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Oerlikon, 150 anni di mutamenti: dalle armi ai rivestimenti hi-tech

Keystone-SDA

Dalla cerniera lampo ai cannoni antiaerei, fino ai rivestimenti ad alta tecnologia: poche aziende industriali svizzere si sono reinventate tante volte quanto Oerlikon nella sua lunga storia.

(Keystone-ATS) Nata come fabbrica di macchine utensili, divenuta colosso bellico e oggi specialista in tecnologie di superficie, l’azienda festeggia 150 anni di innovazioni tecnologiche.

Le origini risalgono al 1876, quando l’ingegnere meccanico zurighese Peter Emil Huber-Werdmüller fondò una piccola officina a Oerlikon, allora comune zurighese, oggi quartiere della città. Prima ancora di cambiare nome in Maschinenfabrik Oerlikon (MFO), l’azienda entrò nel settore dell’elettrotecnica, diventando un vivaio di talenti. Fu lì ad esempio che Charles Brown e Walter Boveri, destinati a diventare pionieri dell’industria svizzera, gettarono le basi per la futura ABB (Asea Brown Boveri).

Dopo una prima ristrutturazione nel 1905-06, la produzione di macchine utensili venne scorporata nella Schweizerische Werkzeugmaschinenfabrik Oerlikon (SWO). In tale ambito nel 1923 Martin Othmar Winterhalter perfezionò la cerniera lampo brevettata da Gideon Sundbäck, creando il celebre marchio Riri, azienda di Mendrisio fondata nel 1936. Nel frattempo, nel 1911, l’ingegnere Max Ulrich Schoop aveva già inventato la spruzzatura termica, gettando le fondamenta dell’attuale business dei rivestimenti.

La svolta più controversa arrivò però nel 1924, quando la SWO venne rilevata dal tedesco Emil Georg Bührle, che la riconvertì nella produzione di cannoni antiaerei. Il famoso cannone Oerlikon da 20 mm fu venduto in tutto il mondo, rendendo Bührle uno degli industriali più ricchi della Svizzera. Con i profitti, espanse l’impero in settori che andavano dall’aviazione (Pilatus) all’abbigliamento (Bally), fino agli immobili e alle assicurazioni.

Durante la Seconda guerra mondiale, su richiesta del Consiglio federale Oerlikon esportò anche nella Germania nazista: si trovò quindi a rifornire sia gli Alleati che il Terzo Reich. Ma anche dopo la guerra il business bellico rimase centrale: alla morte di Bührle nel 1956, l’azienda contava oltre 6500 dipendenti, due terzi dei quali impiegati nel settore difesa e aeronautica. Non andò sempre tutto liscio: nel 1970 Dieter Bührle – figlio di Emil Georg, noto anche per aver dato origine della celebre collezione Bührle di arte moderna – fu condannato per esportazione illegale di armi verso Sudafrica e Nigeria.

Nel 1973 la famiglia portò in borsa la Oerlikon-Bührle Holding (OBH), che con l’acquisizione di Bally raggiunse quasi 37’000 dipendenti nel 1980, diventando la più grande industria elvetica. In quegli anni l’unità Balzers, parte del gruppo, scrisse pagine di storia: nel 1969 i suoi rivestimenti a film sottile furono utilizzati dalla Nasa per lo sbarco sulla Luna, e nel 1978 nacque Balinit, un rivestimento anti-usura ancora oggi in uso.

La fine della Guerra fredda segnò il declino del settore militare. Nel 1990 Dieter Bührle lasciò la guida e la sorella Hortense Anda-Bührle prese il timone. Il gruppo si disfece progressivamente di Bally, Pilatus e del comparto difesa, concentrandosi sull’alta tecnologia. Nel 2000 divenne Unaxis, per poi tornare al nome OC Oerlikon dopo l’uscita della famiglia Bührle.

Oggi Oerlikon è specializzata in tecnologie di superficie, materiali ad alte prestazioni e lavorazione dei polimeri. Nel 2025, con la cessione dell’attività dei macchinari tessili Barmag, ha completato la sua trasformazione. Conta circa 10’000 dipendenti e un fatturato di 1,6 miliardi di franchi, a testimonianza di una capacità di reinventarsi che non ha forse eguali nella storia industriale elvetica.

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