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L’aumento delle spese sanitarie pesa sempre di più su svizzeri e svizzere

Il costante aumento dei premi assicurativi sanitari è diventato la principale preoccupazione dei cittadini e delle cittadine in Svizzera, come emerge da un importante sondaggio della SSR. Keystone / Martin Ruetschi

In Svizzera, i e le pazienti pagano un quarto dei costi della salute. Il nuovo aumento dei premi dell'assicurazione malattia, annunciato martedì per il 2024, peserà ancora di più sul loro budget, ma il sistema è complesso da riformare. 

Ogni anno, la situazione è la stessa: i costi della salute aumentano, e con essi i premi dell’assicurazione malattia. L’anno prossimo cresceranno dell’8,7% in media a livello nazionale, ha annunciato oggi, martedì, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). 

Questi aumenti incessanti sono diventati la prima preoccupazione di svizzeri e svizzere, come ha dimostrato di recente il nostro sondaggio. Dal momento che le elezioni federali del 22 ottobre si avvicinano, il problema riguarda anche i dibattiti politici. I partiti fanno a gara per trovare un’idea brillante per riformare il sistema sanitario elvetico, ma le soluzioni non sono affatto semplici. 

Il fatto che le svizzere e gli svizzeri debbano assumersi una parte importante dei costi della sanità è in contrasto con il sistema elvetico. Ogni persona residente nel Paese ha l’obbligo di affiliarsi a un’assicurazione malattia di base. Per farlo, deve far fronte a un costo fisso. 

A ciò si aggiunge il fatto che l’assicurazione malattia non rimborsa l’integralità delle spese sanitarie. La persona assicurata è tenuta a sborsare un importo annuo, la franchigia e il 10% dei costi che superano tale importo – la “quota-parte” – che è limitata a 700 franchi. 

Inoltre, un quarto del sistema sanitario svizzero è finanziato direttamente dai e dalle pazienti, come mostra il grafico qui sotto, basato sui dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Questa percentuale è superiore alla media dei Paesi dell’OCSE. A titolo di confronto, in Francia, solo il 9,3% delle spese di sanitarie è a carico degli individui. In Germania tale quota rappresenta il 12,7% e in Italia il 23,3%. 

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L’economista Carlo De Pietro, specialista del sistema sanitario svizzero, ritiene che la parte dei costi della salute assunti dagli individui all’interno della Confederazione non sia aumentata di molto nel corso degli anni. “È aumentata da quando è entrata in vigore la Legge federale sull’assicurazione malattia (LAMal), nel 1996. A questo proposito, la Svizzera ha una situazione particolare in Europa”, afferma. 

Un sistema basato sulla responsabilità individuale 

De Pietro ritiene che si tratti di una scelta sociale basata sulla responsabilità individuale, “una sorta di totem in Svizzera”. “La Svizzera, in quanto Paese ricco, potrebbe permettersi di socializzare maggiormente i costi della sanità, ma può anche permettersi di farli ricadere in gran parte sulle spalle delle famiglie, perché gran parte di esse sono ricche”, afferma De Pietro. 

Agli occhi dell’economista, la particolarità del modello elvetico risiede comunque nel fatto che tutte le persone che vivono in Svizzera devono far fronte a dei premi di assicurazione malattia obbligatori che non dipendono dal reddito o dai mezzi finanziari del singolo e della famiglia. “È un’eccezione nel mondo. In quasi tutti gli altri Paesi, le quote sono proporzionali al reddito delle famiglie e spesso il sistema è finanziato dalle imposte”, spiega l’esperto. 

>> Rileggete il nostro articolo per sapere tutto sul sistema sanitario svizzero: 

Un accesso equo alle cure 

Il vantaggio del sistema elvetico è che permette a tutti di avere lo stesso accesso alle cure. “Una persona povera che ha un problema neurologico consulta lo stesso neurologo di quella che proviene da un ambiente borghese, con la stessa facilità di ottenere un appuntamento”, nota Carlo De Pietro. 

L’economista ha inoltre rilevato che la copertura offerta dall’assicurazione obbligatoria di assistenza è ampia nel confronto internazionale. Copre il 44,3% dei costi della salute, una percentuale superiore alla media dell’OCSE. 

“Abbiamo un sistema di lusso”, afferma De Pietro. Tuttavia, sottolinea la difficoltà di finanziare un sistema del genere, facendo pagare le persone ricche e povere in parti uguali. “È come costringere chi è povero a comprare un’auto di lusso”, dice. 

