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Freno all’amministrazione: l’economia si schiera con i Giovani PLR

Keystone-SDA

Burocrazia soffocante e costi alle stelle: l'economia svizzera fa fronte comune e sposa l'iniziativa dei Giovani PLR per mettere un freno all'amministrazione. Per le principali organizzazioni padronali, il carico normativo sulle aziende ha oltrepassato il limite.

(Keystone-ATS) Nel corso di una conferenza stampa congiunta a Berna, i Giovani PLR e le tre grandi associazioni economiche Economiesuisse, Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e Unione svizzera degli imprenditori (USI) hanno promosso l’iniziativa, presentando come strumento centrale della campagna contro un’amministrazione federale ipertrofica un grande castello gonfiabile a forma di Palazzo federale in sovrappeso.

Il numero di obblighi e adempimenti legali che le imprese devono rispettare continua a salire inesorabilmente, hanno denunciato i presenti. Secondo un monitoraggio della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), citato in un comunicato diffuso dagli organizzatori della conferenza stampa, le norme a carico del settore privato sono passate dalle 26’000 del 2007 alle oltre 36’000 del 2025.

Per la direttrice di Economiesuisse Monika Rühl, l’iniziativa è necessaria per la competitività della piazza economica, poiché “l’economia ha ora bisogno di un alleggerimento”. Rühl ha ricordato che il freno all’indebitamento ha già dimostrato l’efficacia delle regole vincolanti e che il freno all’amministrazione segue la medesima logica: uno strumento per stimolare la politica a rendere i processi pubblici più efficienti e digitalizzati.

Per il direttore dell’USAM Urs Furrer, il freno all’amministrazione completa in modo fondamentale il freno all’indebitamento e quello alla regolamentazione: l’aumento dei burocrati genera infatti nuove norme che soffocano le PMI, mentre la Confederazione distorce la concorrenza garantendo stipendi fino al 12% più alti rispetto al privato. Un divario retributivo che “accentua la gara per attirare i talenti” e svuota il mercato del lavoro, aggravando la carenza di personale qualificato per le imprese, come ha evidenziato il direttore dell’USI Roland A. Müller.

L’esempio dei paesi nordici

Le tre organizzazioni economiche prendono a modello paesi come la Svezia o la Danimarca, capaci di imporre standard di efficienza burocratica nettamente superiori. Secondo uno studio pubblicato lo scorso novembre, seguire il loro esempio permetterebbe alla Svizzera di risparmiare oltre 30 miliardi di franchi all’anno in meri costi burocratici.

Lanciata lo scorso aprile, l’iniziativa popolare “Per un giusto equilibrio tra amministrazione federale e popolazione (Freno all’amministrazione)” punta a vincolare l’aumento della spesa della Confederazione all’evoluzione del salario mediano della popolazione. Questo meccanismo, analogo al freno all’indebitamento in ambito finanziario, mira a prevenire una crescita eccessiva e a creare incentivi per snellire la burocrazia.

Il testo prevede delle eccezioni: il Parlamento potrà infatti decidere, a maggioranza assoluta, di superare il tetto massimo di spesa per fare fronte a situazioni straordinarie o d’emergenza. Dal campo di applicazione sono inoltre esclusi i Politecnici federali e la Scuola universitaria federale per la formazione professionale.

Urgente agire

Il presidente dei Giovani PLR, Jonas Lüthy, ha accolto con favore il pieno sostegno del mondo economico, evidenziando come la crescita dell’apparato statale non sia più sana ma esprima un “sovrappeso strutturale”: tra il 2010 e il 2024 sono stati creati oltre 5600 impieghi a tempo pieno supplementari nell’amministrazione federale (+17%), mentre le spese per il personale e i servizi esterni si sono impennate del 32%, raggiungendo i 7,1 miliardi di franchi. Ciò dimostra, a suo avviso “quanto sia urgente agire”.

I promotori hanno tempo fino al 14 ottobre 2027, ossia dieci giorni prima delle prossime elezioni federali, per raccogliere le 100 mila adesioni necessarie. Del comitato d’iniziativa fanno parte anche diversi parlamentari federali di PLR, PVL, Il Centro e UDC, tra cui il Consigliere agli Stati Fabio Regazzi (Centro/TI), nonché presidente dell’USAM.

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