Hegseth, “giustificato allarme in Asia su crescita militare Cina”
Nell'Asia-Pacifico vi è un "giustificato allarme" sul potenziamento militare della Cina. Lo ha affermato il capo del Pentagono Pete Hegseth parlando allo Shangri-La Dialogue di Singapore.
(Keystone-ATS) Il segretario alla difesa americano ha detto che “quando osserviamo la regione oggi, riscontriamo un giustificato allarme sullo storico potenziamento militare della Cina e sull’espansione delle sue attività militari nella regione e oltre i suoi confini”.
Washington non cerca “un confronto inutile nella regione”, ma “un equilibrio di potere favorevole e duraturo, in cui nessuno Stato, Cina inclusa, possa imporre la sua egemonia o mettere a repentaglio sicurezza e prosperità di USA e suoi alleati”, ha spiegato Hegseth nel corso del forum sulla sicurezza più importante in Asia che riunisce alti funzionari della difesa ed esperti provenienti da circa 45 paesi, costituendo una rara occasione sia di dibattito aperto e diretto, sia di diplomazia a porte chiuse. Gli Stati Uniti perseguono “un equilibrio genuinamente stabile, che sia vantaggioso tanto per gli americani quanto per i nostri alleati.”
Il capo del Pentagono, alla testa di una folta delegazione americana, ha aggiunto che “il fondamento di ogni partenariato risiede nell’allineamento degli interessi nazionali” e gli USA adotteranno un approccio alle alleanze che sarà “forte, discreto e chiaro”, elogiando paesi come Filippine, Australia, Indonesia, Malaysia e Singapore per essersi fatti avanti e aver condiviso gli oneri della difesa e delle alleanze. Hegseth ha anche menzionato con favore Vietnam e India per aver “migliorato la propria prontezza militare”.
Malgrado abbia affermato che le relazioni tra USA e Cina siano le più solide che si siano viste da molto tempo a questa parte anche sotto l’aspetto militare, il segretario alla difesa ha anche rivolto critiche dirette a Pechino, che punta a modificare lo status quo nella regione.
Il capo del Pentagono ha poi assicurato che non c’è stato “alcun cambiamento nel nostro status” verso Taiwan, astenendosi dal commentare sulla sorte dell’accordo da 14 miliardi di dollari sulla vendita di armi americane all’isola democratica. “Qualsiasi decisione in merito a future vendite, come ha affermato il presidente Donald Trump, spetterà a lui”, ha precisato.
Dopo gli incontri avuti questo mese con l’omologo Xi Jinping a Pechino, Trump ha sollevato interrogativi sulla volontà di Washington di difendere Taiwan, definendo il nuovo pacchetto di armi, che deve ancora approvare, “un’ottima carta negoziale per noi” nei confronti della Cina, che considera l’isola parte “sacra” e “inalienabile” del suo territorio da riunificare anche con la forza, se necessario.
Gli Stati Uniti sono tenuti per legge ad aiutare Taiwan a dotarsi dei mezzi necessari per la sua difesa, pur perseguendo la politica dell’ambiguità strategica su un eventuale intervento militare qualora la Cina dovesse attaccare l’isola.
Il ministro della difesa cinese Dong Jun ha saltato per il secondo anno di fila l’evento di Singapore: Pechino ha invece inviato un gruppo di esperti militari e studiosi.