Un conto troppo salato  

Risultato: una grande parte della popolazione non riesce o fatica a pagare i premi dell’assicurazione malattia obbligatoria. Émilie Rosenstein, direttrice dell’Osservatorio della precarietà presso la Scuola universitaria professionale di lavoro sociale e della sanità di Losanna, concorda: “I premi dell’assicurazione sanitaria sono una delle fatture che gravano sempre di più sui bilanci familiari e possono mettere in difficoltà le famiglie o addirittura costringerle a indebitarsi”. 

L’autorità pubblica deve sostenere più di un quarto della popolazione, accordando alle persone bisognose una riduzione del premio, sotto forma di sussidi. Il tasso di chi beneficia di questi aiuti rimane relativamente stabile, variando tra il 25 e il 30% a seconda delle annate. 

Di fronte all’esplosione dei costi della sanità, la Confederazione e i Cantoni devono comunque spendere sempre più denaro per finanziare le riduzioni dei premi. Le somme versate dalle e dai contribuenti pubblici sono aumentate di quasi il 70% in nove anni, passando da circa 3,2 miliardi nel 2005 a più di 5,4 nel 2021, secondo l’Ufficio federale della sanità pubblica (vedere grafico in basso). 

Per il momento, i sussidi sono uno degli unici strumenti disponibili per aiutare le persone assicurate a pagare i premi. L’altro strumento è disponibile solo per coloro che ricevono prestazioni integrative, ovvero sussidi statali destinati a integrare pensioni inadeguate o di invalidità, e che coprono le spese sanitarie. 

“I sussidi non sono quindi un’eccezione, ma parte del sistema”, afferma Carlo De Pietro. E poiché i costi sanitari aumentano molto più rapidamente dei salari, il numero di persone in difficoltà è destinato ad aumentare ulteriormente in futuro, avverte.  

I sussidi sono finanziati dalla Confederazione e dai Cantoni. I Cantoni stessi possono definire la cerchia di persone che hanno diritto a queste riduzioni dei premi e il loro importo. Esistono forti disparità tra le diverse regioni del Paese. 

Ad esempio, nei cantoni di Vaud e Ginevra, secondo un recente sondaggio della Radiotelevisione della Svizzera romanda RTS, ne beneficia il 36% della popolazione. Ciò contribuisce a sostenere le famiglie più modeste e parte della classe media. 

Tuttavia, i Cantoni che si trovano ad affrontare difficoltà finanziarie tendono a ridimensionare i budget destinati alla riduzione dei premi. Nel Giura, ad esempio, il 40% di chi è assicurato riceveva sussidi nel 1997, contro il 28% di oggi. 

Aumentare gli aiuti o ridurre le prestazioni 

“La vera soluzione, ma anche la più difficile, sarebbe quella di rallentare la crescita dei costi sanitari”, sottolinea Carlo De Pietro. I prezzi stanno aumentando quasi irrimediabilmente. “I progressi tecnologici e l’invecchiamento della popolazione sono fattori che fanno lievitare i costi della sanità, e sono difficili da influenzare”, spiega l’esperto. 

L’economista individua altre due opzioni per migliorare il sistema: “La prima è aumentare la percentuale di costi sostenuti direttamente dai sistemi pubblici, attraverso la tassazione. L’altra è quella di non cambiare il sistema, ma di concedere più sussidi per aiutare le persone che non sono in grado di pagare i costi dell’assicurazione sanitaria”. 

Queste opzioni sono sostenute a sinistra dello spettro politico. In particolare, il Partito socialista (PS) ha lanciato un’iniziativa che chiede che nessuno debba pagare più del 10% del proprio reddito disponibile per l’assicurazione sanitaria. Per raggiungere questo obiettivo, il PS propone che la Confederazione e i Cantoni contribuiscano maggiormente alla riduzione dei premi. 

La destra, invece, sostiene una diminuzione delle prestazioni. Lo scorso maggio, il Partito liberale-radicale (PLR) ha proposto l’introduzione di un’assicurazione “a basso costo”. L’idea sarebbe quella di sostituire l’attuale sistema a premio fisso, che dà diritto all’assicurato di “consumare tutto”, con un menu “à la carte”. 

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Traduzione dal francese: Sara Ibrahim 

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