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Oggi in Svizzera

Cari svizzeri all'estero,

è con grande piacere che vi recapitiamo questo bollettino, il secondo di una lunga serie che vi permetterà di scoprire a colpo d'occhio l'attualità elvetica di giornata.

Oltre al coronavirus, che continua purtroppo a dominare le discussioni, protagonista di questo 2 febbraio è la Banca Nazionale Svizzera che, per voce del suo presidente, ha risposto alle recenti critiche degli Stati Uniti.

Dalla redazione ci impegniamo per offrirvi le notizie più salienti dalla Confederazione cinque giorni a settimana. Scriveteci cosa ne pensate!  Intanto, vi auguriamo una buona lettura.

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Keystone / Stf

“La Svizzera non è un Paese manipolatore di valuta”. A dirlo è Thomas Jordan, presidente della Banca Nazionale Svizzera.

Jordan ha ribadito la posizione della Banca centrale elvetica riguardo alle critiche recentemente mosse dagli Stati Uniti. Washington, lo scorso dicembre, aveva accusato la Svizzera e il Vietnam di manipolare la propria valuta per ottenere dei vantaggi commerciali.

“Questa definizione da parte degli americani non ha avrà alcun influsso sulla nostra politica monetaria“, ha sottolineato Jordan in un’intervista alla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca.

Persona prepara vaccino
Keystone / Gian Ehrenzeller

Benché il tasso di positività in Svizzera preoccupi ancora, dal fronte della lotta al Covid-19 arrivano segnali incoraggianti.

La task force della Confederazione si è mostrata cautamente ottimista durante la consueta conferenza stampa sulla pandemia. Gli esperti hanno ad esempio comunicato che, nonostante i ritardi nelle forniture, la campagna vaccinale potrà proseguire senza intoppi. Attualmente, il 3,6% della popolazione è immunizzato.

Tuttavia, non va abbassata la guardia, sottolineano. Oggi un numero sempre maggiore di positivi risulta essere affetto dalle nuove varianti di coronavirus, più contagiose.

Secondo Patrick Mathys dell’Ufficio federale della Sanità pubblica (UFSP), il tasso di positività è sceso, ma non con la velocità desiderata. Per essere più tranquilli, la quota dovrebbe attestarsi al 5%, mentre ora è al 9,1%.

Manifesto del Sì all iniziativa
Keystone / Peter Klaunzer

L’imam di Berna si dice favorevole all’iniziativa “anti-burqa”, su cui il popolo elvetico si esprimerà in votazione il 7 marzo.

Una nuova voce si è fatta strada lunedì nell’acceso dibattito tra sostenitori e contrari all’iniziativa popolare denominata “Sì al divieto di dissimulare il proprio viso”. È quella dell’imam di Berna Mustafa Memeti che nel 2014 era stato incoronato dal domenicale SonntagsZeitung come “Svizzero dell’anno” per la sua promozione della pacifica convivenza e la sua lotta all’estremismo.

Secondo il religioso, “il burqa è un fenomeno antico, che non ha posto nella nostra società moderna e innovativa”. E aggiunge: “Per la maggioranza dei musulmani, né il burqa né l’iniziativa di vietarlo sono prioritari“.

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Dibattito
Moderato da: Samuel Jaberg

La Svizzera deve vietare il burqa?

Il 7 marzo 2021 gli elettori svizzeri voteranno su un’iniziativa che chiede di vietare il burqa e il niqab negli spazi pubblici. Cosa ne pensate?

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Aeroplano
© Keystone / Christian Merz

La via più rapida ed economica per un’aviazione “carbon neutral” passa dalla cattura e lo stoccaggio del CO2, dice uno studio.

Secondo il professore Marco Mazzotti, del Politecnico federale di Zurigo (ETH), non è escluso che sul lungo termine viaggeremo su velivoli a zero emissioni (ad esempio a idrogeno “verde”). Tuttavia, sottolinea, contro il riscaldamento climatico è necessario introdurre misure subito, non solo per salvaguardare il pianeta, ma anche per risparmiare denaro.

Uno studio realizzato dal gruppo di ricerca di Mazzotti ricorda che la neutralità climatica dell’aviazione sarebbe già tecnicamente possibile e indica il metodo più veloce (e a buon mercato) per arrivarci.


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