Luce verde degli azionisti Algroup all’Opa Alcan: gettate le basi per il secondo gruppo mondiale dell’alluminio
La fusione tra il leader svizzero dell'alluminio Algroup e quello canadese Alcan è praticamente cosa fatta. Gli azionisti della società elvetica hanno infatti dato lunedì pomeriggio il loro beneplacito al progetto di fusione.
Tutto come previsto, quindi, all’assemblea generale degli azionisti. I 490 rappresentanti della maggioranza del pacchetto azionario di Algroup che si sono ritrovati a Zurigo, hanno infatti approvato, a forte maggioranza, tutti i punti all’ordine del giorno.
Gli azionisti non si sono espressi direttamente sul progetto di fusione tra i due gruppi produttori di alluminio, ma hanno votato sulle condizioni dell’offerta pubblica di acquisto presentata da Alcan: in pratica la maggioranza degli azionisti hanno detto di sì all’Opa del gruppo canadese, ponendo le basi, come ha sottolineato il presidente del consiglio di amministrazione di Algroup Martin Ebner, del successo di questa operazione industriale-finanziaria internazionale.
L’intesa con il colosso canadese dell’alluminio Alcan, oltre alle garanzie occupazionali, propone un’offerta finanziaria quanto mai allettante poiché punta all’acquisto del 67 percento delle azioni. La transazione è infatti finanziariamente vantaggiosa e da essa prenderà corpo il secondo gruppo mondiale del ramo, con un fatturato di 12,4 miliardi di dollari ed un organico di 53.000 dipendenti. Il primato mondiale nel settore dell’alluminio va però al nuovo gigante americano Alcoa-Reynolds, in corso di fusione, che punta ad un volume d’affari annuo di 21 miliardi di dollari.
L’ultimo atto di quello che gli analisti finanziari hanno definito il matrimonio per eccellenza nel settore dell’alluminio di questo inizio di terzo millennio si è dunque consumato. L’assemblea straordinaria di questo lunedì passerà alla storia per essere stata l’ultima di Algroup come entità giuridica indipendente dopo oltre un secolo di vita, 111 anni per l’esattezza.
Un primo tentativo di fusione era stato fatto con la tedesca Viag – quattro volte più grande di Algroup – ma l’operazione era fallita. Anche l’attuale progetto sembrava compromesso quando la Commissione europea aveva bocciato il più ambizioso programma di fusione a tre con la francese Pechiney.
Alcan ha però tenuto fede agli impegni presi ed ha rilanciato il negoziato con un’offerta particolarmente vantaggiosa sotto l’aspetto non solo finanziario. Il Vallese, dove sono insediati i principali impianti di Algroup, non dovrebbe infatti patire gli effetti della fusione dal momnento che sulla carta gli attuali 1.600 impieghi sembrano garantiti.
La fusione permetterà inoltre preziose sinergie che dovrebbero tradursi in un risparmio di 150 milioni di dollari (circa 250 milioni di franchi). Anche Martin Ebner, presidente e, con circa il 34 percento del capitale, principale azionista del gruppo, è soddisfatto. Il prezzo pattuito per la transazione, ritoccato al rialzo di un ulteriore 5 per cento dopo la mancata fusione a tre con Pechiney, è infatti particolarmente allettante. Un aspetto, quest’ultimo, che ha sicuramente contribuito a sedurre gli azionisti di Algroup.
swissinfo e agenzie
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.