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Aziende svizzere sul chi vive in Costa d'Avorio

La crisi politica mette a dura prova il tessuto economico ivoriano

(AFP)

In Costa d'Avorio – paese confrontato a una tesa situazione politica – le ditte elvetiche osservano la situazione da vicino. La loro presenza è importante: la Confederazione costituisce il terzo investitore diretto nello Stato africano.

«Noi cerchiamo di restare ottimisti, ma dobbiamo ammettere che non è facile. Non si intravedono soluzioni, mentre da più parti – e anche dall'esterno – si getta benzina sul fuoco», constata Nicolas Houard, presidente della recentemente fondata Camera di commercio svizzera in Costa d'Avorio.

Nicolas Houard rifiuta di schierarsi nella crisi politica del paese, ma ribadisce un dato di fatto: l'economia necessita di stabilità, visibilità e fiducia per poter prosperare. Questa considerazione riguarda ovviamente anche le aziende svizzere.

Infatti, secondo la Segreteria di Stato dell'economia (Seco), sono oltre 35 le ditte rossocrociate attive in Costa d'Avorio. Tra queste Nestlé, Barry Callebaut, Socimat, SGS, ABB, Novartis e l'armatore MSC (Mediterranean Shipping Company), di cui Nicolas Houard è il responsabile locale.

Presenza importante

A livello di investimenti diretti, la Svizzera è il numero tre del paese (oltre il 10% del totale), comunque ben lontana dalla Francia – che da sola ne garantisce la metà – e dalla Gran Bretagna, attiva soprattutto in ambito petrolifero.

Nel 2009 la Costa d'Avorio è persino stata – dopo l'Egitto – la seconda destinazione dei flussi d'investimento diretti elvetici nel continente africano. Inoltre, alcune aziende svizzere impiegano in loco centinaia di collaboratori (su un totale di 2'000), la maggior parte dei quali indigeni.

Tendenza alla prudenza

«In questo momento si assumono meno rischi, il ritmo è un po' rallentato, ma non ho notizia di aziende svizzere che hanno deciso di lasciare il paese, di licenziare o di fare ricorso alla disoccupazione tecnica», afferma Houard.

In ogni caso, precisa, «ognuno adotta le necessarie contromisure per evitare di essere preso alla sprovvista nel caso questa crisi dovesse proseguire e investire l'economia». Senza parlare dello spettro di un embargo, sempre possibile.

Nicolas Houard rifiuta comunque ogni allarmismo sulla situazione economica e di sicurezza per gli investitori svizzeri. A questo proposito, il direttore della Camera di commercio sottolinea che le famiglie degli impiegati elvetici sono ritornate nel paese nonostante i problemi di dicembre e la "psicosi" che sta prendendo piede.

Dal canto suo, la Seco ritiene che alcune aziende svizzere hanno verosimilmente esitato a investire in Costa d'Avorio a causa dell'instabilità dell'ultimo decennio. Ciononostante, secondo la responsabile della comunicazione Antje Baerstchi «le ditte già installate sul posto vi rimarranno, perlomeno a corto e medio termine».

Anche secondo Gabriel Galice, vice-presidente dell'Istituto internazionale di ricerca per la pace di Ginevra nonché conoscitore della Costa d'Avorio, «per il momento non vi sono segnali di panico negli ambienti economici. In ogni caso, sarebbe bene che la situazione attuale non durasse troppo a lungo».

Ricetta svizzera

In Costa d'Avorio, le aziende rossocrociate riescono a essere competitive rispetto ai concorrenti locali e alle oltre 600 ditte francesi grazie ad alcuni punti forti. Secondo Galice, in particolare, oltre alla reputazione dei prodotti elvetici e a quella dei cittadini svizzeri residenti nel paese (soprattutto francofoni), «le imprese provenienti dalla Confederazione hanno, al pari di quelle canadesi, un vantaggio: non le si può accusare – sottintendendo: a differenza di quelle francesi – di neocolonialismo. Si tratta di un argomento che viene utilizzato e che funziona».

Anche secondo Nicolas Houard lo «spirito svizzero» è apprezzato in Costa d'Avorio, un paese «sballottato dalle organizzazioni internazionali da oltre dieci anni, nel quale la Svizzera ha saputo mantenere un comportamento neutro».

Volontà di trasparenza

Il presidente della Camera di commercio elvetica in Costa d'Avorio sottolinea anche l'importanza della trasparenza, rivendicata dalla Svizzera e della sua comunità di espatriati: «Tutti i contratti sottoscritti dallo Stato ivoriano con aziende svizzere sono il risultato di gare d'appalto. Non vi sono mai state attribuzioni dirette».

Contrariamente alla Francia, assicura Nicolas Houard, per lavorare in Costa d'Avorio le imprese rossocrociate non puntano sul lobbying nei confronti dei rappresentanti ufficiali. A suo parere, infatti, questa pratica «può creare tensioni e irritare certe persone. La aziende svizzere hanno invece successo in Africa occidentale proprio perché non agiscono così, e anche grazie alla neutralità».

Ouattara contro Gbagbo

Al secondo turno delle elezioni presidenziali del 28 novembre, Alassane Ouattara è stato designato vincitore contro Laurent Gbagbo dalla Commissione elettorale indipendente con il 54,1% dei voti.

Questo risultato è stato certificato – in seguito alle verifiche effettuate – anche dalle Nazioni Unite. Ciononostante, il Consiglio costituzionale – vicino al presidente uscente – l'ha invalidato, proclamando invece la vittoria di Gbagbo. A partire da quel momento, nel paese regna l'incertezza e oltre duecento persone sono morte negli scontri tra le due fazioni.

La comunità internazionale riconosce Alassane Ouattara come vincitore dell'elezione presidenziale, ma quest'ultimo resta confinato nel suo quartier generale, in un grande albergo di Abidjan. Dopo parecchi e infruttuosi tentativi di mediazione, non è escluso un intervento militare da parte della Comunità economica degli Stati africani.

La scorsa settimana, il dipartimento federale degli affari esteri ha comunicato che Berna si sta preparando all'eventuale necessità di far rientrare in patria i circa 160 svizzeri residenti in Costa d'Avorio.

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Relazioni economiche

La Svizzera esporta verso la Costa d'Avorio soprattutto prodotti chimici e macchinari, mentre importa prevalentemente prodotti agricoli (94% del totale nel 2009).

La diminuzione della qualità e della produttività nel settore del cacao ha invece spinto le aziende svizzere a preferire il Ghana alla Costa d'Avorio (0,8% delle importazioni di cacao svizzere nel 2009).

Tra gennaio e novembre del 2010, la Svizzera ha importato merci dalla Costa d'Avorio per oltre 50 milioni di franchi, e ne ha esportato 15,4 milioni.

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traduzione e adattamento: Andrea Clementi , swissinfo.ch


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