Israele, esodo record: la Svizzera attrae scienziati e patrimoni
Molti israeliani stanno lasciando il loro paese e non pochi approdano in Svizzera.
(Keystone-ATS) Secondo uno studio dell’università di Tel Aviv citato oggi dal quotidiano losannese 24 Heures le partenze dallo stato ebraico sono state 90’900 nel 2025, 91’500 nel 2024 e 86’500 nel 2023, a fronte di una media 2010-2019 che si aggirava intorno a 60’000.
La dinamica migratoria, quasi sempre favorevole a Israele dalla fondazione dello stato nel 1948, si è invertita dal 2023. A preoccupare è soprattutto la fuga di profili ad alto reddito nella tecnologia e nella sanità: secondo l’autorità fiscale israeliana il fenomeno è quasi raddoppiato in cinque anni e, se proseguisse, potrebbe costare fino a 3,5 miliardi di dollari (2,9 miliardi di franchi) all’anno di entrate fiscali.
In questo quadro, la Confederazione capta una quota modesta ma in crescita. Secondo dati dell’Ufficio federale di statistica citati dal giornale vodese l’immigrazione da Israele verso la Svizzera ha raggiunto un picco nel 2023, con 257 arrivi e solo 85 partenze, contro 189 arrivi e 98 partenze nel 2022. Nel 2024 gli arrivi sono rimasti elevati, a 244, mentre per il 2025 si contano 212 immigrazioni.
La tendenza si riflette anche al Politecnico federale di Losanna (EPFL), polo di attrazione per profili scientifici e tecnologici. I collaboratori di nazionalità israeliana, in equivalenti tempo pieno, erano 9,4 nel 2021, 10,2 nel 2022, 13,8 nel 2023, 16 nel 2024 e 16 nel 2025, ha indicato alla testata romanda un portavoce dell’istituto.
Una scienziata trasferitasi in Svizzera spiega a 24 Heures che la scelta è legata alla carriera, ma anche al clima di instabilità nel paese mediorientale. “Mentirei se dicessi che la situazione in Israele non ha avuto nulla a che vedere con la mia decisione”, racconta. In Svizzera, però, non parlare francese complica l’integrazione e creare contatti è più difficile che in Israele. “In termini di qualità della vita e tranquillità, capisco però perché le famiglie vogliano stabilirsi qui”. La Confederazione dà un senso di sicurezza prezioso, soprattutto da madre.
Sul fronte economico Sacha Guggenheim, gestore patrimoniale a Ginevra e attivo nella Camera di commercio Svizzera-Israele, non osserva un trasferimento massiccio di aziende israeliane, ma un cambiamento nel modo di fare affari. “Sulla scena internazionale, l’immagine di Israele si è degradata”, spiega al giornale. Le imprese, in particolare le start-up tech, hanno più difficoltà a presentarsi direttamente e cercano intermediari neutrali. Un fenomeno nuovo, però, riguarda gli israeliani facoltosi, che ripensano la loro strategia cercando un rifugio per i loro beni.