha chiesto asilo politico in Francia e, per il momento, non s’è opposto all’estradizione. Peraltro, l’ex brigatista ha acquisito la cittadinanza elvetica, il che potrebbe complicare le cose.

Nei confronti degli esuli italiani in Francia, l’attuale primo ministro Lionel Jospin, socialista come Mitterrand, riconfermò -due anni or sono – la politica dell’asilo quando alcuni di essi furono arrestati ma poi tutti liberati, dopo il no all’estradizione. Di recente l’atteggiamento della Francia è stato ancora ribadito dalla decisione, ad esempio, di non iscrivere nell’elenco dei ricercati Giorgio Pietrostefani, che ha qui trovato rifugio dopo la condanna definitiva nel processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

L’entrata in vigore degli accordi di Schengen aveva fatto temere a molti italiani degli anni di piombo rifugiati in Francia, che la protezione francese non sarebbe durata. Le successive decisioni di Parigi mostrano però che la tradizione di ospitalità nei confronti di chi si è lasciato alle spalle il passato terrorista non è stata abbandonata.

Oreste Scalzone, Andrea Morelli e molti altri, che aspettano e auspicano una soluzione politica agli anni di piombo, vivono e lavorano da anni in Francia alla luce del sole, come aveva fatto, prima di rientrare volontariamente in Italia, Pietrostefani, che abitava nel quartiere parigino del Marais.

Lo statuto entrato in vigore con la dottrina Mitterrand è in pratica un asilo di fatto concesso prima dell’entrata in vigore della Cpnvenzione di Schengen e che quindi non ne viene modificato. E anche la stessa Convenzione di Schengen prevede d’altronde che uno Stato possa rifiutare l’arresto di una persona richiesto da un altro Paese «per motivi giuridici o per speciali motivi di opportunità».

Swissinfo e agenzie

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