Il vertice del G8 funestato dall’uccisione di un manifestante
Sono iniziati i colloqui tra i grandi del mondo, riuniti a Genova per discutere soprattutto di lotta contro la povertà. Nel corso della giornata di venerdì si sono verificate le prime violente contestazioni al vertice. Genova è stata invasa da migliaia di manifestanti e gli incidenti con la polizia che presidiava la "zona rossa" non sono tardati. Triste bilancio: un morto, due feriti gravi e centinaia di contusi.
Molto problematica la situazione a Genova: il vertice del G8 è iniziato, come previsto, tra i disordini, le proteste e le polemiche. Accanto a cortei composti da giovani determinati ma pacifici, si sono mischiati manifestanti violenti, principalmente anarchici. Alcuni hanno cercato di sfondare la “zona rossa”, dove sono riuniti i capi di Stato e le loro delegazioni, ciò che ha causato gli inevitabili incidenti con la polizia. Altri si abbandonati ad atti di vandalismo appiccando il fuoco a vetture, rompendo vetrine e saccheggiando supermercati della città ligure.
Nella mattinata si sono avuti problemi anche a Lugano, al consolato di Germania. Una decina di persona, tutte di nazionalità tedesca, hanno occupato la sede diplomatica per protestare contro la trasmissione di dati personali alle autorità italiane. I dieci, che intendevano recarsi a Genova in bicicletta, erano stati bloccati negli scorsi giorni alla dogana di Chiasso. In seguito all’intervento della polizia, l’occupazione è stata comunque di breve durata.
I grandi del mondo, riuniti fino a domenica nel capoluogo ligure, non dovranno però lasciarsi distrarre dalle proteste, se vorranno venire a capo della fitta agenda dei lavori, tra i cui temi figurano economia, crisi regionali – in particolare Medio Oriente e Balcani- scudo spaziale, ambiente, sicurezza alimentare e biotecnologie.
Una nuova era
L’incontro di Genova sarà comunque destinato a cambiare la storia dei summit internazionali così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi, perché segna la fine di un’epoca. Gli otto Grandi, Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Russia siedono al tavolo del vertice con un’agenda variegata ma che ha, in concreto, una sola e unica priorità: la lotta alla povertà.
Gli altri temi, pur importanti, come il rilancio dell’economia, la salvaguardia ambientale, la sicurezza alimentare, le tematiche di politica estera sono inevitabilmente in secondo piano. È la prima volta che un vertice del G8 pone la guerra alla povertà, alla fame e alle malattie in cima alle sue preoccupazioni. Tutto questo, nelle dichiarazioni dei partecipanti al vertice, verrà prima, per esempio, dei timori per le nuove ombre che si affacciano sul panorama economico mondiale. Si tratta di un cambiamento netto, di una tendenza largamente innovativa.
La mano tesa degli otto Grandi è diretta verso i paesi più poveri e in via di sviluppo alcuni dei quali sono stati invitati a Genova per un incontro con gli otto leader, con il segretario generale dell’Onu e con i capi delle organizzazioni internazionali. La priorità è dunque chiara: nell’epoca della globalizzazione e del mondo interdipendente, è necessario avvicinare il ricco nord del mondo al sud povero, ridurre le differenze, ridare speranza e fiducia ai tanti emarginati della terra e a chi non crede nella legittimità e nell’efficacia di vertici come quello di Genova.
Si tratta di gettare le basi per costruire un mondo più equo e giusto, con uno sviluppo il più possibile omogeneo, riducendo le aree di povertà e degrado, un mondo dove la qualità dell’ambiente e la sicurezza alimentare diventino priorità di tutti i governi. È una strada difficile, impervia e piena di ostacoli. Ma ormai si è fatta largo in tutti la consapevolezza che è l’unica strada percorribile per costruire il mondo del nuovo millennio.
swissinfo e agenzie
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