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“Töfflibuebe”: a 30 all’ora, inseguendo la libertà adolescenziale

Claudio Lang su un motorino
Canton Soletta, sono quasi le 9:00 del mattino, Claudio Lang e la moglie Claudia si preparano a partire. Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

Anche nella Confederazione, per molte persone il motorino è stato il primo assaggio di indipendenza e libertà. Dopo il declino, da alcuni anni vive un revival, soprattutto sulle strade della Svizzera tedesca. Il racconto di un raduno di "Töfflibuebe" ("ragazzi del motorino") nell'Altopiano svizzero, tra nostalgia, motori a due tempi e odore di miscela.

Per la sua uscita in motorino, Claudio Lang ha scelto il Condor-Puch X30 NS. A prima vista non ha nulla di speciale: telaio rosso, serbatoio e parafanghi cromati, ruote a raggi e manubrio alto. È un classico degli anni Settanta. Basta però osservarlo con più attenzione per notare una particolarità: ha un cambio a quattro marce. “L’ho modificato con un amico. Non voglio mica pedalare in salita”, mi confida sorridendo davanti alla sua autorimessa, a pochi chilometri da Olten.

Claudia e Claudio Lang compilano un modulo
Claudia e Claudio si registrano nell’elenco dei partecipanti al Töffli GP. Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

Claudio è un orgoglioso “Töfflibueb”, ossia un ragazzo del motorino. Così si definiscono le persone appassionate di ciclomotori d’epoca. A volte capita di incrociarle sulle strade di campagna dell’Altipiano svizzero, durante le loro scorribande di gruppo.

Il garage di Claudio è una sorta di paese della cuccagna per gli amanti dei “Mofa”o”Töffli”, come viene chiamato il ciclomotore nella Svizzera tedesca. Ci sono modelli di varie marche, alcuni dei quali non sapevo nemmeno esistessero. Le mie conoscenze si spingono al massimo al classico Sachs della mia adolescenza: inaffidabile, rumoroso e che si beveva, in miscela, tutti i pochi spiccioli che avevo.

Dipendenza per i due tempi

“Quella del motorino è una passione rinata 12 anni fa e che, con il tempo, mi ha preso sempre più la mano”, racconta il quasi 60enne, camionista di professione. “Oggi più che una passione la definirei quasi una malattia, una dipendenza”.

Claudio possiede 32 motorini: Ciao Piaggio, Boxer, Sachs, Hercules, DKW, Alpha Chopper, Puch Maxi, Puch Velux, Maxi N, Maxi S. “Il bello è rimetterli a nuovo”, racconta. “A volte la ricerca dei pezzi di ricambio può rivelarsi snervante. Ma è anche ciò che rende interessante questo hobby”.

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Negli anni Ottanta, Claudio era un adolescente. Era l’epoca d’oro del motorino. Anche lui ne possedeva uno, finito in un angolo e poi venduto perché il suo sogno era una Harley-Davidson.

Quella ce l’ha ancora, ma le è quasi toccato lo stesso destino del primo motorino. “L’Harley non mi diverte più. Con il motorino è diverso”, racconta Claudio. “Non puoi comprarlo bell’e pronto. Devi aggiustarlo da te. E se non trovi i pezzi, devi rivolgerti agli amici affinché ti diano una mano, fresando e adattando parti ormai introvabili. E questo rinsalda ancora di più le amicizie”.

Claudio al lavoro su un motorino
I ciclomotori occupano ogni angolo della casa. Claudio Lang afferma di possederne 32, ma non ne è del tutto sicuro. C’è sempre qualche progetto a cui sta lavorando, come questo Puch Maxi che vuole adattare alla guida fuoristrada. Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

Lo spirito dei “Töfflibuebe”

All’inizio di giugno, la comunità di Töfflibuebe si è ritrovata a Trimbach, nel Canton Soletta, per l’Isebähnli-Töffli-GP, un raduno che da dieci edizioni riporta, sulle strade del Giura e dell’Altopiano svizzero, il rumore scoppiettante e le nuvole di fumo bluastro dei motori a due tempi.

Oltre 300 appassionate e appassionati hanno affrontato un giro di una novantina di chilometri, molti con una tanica di miscela sul portapacchi. Anche Claudio non ha mancato l’appuntamento: “Non ho perso un’edizione”, dice. E per l’occasione ha indossato la giacca di jeans smanicata ricoperta di toppe e stemmi, ricordo di tanti raduni in giro per la Svizzera e all’estero. Con sé ha portato cavi del gas e dei freni, catene, spray sigillante per pneumatici. “Se qualcuno ha un problema, spiega, mi fermo e do una mano. È anche questo lo spirito che ci accomuna”.

