Uno studio per mettere a tacere le voci xenofobe
Gli stranieri non sfruttano più degli svizzeri l’assicurazione invalidità. Lo prova uno studio dell’Ufficio delle assicurazioni sociali (Ufas).
L’Ufas denuncia le «manipolazioni populiste», suscitando la reazione della destra dura che mette in dubbio la «neutralità» dell’Ufficio.
I falsi invalidi, soprattutto quelli stranieri, sono stati uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale dell’Unione democratica di centro (UDC). Nella Svizzera tedesca, la parola “Scheininvalide” (falsi invalidi), propagata da Christoph Blocher, l’attuale ministro di giustizia e polizia, è stata decretata “la più brutta parola dell’anno”.
La polemica sui falsi invalidi ha messo sotto pressione l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), accusato dalla destra dura di versare delle rendite a persone che fingerebbero soltanto di essere invalide. Altro capo d’accusa: il denaro finirebbe troppo spesso nelle tasche di stranieri residenti all’estero.
A gettare olio sul fuoco ci si è messa anche la televisione della Svizzera tedesca che il 17 dicembre ha trasmesso un servizio sul tema suscitando innumerevoli reazioni. «Era una trasmissione al limite della manipolazione populista», denuncia a swissinfo Béatrice Breitenmoser, vicedirettrice dell’Ambito invalidità dell’Ufas. «C’erano solo delle emozioni. Non si è dato spazio ad informazioni neutre e concrete».
La parola ai numeri
Per reagire alle sollecitazioni provenienti dall’opinione pubblica, ma anche dal mondo politico, l’Ufas ha pubblicato uno studio che, cifre «neutre» alle mano, toglie sostanza alle «insinuazioni di natura populista».
Per l’Ufas, le prestazioni dell’assicurazione invalidità (AI) versate all’estero non sono sinonimo di abuso e la possibilità di percepire una rendita AI è maggiore per gli svizzeri.
«Le ripartizione tra beneficiari svizzeri, 65%, e stranieri, 35%, è stabile dal 1995», spiega Béatrice Breitenmoser. «Inoltre le cifre dimostrano che solo una piccola parte delle rendite AI viene versata all’estero, dove tra l’altro si trovano anche degli svizzeri».
L’Ufas riconosce che le domande di prestazioni rivolte all’AI dall’estero comportano un esame più complesso. Contesta tuttavia che costituiscano un «particolare potenziale per abusi». Le domande sono esaminate, sulla base del diritto svizzero, da specialisti che decidono sul da farsi.
La destra però contesta le informazioni propagate dall’Ufas. «È assolutamente ridicolo pretendere che si tratti d’elementi neutri», dichiara a swissinfo Yves Bichsel, portavoce dell’UDC. «L’Ufas fa parte del Dipartimento guidato da Pascal Couchepin, un radicale che ha perso le elezioni. Chissà, forse vuole superare il senso di frustrazione per la sconfitta elettorale».
Casi in aumento, ma proporzioni stabili
Secondo lo studio, il numero totale dei beneficiari AI è in netto aumento dal 1990. La ripartizione tra svizzeri e stranieri è invece stabile dal 1995. Con una proporzione del 12%, gli italiani restano il primo gruppo di beneficiari AI stranieri. Ma il loro numero, contrariamente a quello dei cittadini dell’ex Jugoslavia, non è più in aumento.
Questo andamento è dovuto a fattori demografici. Ogni anno il 9% di beneficiari di rendite AI italiani passa all’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), mentre questo tasso è solo dell’uno o due per cento tra i portoghesi e i cittadini della ex Jugoslavia.
La probabilità di ottenere una rendita AI è quasi due volte superiore per gli assicurati svizzeri che per quelli stranieri. Tutto ciò sebbene il tasso di attività dei cittadini stranieri sia più elevato, molti di quest’ultimi lavorino in settori più pericolosi e il loro livello di formazione sia generalmente inferiore.
Per Yves Bichsel i dati pubblicati non tolgono nulla all’importanza delle rivendicazioni dell’UDC: «Ci sono persone che abusano del sistema cercando di ottenere una rendita AI con qualsiasi pretesto. Si può parlare d’industria. Non penso che una statistica pubblicata dall’Ufas cambierà le cose. Forse dietro a questa pubblicazione si nasconde un po’ di cattiva coscienza. Si sono lasciati esplodere i costi e ora si cerca una giustificazione».
Quinta revisione della legge
Se la destra continua a cavalcare il tema dei “presunti invalidi” e dei beneficiari stranieri, l’Ufas ammette che l’AI è in difficoltà, ma sottolinea che il vero problema non ha nulla a che vedere con la nazionalità dei beneficiari.
Si tratta piuttosto dell’aumento dei beneficiari giovani, con dei problemi di natura psichica e domiciliati in Svizzera: persone che restano per degli anni, quando non per dei decenni a carico dell’AI.
La quinta revisione della legge sull’assicurazione invalidità, che sarà lanciata prossimamente, dovrebbe permettere di rimediare a questa situazione. La nuova legge prevede di limitare le rendite nel tempo in modo da poter riesaminare se è il caso di continuare a versarle.
swissinfo e agenzie
Gli svizzeri ricevono il 65% delle rendite AI, gli stranieri il 35%
La proporzione è stabile dal 1995
11% delle rendite versato all’estero (9% stranieri, 2% svizzeri residenti all’estero, dati gennaio 2003)
Rendite più alte per gli svizzeri, in genere più formati
Più rendite complementari per gli stranieri (tasso di matrimonio più alto e più figli)
Più della metà delle rendite accordate a svizzeri nel 2002 rientrava nella categoria “malattie psichiche”
Solo un terzo degli stranieri è in questa categoria
Stranieri soprarappresentati nella categoria “ossa e organi del movimento”
L’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha risposto con la pubblicazione di uno studio alle insinuazioni della destra dura secondo cui in Svizzera ci sarebbero troppi stranieri a carico dell’assicurazione invalidità.
Sotto accusa anche le rendite versate all’estero. Per l’Ufas il vero problema non sono gli stranieri, ma l’aumento generalizzato dei casi, in particolare quelli che riguardano giovani con problemi di natura psichica.
La quinta revisione della legge sull’assicurazione invalidità dovrebbe permettere di rimediare, almeno in parte, alla situazione.
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