“In Italia il referendum sta in antipatia ai politici”
In Italia la democrazia diretta è finora vissuta soprattutto grazie ai Radicali Italiani, che hanno promosso la maggior parte dei 197 referendum nazionali. Uno strumento che non piace ai politici, sottolinea l'ex segretario del movimento Mario Staderini, che confida però in un cambiamento.
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Sono il responsabile della redazione italofona di SWI swissinfo.ch e di tvsvizzera.it. Mi interesso in particolar modo a tutto ciò che riguarda l'italianità in Svizzera e alle relazioni tra la Confederazione e l'Italia.
Dopo una laurea in lettere, ho mosso i miei primi passi nel giornalismo oltre vent'anni fa al Teletext. Dal 2004 lavoro per SWI swissinfo.ch. In questi anni ho ricoperto diversi ruoli giornalistici e gestionali.
Dai referendum degli anni Settanta, il movimento fondato da Marco Pannella ha raccolto circa 60 milioni di firme, portando all’attenzione della politica temi come la legalizzazione della cannabis o dell’eutanasia. Ultimo in ordine di tempo il referendum a Roma sulla messa al bando del trasporto pubblico locale, che dovrebbe svolgersi in novembre.
Mario Staderini, ex segretario dei Radicali Italiani, è convinto che è anche attraverso il rafforzamento di questo strumento della democrazia diretta che si può contrastare la crisi della democrazia rappresentativa.
Il problema – sottolinea Staderini – “è che in Italia il referendum sta in antipatia ai politici”. Le barriere innalzate per potere portare al voto un referendum (in particolare le 500’000 firme necessarie) sono praticamente insormontabili per dei piccoli movimenti.
Un cambiamento potrebbe venire dal nuovo governo, che sembra essere più favorevole a un maggior coinvolgimento dei cittadini, oppure sulla spinta di un’organizzazione internazionale: “Al Comitato Onu dei diritti umani è pendente un ricorso contro l’Italia – indica Staderini. Dovrà decidere se sono stati violati i diritti politici degli italiani”.
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