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GR: criminalità organizzata, “ci vuole un piano d’azione cantonale”

Keystone-SDA

Per contrastare la criminalità organizzata è necessario non solo un piano d'azione nazionale, ma anche uno cantonale. Lo ha detto oggi il Consigliere di Stato grigionese Peter Peyer (PS) a Keystone-ATS, ribadendo che l'obbligo di presentare il casellario giudiziale per i cittadini UE rimarrà limitato al Moesano.

(Keystone-ATS) “Per noi è chiaro che questa misura non si può adottare in tutto il Cantone. Forse un giorno un tribunale deciderà se sarà possibile o meno. Ma al momento ci troviamo in una situazione ambigua”, ha dichiarato oggi il direttore del Dipartimento giustizia, sicurezza e sanità al termine dell’incontro mensile fra Governo retico e giornalisti.

Una zona grigia a livello normativo

La settimana scorsa l’Ufficio cantonale della migrazione e del diritto civile (UMDC) ha comunicato che i richiedenti di un permesso L, B o G provenienti da paesi UE/EFTA fino a fine dicembre dovranno presentare un estratto del casellario giudiziale nei Comuni della Regione Moesa. Una misura limitata nel tempo e anche geograficamente.

Il capo dell’UMDC ha dichiarato la settimana scorsa che si tratta di una misura di sicurezza “proporzionata”. La Segreteria di Stato della migrazione, interpellata da Keystone-ATS, ha detto dal canto suo che questo tipo di misure non possono avere “un carattere sistematico”, perché violerebbero l’accordo di libera circolazione delle persone stipulato fra Svizzera e UE.

Peyer oggi ha dichiarato che ci si trova in una zona grigia dal punto di vista normativo. “Ci sono diversi giuristi con opinioni diverse al riguardo. Non è tutto chiaro. Non stiamo parlando di matematica”, ha continuato.

Il caso di Roveredo ha però mostrato che un problema c’è e secondo Peyer bisognava fare qualcosa. Ricordiamo: a fine febbraio nell’ambito di un’operazione internazionale contro il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro la polizia aveva arrestato in Francia e in Italia complessivamente sette persone. Quattro di esse, che risulterebbero legate camorra e alla ‘ndrangheta, avevano un permesso di dimora nel paese mesolcinese.

I timori dei politici mesolcinesi

L’obbligo temporaneo del casellario giudiziale nel Moesano è solo un primo passo verso la lotta alla criminalità organizzata secondo Peyer. “Nei prossimi mesi dobbiamo lavorare e seguire l’esempio nazionale, creando un piano d’azione cantonale”, ha continuato il Consigliere di Stato.

Lo scorso dicembre il Consiglio federale ha approvato la strategia per la lotta alla criminalità organizzata. L’obiettivo è impedire che essa trovi terreno fertile per costruire, diffondere e consolidare strutture criminali in Svizzera. Il piano d’azione verrà definito entro la fine del 2026.

Alla richiesta sollevata dai rappresentanti politici del Moesano di espandere l’obbligo del casellario al resto del Cantone, Peyer ribadisce: non si può fare. Lo ha detto anche il Consiglio federale durante la scorsa sessione del Consiglio nazionale, quando il tema è approdato a Berna.

Limitando i provvedimenti al Moesano, il timore dei rappresentanti politici mesolcinesi è che la misura porti i criminali in altre regioni. Un rischio di cui è cosciente anche Peter Peyer. “Per questo abbiamo preso misure anche nelle altre regioni del Cantone per controllare cosa succede”. Alla domanda su quali provvedimenti si tratti in concreto, il Consigliere di Stato non ha dato ulteriori informazioni.

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