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La pornografia fa male agli uomini ma fa bene alle donne

Più gli uomini consumano pornografia, più le loro prestazioni sessuali e la soddisfazione della loro partner diminuiscono. Per le donne, la tendenza è opposta, secondo uno studio dei ricercatori di Losanna e Ginevra. KEYSTONE/EPA/JUAN GONZALEZ sda-ats

(Keystone-ATS) Più gli uomini consumano pornografia, più le loro prestazioni sessuali e la soddisfazione della loro partner diminuiscono. Per le donne, la tendenza è opposta, secondo uno studio dei ricercatori di Losanna e Ginevra.

Anche se la pornografia è un’industria gestita principalmente da e per gli uomini, sembra paradossalmente avere un effetto nocivo sulla sessualità maschile ma un effetto benefico su quella femminile. È per lo meno ciò che indica uno studio non rappresentativo condotto da Nicolas Sommet, del Centro LIVES dell’Università di Losanna, e Jacques Berent, dell’Università di Ginevra.

L’indagine, pubblicata sulla rivista Psychological Medicine, è stata condotta in tre anni su circa 100’000 intervistati e 4000 coppie eterosessuali di lingua francese reclutate con il sostegno di un influente YouTubeur in Francia. I ricercatori hanno distribuito un questionario per valutare tre indicatori: la percezione delle proprie capacità sessuali, il livello di funzionamento sessuale e la soddisfazione sessuale riferita dal partner.

È risultato che più gli uomini guardano la pornografia, più si sentono sessualmente incompetenti, più problemi sessuali riferiscono di avere e più le loro partner dicono di essere insoddisfatti. Al contrario, un consumo consistente da parte delle donne porta a una sensazione di maggiore competenza sessuale, meno problemi sessuali e un partner più soddisfatto sotto certi aspetti, come la qualità dello scambio.

Le precedenti ricerche in questo ambito si sono basate su piccoli campioni. Per questo studio, i ricercatori hanno collaborato con lo YouTubers francese Mathieu Sommet. Anche se i risultati non sono rappresentativi della popolazione, questo metodo di reclutamento ha permesso di rivolgersi a intervistati iperconnessi in un’età cruciale del loro sviluppo sessuale. L’età media è infatti di circa 21-22 anni.

“Benché i risultati siano statisticamente chiari, la forza degli effetti rimane relativamente modesta, il che ci dice che la pornografia non può essere vista come la fonte di tutti i mali – per gli uomini – o come una panacea per le donne”, sottolinea Nicolas Sommet in un comunicato stampa del LIVES, il centro svizzero di competenza nella ricerca sul percorso di vita e le vulnerabilità, con sede presso le università di Losanna e Ginevra.

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