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Meloni e il colpo alla Berlusconi, abolito bollo auto

Keystone-SDA

Un colpo alla Silvio Berlusconi. Solo che nel 2008 il Cavaliere si giocò la promessa (mai realizzata) di abolire gradualmente il bollo di auto e moto nell'ultimo giorno di campagna elettorale.

(Keystone-ATS) La premier italiana Giorgia Meloni estrae invece il coniglio dal cilindro con un decreto legge all’alba di una marcia verso il voto la cui durata è ancora incerta. Anche se molti, anche fra i parlamentari di centrodestra, interpretano la mossa come una di quelle elettorali che possono preludere allo scenario di un voto anticipato, la premier assicura che la sua intenzione è andare avanti “fino a quando avrà questa bella e solida maggioranza”.

Ma se negli ambienti della coalizione non si esclude che si stiano preparando le condizioni per andare alle elezioni il prima possibile, in primavera tra aprile e maggio, anche perchè – è la valutazione -sembra comunque difficile che si arrivi fino a settembre.

Chi nel centrodestra predica pazienza per arrivare a ottobre 2027 lo fa confidando che la bolla del generale Vannacci si sgonfierà. Certo è, secondo i ragionamenti che circolano, che se invece dovesse crescere in maniera significativa, i piani potrebbero cambiare, anche arrivando a ipotizzare la possibilità delle urne a inizio anno nuovo.

Intanto la premier mette i suoi paletti. Mai con Roberto Vannacci? “L’ho sentito dire che le alleanze si fanno sul rispetto degli impegni presi con i cittadini. Segnalo però – la risposta di Meloni – che Futuro nazionale oggi è composto da parlamentari eletti nel centrodestra per votare provvedimenti del centrodestra e rappresentare cittadini che hanno votato centrodestra. E invece votano con l’opposizione. Se accade una volta può accadere una seconda. È sempre molto più importante vincere per governare che vincere per non governare, questo è il tema che mi interessa”. E la postilla finale conferma la convinzione della leader di Fratelli d’Italia (FdI) che il generale è inaffidabile.

Lo sa bene Matteo Salvini (Lega), che siede assieme ad Antonio Tajani (Forza Italia, FI) al fianco di Meloni e Giancarlo Giorgetti nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. La volontà è dimostrare plasticamente un allineamento tra le anime della maggioranza. Apparso meno concreto in mattinata, quando il centrodestra si è diviso su tre fronti: sulla stretta alla cittadinanza, con FI che pone paletti rispetto alle richieste della Lega.

Sull’operazione Strade sicure, con il rinvio dell’esame della risoluzione presentata dalla Lega per aumentare i militari; sulle mozioni presentate dalle opposizioni contro il diritto di veto in Ue, slittate per la contrarietà del centrodestra che sul tema è diviso; e infine anche sul discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen, che non piace alla maggioranza di governo, ma per motivi diversi.

Sull’esenzione del bollo per le piccole auto c’è però compattezza totale, anche se ciascuno dei partiti tende a rivendicarlo. In una delle prime riunioni di FI sulla manovra, raccontano parlamentari azzurri, fu messa sul tavolo (ma con un’abolizione generalizzata, con costi stimati in 6 miliardi) da Roberto Occhiuto, e non a caso il vicesegretario e governatore della Calabria è stato tra i primi a commentare entusiasta. In sostanza ai piani alti del governo negli ultimi giorni si è deciso di anticipare subito con decreto una misura che in qualche maniera sarebbe finita nella manovra.

Meloni, pubblicamente, esclude che la mossa si inserisca in un’accelerazione verso il voto. “Finché ho una maggioranza solida per governare intendo governare questa nazione. E mi pare – aggiunge guardando Tajani e Salvini – che i miei colleghi siano d’accordo con me”.

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