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GR: convivenza e grandi predatori, il programma del Parco nazionale

Keystone-SDA

Il Parco nazionale Svizzero lancia un piano per migliorare la comprensione scientifica dei grandi predatori. Tramite escursioni e attività cerca di creare più tolleranza nella popolazione. All'origine del progetto c'è l'eliminazione del branco di lupi del Fuorn, che un anno e mezzo fa aveva suscitato incomprensione.

(Keystone-ATS) L’abbattimento dei 15 lupi che vivevano in parte nel Parco nazionale svizzero (PNS) in Engadina ha rappresentato un passo indietro per la protezione della natura e la ricerca secondo i vertici della riserva. “Abbiamo potuto raccogliere dati solo per due anni. Troppo pochi per capire il vero influsso che il lupo ha sull’ambiente”, ha commentato il direttore della comunicazione del PNS, Hans Lozza, a Keystone-ATS.

Per contestualizzare: nell’autunno del 2024 il Canton Grigioni aveva ricevuto l’approvazione da parte di Berna per abbattere il branco del Fuorn. I lupi avevano ucciso due bovini in Bassa Engadina. Gli animali sarebbero stati uccisi al di fuori dei confini della riserva protetta. Le organizzazioni ambientaliste avevano lanciato una petizione, che aveva raccolto 37’000 firme per fermare immediatamente l’abbattimento, ma invano. I responsabili del PNS avevano espresso rammarico per la decisione. Nel marzo del 2025, quando venne reso noto che il branco era stato eliminato, il PNS chiedeva maggiore moderazione e cooperazione nella gestione futura dei lupi.

Da allora è partita l’idea di lanciare il programma “Parco nazionale e grandi predatori”. Ora, dopo un anno di lavori, si è pronti a partire. “L’obiettivo, oltre a creare più tolleranza, è anche fare in modo che ciò che è successo un anno e mezzo fa non si ripeta più”. Lozza sottolinea che non si tratta di una risposta critica verso il Cantone e la Confederazione. “Come istituzione nazionale vogliamo dare un contributo per migliorare la coesistenza fra esseri umani e grandi predatori, facendo ricerca”.

Dalle leggi alla protezione delle greggi

Il programma comprende cinque dimensioni: quella legale, sociale, della ricerca, del monitoraggio e della gestione della protezione delle greggi. Quest’ultimo punto, ammette Lozza, non fa parte del core business del PNS, “ma vorremmo creare un altro punto di vista e creare contatti fra le varie organizzazioni che si impegnano in questo campo”. In Svizzera sono attive diverse organizzazioni che si occupano di questo tema. Lozza cita OPPAL (Organizzazione per la protezione degli alpeggi) attiva nei Cantoni Vallese e Vaud. Durante le notti estive dei volontari aiutano gli alpigiani a monitorare le greggi per evitare degli attacchi. “Vogliamo aiutare ad unire le forze fra le diverse organizzazioni presenti su tutto il territorio elvetico”.

Nella dimensione legale invece il PNS si pone una domanda sul peso delle leggi, sempre partendo dall’esperienza fatta con il branco del Fuorn. “Cosa succede se leggi federali sul Parco nazionale svizzero e sulla caccia si scontrano?”, si interroga Lozza. Le norme relative alla riserva prevedono che la fauna e la flora nel PNS siano lasciate al loro sviluppo naturale. Secondo i responsabili questa prescrizione può essere soddisfatta solo se le specie animali, soprattutto quelle che hanno bisogno di un habitat che va oltre i confini della riserva, sono trattate in modo da consentire il loro sviluppo naturale.

Andare oltre i danni causati dai grandi predatori

Il programma, nella dimensione sociale, mira anche a sensibilizzare la popolazione. Quest’estate e in autunno sono previste delle escursioni guidate da una collaboratrice del parco.

La durata dei progetti non ha una scadenza temporale. “Per noi è importante che si ampli la discussione senza limitarsi a parlare dei danni causati dai grandi predatori, ma anche soffermarsi sul significato ecologico che essi hanno”, ha concluso Hans Lozza.

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