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Libano, Parlamento approva abolizione della pena di morte

Keystone-SDA

Il parlamento libanese ha abolito la pena di morte, primo paese del mondo arabo a sostituirla con l'ergastolo con lavori forzati. Il Libano rispetta una moratoria non ufficiale sulle esecuzioni dal gennaio 2004.

(Keystone-ATS) Da allora sono state comunque emesse decine di condanne a morte, poi sospese o commutate. La maggioranza dei 128 deputati ha votato a favore dell’abolizione, con l’eccezione del blocco parlamentare di Hezbollah.

Citato dall’agenzia di notizie NNA, il ministro della giustizia libanese, Adel Nassar, ha accolto con favore l’abolizione della pena di morte, affermando che il Libano “ritrova il suo ruolo pionieristico nella regione come protettore dei diritti umani” e che i giudici libanesi non dovranno più affrontare “il dilemma di decidere se porre fine o meno a una vita”.

Nassar ha precisato che l’abolizione non va interpretata come una forma di clemenza verso i crimini: “la privazione della libertà non è clemenza”.

La stessa seduta parlamentare è stata però sospesa dopo il voto sulla pena di morte per un contrasto tra il premier Nawaf Salam e il ministro della difesa Michel Menassa sulla legge di amnistia generale, la cui adozione resta divisa tra chi preme per la scarcerazione del maggior numero possibile di detenuti e chi la vuole approvata rapidamente.

All’ordine del giorno restavano anche la nuova legge sull’informazione, da cui sarebbe stato stralciato l’articolo che prevedeva pene detentive per la diffusione di notizie false, e gli emendamenti alla legge sulla risoluzione bancaria richiesti dal Fondo monetario internazionale.

In aula si sono registrati scontri verbali: il deputato Ali Hassan Khalil ha interrogato il governo sulla mappa pubblicata di recente da Israele, mentre il deputato Samy Gemayel si è scagliato contro i ministri di Hezbollah chiedendone le dimissioni, ricevendo la replica del deputato Hussein Hajj Hassan.

Fuori dal parlamento, i sindacati del settore pubblico hanno manifestato contro la rateizzazione degli arretrati salariali, mentre un altro sit-in ha protestato contro le leggi sugli affitti.

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