L'aiuto ai “sans-papiers” rimane un crimine in Svizzera

L'attivista per i diritti umani Anni Lanz è stata condannata per aver aiutato un rifugiato malato a entrare in Svizzera. © Keystone / Valentin Flauraud

Chi sostiene stranieri che soggiornano illegalmente in Svizzera rischia sempre una condanna, anche se agisce per spirito di solidarietà. Il parlamento ha rifiutato d’introdurre un'eccezione nella legge per "motivi onorevoli".

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 marzo 2020 - 15:00

Articolo 116 capoverso 1 lettera a) della Legge federale sugli stranieri: " È punito con una pena detentiva sino a un anno o con una pena pecuniaria chiunque soggiorna in Svizzera o all’estero, facilita o aiuta a preparare l’entrata, la partenza o il soggiorno illegali di uno straniero.

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Il "reato di solidarietà" non scomparirà in Svizzera. La Camera del popolo (Consiglio nazionale) ha rifiutato mercoledì di modificare la Legge sugli stranieri. Un'iniziativa parlamentare depositata da Lisa Mazzone, senatrice del Partito ecologista svizzero (PES), proponeva di aggiungere un'eccezione all'articolo 116, affinché non vengano condannati coloro che aiutano migranti privi di documenti per "motivi onorevoli". La proposta è stata respinta con 102 voti contro 89 e un'astensione.

“Non si fa una differenza tra passatori professionisti e coloro che agiscono per motivi umanitari”, ha deplorato Samira Marti, deputata del Partito socialista (PS). “Attivisti e membri della chiesa sono considerati alla stessa stregua dei trafficanti di esseri umani”. 

La consigliera nazionale basilese ha citato il caso di Norbert Valley, un pastore di Neuchâtel, citato in giudizio per aver permesso a un uomo senza documenti di dormire in chiesa quando non poteva trovare altra soluzione.

"La Svizzera è un paese con valori cristiani, dove ci viene insegnato l'amore per il prossimo", ha ricordato Katharina Prelicz-Huber, deputata del PES. “Non dobbiamo criminalizzare chi aiuta le persone in difficoltà". Il Partito popolare democratico (PPD, centro), che si dice vicino ai valori cristiani, ha però seguito a grande maggioranza le forze di destra, bocciando a sua volta l'iniziativa. 

"I giudici dispongono ora di un sufficiente margine di manovra e possono rinunciare alle sanzioni", ha dichiarato il presidente del PPD Gerhard Pfister. "Non vogliamo introdurre una sorta di diritto di resistenza che potrebbe solo minare il nostro Stato di diritto", ha affermato Jean-Luc Addor, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC, destra).

Non vogliamo introdurre una sorta di diritto di resistenza. (Gerhard Pfister, presidente del PPD)

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Intransigenza svizzera

La Svizzera è particolarmente severa con le persone che aiutano i migranti privi di documenti, come rivela un'indagine condotta da Amnesty International in otto paesi europei (Svizzera, Croazia, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Spagna, Italia, Malta). Nel 2018, 972 persone sono state condannate per aver violato l'articolo 116 della legge sugli stranieri.

La stragrande maggioranza di queste condanne non concernevano passatori o trafficanti di esseri umani (32 casi sono stati considerati "aggravati"), ma cittadini che avevano prestato aiuto per pura solidarietà. Amnesty fa l'esempio di Anni Lanz, punita per aver riportato in Svizzera dall'Italia un richiedente l’asilo malato, costretto a dormire per strada. O di Valérie, una richiedente l’asilo che ha accolto un amico in situazione irregolare e a cui è stata inflitta una multa e l'iscrizione nel suo casellario giudiziale.

Rym Khadhraoui, ricercatrice presso Amnesty International, si dice sorpresa dalla durezza delle autorità svizzere, le quali puniscono anche le persone che facilitano il soggiorno dei migranti privi di documenti. In Francia, ad esempio, la legge è stata modificata per includere un'esenzione umanitaria all'interno del territorio, anche se non si applica alle frontiere.

Le autorità svizzere non considerano la legge come un mezzo per combattere i passatori, ma piuttosto come uno strumento per controllare la migrazione. (Rym Khadhraoui, ricercatrice di Amnesty International)

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"Quello che mi ha colpito è il numero di persone non svizzere che vengono condannate benché siano più vulnerabili, dato che è in gioco il loro permesso di soggiorno", dice Rym Khadhraoui. “Per loro è una doppia punizione". La ricercatrice rileva inoltre la particolarità del sistema svizzero, che consente di emettere una condanna per ordinanza penale, basandosi solo sulla decisione di un procuratore e senza processo in contraddittorio.

"Ciò spiega anche l'altissimo numero di condanne", sottolinea Rym Khadhraoui. A suo avviso, "le autorità svizzere non considerano la legge come un mezzo per combattere i passatori, ma piuttosto come uno strumento per controllare la migrazione".

Una questione europea

Amnesty International ha sostenuto l'introduzione di un'eccezione per motivi onorevoli nel diritto svizzero, ma per Rym Khadhraoui si tratta  innanzitutto di un problema europeo che dovrebbe essere risolto nel quadro degli accordi Schengen-Dublino: "Gli Stati devono smettere di incolparsi a vicenda e accettare di modificare la direttiva del 2002, in modo da precisare che l'esenzione umanitaria è obbligatoria e non discrezionale".

Amnesty International chiede che la Svizzera e gli altri paesi europei rispettino finalmente il Protocollo dell'ONU sul traffico di migranti, secondo il quale le persone sono punibili solo se ne traggono direttamente o indirettamente vantaggi finanziari o materiali. Questo esclude gli atti di solidarietà.

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