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Perù: 25 morti in una settimana di gravi violenze

Manifestanti in Perù KEYSTONE/EPA/Bienvenido Velasco sda-ats

(Keystone-ATS) Una settimana di disordini e proteste antigovernative si è chiusa oggi in Perù con un bilancio di 25 morti, tutti civili, e centinaia di feriti, e gravi danni a infrastrutture, ma anche con una soluzione quasi definitiva per i numerosi turisti rimasti bloccati.

Secondo l’Ufficio del Difensore civico peruviano 20 persone sono morte direttamente negli incidenti con le forze dell’ordine, e cinque in eventi legati ai blocchi stradali. Inoltre, 290 poliziotti e 279 civili sarebbero rimasti feriti.

Citando un rapporto di questo ufficio, così il quotidiano peruviano La Republica racconta l’accaduto: “La maggior parte delle persone decedute erano giovani e vivevano in zone umili. Non si trattava di gente che abitava nella stessa zona o di amici”

“Non si conoscevano – aggiunge il giornale – ma sono morti allo stesso modo: durante le manifestazioni e gli scontri con le forze di sicurezza, da quando Dina Boluarte si è insediata (alla presidenza, in sostituzione di Pedro Castillo, ndr.), e il Parlamento ha bocciato l’idea di anticipare le elezioni”.

La crisi si è concentrata in sei regioni (Lima, Apurímac, La Libertad, Junín, Arequipa e Ayacucho) e si è via via intensificata drammaticamente. Solo nel primo giorno dello stato di emergenza, il 14 dicembre, sono morti nove manifestanti. Il fine settimana, comunque, sembra aver permesso una tregua nelle proteste, e questo ha sbloccato la difficile situazione di centinaia di turisti stranieri sorpresi in varie località – 200 nella sola cittadella incaica di Machu Picchu – dalle manifestazioni a sostegno dell’ex presidente Castillo, in carcere con l’accusa di tentato colpo di stato.

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