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In calo l’industria tessile, ma cresce l’abbigliamento

Le filande elvetiche, come quella di Uznaberg bei Zürich nell'immagine, hanno subito una contrazione delle vendite lo scorso anno Keystone

La situazione si è deteriorata lo scorso anno. Diminuiti sia il numero degli occupati sia il giro d'affari.

Il settore vanta una lunga tradizione in Svizzera e nel diciannovesimo secolo era stato il motore dell’industrializzazione. Oggi i fabbricanti di stoffe sono attiviti però solo in settori speciali, ha rilevato Thomas Isler, presidente della Federazione tessile svizzera, nella conferenza stampa tenuta oggi a Zurigo.

Prodotti di nicchia

Fra questi prodotti di nicchia figurano, fra l’altro, tessuti high tech e quelli usati in medicina. Sono manufatti che si vendono bene, anche se la loro quota, rispetto al totale del fatturato, ammonta solo ad un sesto, ha aggiunto il presidente, citando ad esempio le discussioni in corso tra la nuova aviolinea Swiss e fabbricanti svizzeri per quanto riguarda i nuovi rivestimenti dei sedili dei velivoli.

Uno dei vantaggi dell’industria svizzera è la capacità di adeguarsi rapidamente ai desideri della clientela, ha rammentato Isler. I mercati principali per i tessuti e le confezioni sono, accanto agli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, la Francia, l’Austria e la Gran Bretagna.

Tessili più toccati

Il giro d’affari del settore è diminuito del 3,8 per cento lo scorso anno, scendendo a 4,17 miliardi di franchi. L’export ha segnato una contrazione dell’1,1 per cento a 3,7 miliardi di franchi. Nella prima metà dell’anno la domanda estera era ancora a buoni livelli.

Il calo riguarda unicamente i produttori tessili, che hanno annunciato un giro d’affari di 2,68 miliardi franchi, il 7,9 per cento in meno rispetto all’esercizio precedente. I mercati esteri hanno assorbito praticamente l’intera produzione (2,53 miliardi, pari ad un calo del 5 per cento).

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