Per Martin Sulzer, presidente del comitato organizzatore, il successo dell’evento sta proprio in questo spirito. Nato nel 2017 con circa 140 partecipanti, il GP è cresciuto fino ad attirare persone da ogni parte del Paese: dalla Svizzera centrale, dai Grigioni, dal Ticino e dalla regione francofona. “Il motorino è una sorta di livella sociale, che ci rende tutti uguali: il direttore di banca come la collaboratrice domestica, il pensionato come l’adolescente”, sottolinea Martin Sulzer. “Oggi, per me il motorino è soprattutto una sorta di macchina del tempo che mi riporta a quando avevo 14 anni”.

Revival del cavallo di latta

Soprattutto tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, il rumore del motore a due tempi è stato il suono della cultura giovanile. In alcune regioni della Svizzera, la febbre del Töffli continuò anche oltre. Il motorino è stato vento nei capelli, espadrillas ai piedi, giacca di jeans aperta e musica sparata nelle orecchie con il Walkman. Il ciclomotore era la chiave di un mondo inesplorato, affascinante, sorprendente.

A 14 anni, i giovani potevano finalmente abbandonare le monotone vie di paese e raggiungere la grande città più vicina, la discoteca, il mondo dei grandi. “Con il Mofa potevamo finalmente andare a Lucerna, dove c’era un McDonald’s”, ricorda Martin Sulzer. “Abbiamo poi iniziato a ‘truccarlo’ per non morire di fame per strada. Da lì in poi si è aggiunto un altro elemento elettrizzante: la paura di farsi beccare dalla polizia”. Infatti, chi possedeva un motorino apportava spesso modifiche abusive al motore per superare il limite consentito di 30 chilometri all’ora.

In questo video d’archivio della RSI del 1979, girato a Lugano, i poliziotti passano in minuziosa rassegna i ciclomotori per riscontrarne le irregolarità.

Quell’epoca è ormai passata. La marmitta catalitica, che rese il motorino molto più lento, l’obbligo di portare il casco, che uccise la sensazione di easy rider, e la crescente sensibilità ecologica ne sancirono il lento e inesorabile declinoCollegamento esterno. Ma non la fine! Stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, il motorino sta vivendo un revival, almeno in alcuni cantoni svizzero-tedeschi. A Zurigo, nel 2015 erano registrati circa 12’100 ciclomotori, nel 2025 erano 17’350, pari a un aumento di oltre il 43% in soli 10 anni. Nei Grigioni, a Lucerna e a Soletta, l’aumento si attesta attorno al 30%.

Motorini di fronte a balle di fieno
Il percorso del 10° Töffli GP tocca le zone rurali dei cantoni di Soletta e Basilea Campagna. I ciclomotori parcheggiati davanti al fieno appena imballato presso il ristorante Erzberg a Ramiswil, nel canton Soletta. Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

Al raduno Isebähnli-Töffli-GP, a colpo d’occhio, si notano molti Töfflibuebe sulla sessantina. In sella al loro motorino vogliono forse riavvolgere la bobina del tempo, ritornare adolescenti per rivivere quel periodo di libertà e vento nei capelli. Colpevoli i chili di troppo, sui tratti di strada più ripidi, alcuni sono però obbligati a scendere per raggiungere la cima della salita. Durante le pause, tra un caffè e un bratwurst, i ricordi di un passato lontano e vicino si intrecciano: il primo bacio sul cavallo a due ruote, il motore truccato di nascosto, la ricerca fruttuosa di un pezzo di ricambio ormai introvabile.

Claudio ascolta, ride, racconta. A casa lo aspettano ancora alcuni motorini da sistemare. Di posto in rimessa non ne ha però quasi più, ma separarsi da quei pezzi di vita non sarà facile. Uno, in ogni caso, resterà dov’è: il motorino che gli hanno regalato il figlio e la sua compagnia di amici per i cinquant’anni. “Con quello ho naturalmente un rapporto speciale”, dice. Poi il pensiero corre già al prossimo giro. Ogni anno, con gli amici, attraversa una regione diversa della Svizzera. Qualcuno organizza l’itinerario, gli alberghi, il furgone per i bagagli. Si parte poi insieme, piano, con il motore che scoppietta e che lascia indietro una nuvola bluastra.

Motorini in un furgone
La maggior parte dei partecipanti è tornata al punto di partenza presso il ristorante Isebähnli di Trimbach. Anche i conducenti provenienti dal Ticino hanno già caricato nuovamente i loro Töffli su un furgone e sono pronti per il viaggio di ritorno. Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

In Svizzera i motorini nuovi sono ormai un prodotto di nicchia. L’ultimo costruttore nazionale è Amsler & Co. di Feuerthalen, nel Canton Zurigo, che produce i Pony dal 1995, dopo aver lanciato il marchio nel 1961.

I modelli attuali, GTX e Cross, restano fedeli alla vecchia formula: motore Beta a due tempi da 49 cm3, cambio automatico a due marce, 30 km/h e marmitta catalitica. A richiesta sono disponibili avviamento elettrico, frecce, luce di stop e clacson. 

A cura di Zeno Zoccatelli

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