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I “pentiti fiscali” francesi tentati dalla regolarizzazione

Una delle priorità del ministro del budget francese Eric Woerth è la caccia agli evasori fiscali Keystone

A Parigi, la Cellula di regolarizzazione creata due mesi fa dalle autorità francesi è sempre più sollecitata. L'accordo franco-svizzero in materia fiscale siglato poco tempo fa accentua la pressione su chi evade il fisco.

Tre agenti del fisco sono indaffarati in un piccolo ufficio del ministero delle finanze a Bercy. Il lavoro della Cellula di regolarizzazione fiscale è iniziato gradualmente due mesi fa.

Inizialmente le telefonate di contribuenti che si chiedevano se fosse il caso di rimpatriare il loro denaro custodito in Svizzera erano una decina al giorno. Gli accordi conclusi pochissimi. Dopo un mese il bilancio era assai mitigato. L’accordo proposto dal fisco francese sembrava tutto fuorché allettante: rimborsare le imposte non pagate e sborsare una penalità. Il tutto senza la benché minima amnistia.

L’interesse cresce

Oggi, però, il quadro è un po’ diverso. Tra gli evasori fiscali che vogliono regolarizzare la loro situazione si constata addirittura un certo fermento.

“Queste ultime settimane, una trentina di clienti ci ha sollecitato per ottenere informazioni sulla Cellula di regolarizzazione”, osserva Pierre Dedieu, avvocato presso lo studio CMS Bureau Francis Lefebvre.

Secondo Dedieu, la parafatura, avvenuta l’11 giugno scorso a Berna, di un accordo di cooperazione fiscale tra la Svizzera e la Francia “accelererà nettamente questo movimento”. Questa nuova convenzione di doppia imposizione permetterà alle autorità francesi di ottenere informazioni presso le banche svizzere su contribuenti sospettati di evasione fiscale.

Procedura in Svizzera

L’accordo entrerà in vigore solo dopo una procedura di consultazione tra i cantoni e dopo il nullaosta del parlamento svizzero, al più presto nel gennaio del 2010. Il suo effetto si fa però già sentire. “Riceviamo tra 20 e 30 telefonate al giorno, indica Aurélie Hertz, responsabile della comunicazione del gabinetto del ministro del budget Eric Woerth. Si tratta di contribuenti che desiderano rimpatriare il loro denaro e che ci sollecitano direttamente o tramite dei consiglieri”.

Chi sono queste persone che vogliono regolarizzare rapidamente il loro patrimonio collocato discretamente in Svizzera (il 90% dei casi), in Lussemburgo o altrove? “Molti di loro lasciano in un certo senso vegetare questo denaro sottratto al fisco, non sapendo a volte nemmeno che somme possiedono, constata Pierre Dedieu. Un patrimonio spesso ereditato e raramente gestito in modo sistematico”.

Gli studi d’avvocati d’affari vedono spesso arrivare da loro persone di un certa età, che vogliono “ripulire” in fretta il loro patrimonio prima di trasmetterlo ai loro eredi. Naturalmente vi sono però anche altri casi. Ad esempio contribuenti che a causa della crisi sono costretti ad attingere alle loro riserve nascoste, oppure vittime di piccoli ricatti famigliari o coniugali…

“I primi contribuenti ad aver intrapreso le pratiche sono soprattutto ‘pesci piccoli’, anche se le somme in gioco superano spesso un milione di euro, precisa l’avvocato. Vi sono però anche alcuni grossi dossier”.

Fattura salata

Durante una conferenza stampa organizzata in maggio, Eric Woerth aveva precisato che vi sono tre gruppi di “pentiti” fiscali che devono prendere contatto con la cellula. Prima di tutto chi, senza nessuna giustificazione, ha messo al sicuro in Svizzera la sua fortuna. Per chi appartiene a questa prima categoria la fattura rischia di essere salata. Tutt’al più potranno evitere una procedura giudiziaria.

In seguito vi sono coloro che hanno ereditato un conto non dichiarato e infine gli espatriati che hanno “dimenticato” di dichiarare al fisco un conto aperto durante il loro soggiorno all’estero. Per questi ultimi, il fisco francese potrebbe mostrarsi meno severo. Le multe saranno ridotte a seconda dei casi.

“In media, il prezzo da pagare oscilla tra il 15 e il 25% del capitale non dichiarato, ma il conto può essere nettamente più pesante se si tratta di una successione o di una donazione non caduta in prescrizione”, precisa Pierre Dedieu.

Nulla è più come prima

Viste le condizioni non è certo semplice fare il “coming out”. Alcuni chiamano la Cellula di regolarizzazione annunciandosi con un falso nome e in seguito preferiscono rinunciare e trasferire il patrimonio in paesi che si preoccupano meno della Svizzera della loro reputazione internazionale.

“In fondo le condizioni di regolarizzazione non sono più vantaggiose di prima”, osserva Pierre Dedieu. Al contrario. Qualche anno fa, le clausole erano meno rigide e a volte potevano essere negoziate soluzioni vantaggiose.

Oggi però nulla è più come prima. Sempre più sotto pressione, gli evasori fiscali sanno che rischiano grosso, molto grosso, in particolare dall’anno prossimo, quando entrerà in vigore la nuova versione dell’accordo franco-svizzero in materia fiscale.

Mathieu van Berchem, Parigi, swissinfo.ch
(traduzione di Daniele Mariani)

Il governo svizzero ha deciso a metà marzo di riprendere gli standard dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in materia fiscale, standard che prevedono l’assistenza amministrativa non solo per i casi di frode fiscale, ma anche per quelli di evasione.

Finora le autorità elvetiche hanno concluso sei accordi di doppia imposizione in tal senso con Danimarca, Norvegia, Francia, Messico e Stati Uniti, nonché un sesto Stato non precisato. Per essere cancellata dalla lista grigia dei paradisi fiscali elaborata dall’OCSE, la Svizzera dovrà siglare almeno 12 accordi di questo tipo.

L’accordo franco-svizzero sarà firmato a livello ministeriale dopo l’estate e dovrebbe entrare in vigore al più preso il primo gennaio 2010, ha precisato il ministero francese dell’economia in un comunicato. La Svizzera, dal canto suo, non ha indicato nessuna data limite. Il testo deve prima passare al vaglio dei cantoni e del parlamento.

Secondo questo trattato, l’amministrazione francese potrà, in casi sospetti, chiedere alle autorità elvetiche informazioni fiscali su tutte le persone fisiche o giuridiche.

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