2004 – Un anno politico sull’ottovolante
Una serie di sconfitte alle urne e forti tensioni interne. Per il governo svizzero, il 2004 è stato un anno difficile.
Logorato da anni di progressiva polarizzazione, il mondo politico elvetico stenta a ritrovare un equilibrio.
Il 2004 sembrava iniziato nel migliore dei modi, per la destra svizzera. Con l’elezione in Consiglio federale di Christoph Blocher e Hans-Rudolf Merz e l’esclusione di Ruth Metzler, il 10 dicembre 2003, il baricentro del governo si era spostato nettamente dalla sua parte.
Fra i sostenitori della svolta, la speranza era che l’elezione segnasse il preludio di un nuovo corso nella politica elvetica. A sinistra si parlava con preoccupazione della “banda dei quattro”, formata, oltre che dai due neo-eletti, da Pascal Couchepin e Samuel Schmid.
Molti avevano però dimenticato che in Svizzera le possibilità di realizzare un vero programma di governo sono limitate e che la democrazia diretta conferisce ai cittadini il ruolo che in altri paesi è dell’opposizione parlamentare.
Governo sconfitto alle urne
A rinfrescare loro la memoria ci ha pensato il primo appuntamento alle urne dell’anno, l’8 febbraio 2004. Il popolo era chiamato ad esprimersi sul controprogetto all’iniziativa Avanti, su una revisione del diritto di locazione e su un’iniziativa per l’internamento a vita di criminali particolarmente pericolosi.
I primi due progetti, fortemente voluti dalla destra in parlamento e sostenuti dal governo, sono stati respinti con maggioranze superiori al 60%. L’iniziativa, promossa da un comitato esterno ai partiti e sostenuta solo dalla destra populista, è invece stata accolta con il 56,2% dei voti.
Un secondo schiaffo al Consiglio federale è arrivato con le votazioni del 16 maggio. Anche in quell’occasione i cittadini hanno detto no, con percentuali tra il 67 e il 68%, a due progetti approvati dalla maggioranza di centro-destra in parlamento, senza tener conto delle riserve della sinistra: il pacchetto di tagli fiscali e l’11esima revisione dell’Assicurazione vecchiaia superstiti (AVS).
Stessa sorte è toccata alla proposta di alzare l’aliquota IVA per finanziare AVS e Assicurazione invalidità (AI). In questo caso però il Partito socialista (PS) aveva sostenuto il governo, invitando a votare di sì, mentre l’opposizione è venuta piuttosto da destra.
Un paese diviso
Il quadro si è fatto più complesso in occasione del voto del 26 settembre. I cittadini hanno approvato l’istituzione di un’assicurazione maternità, vecchio postulato della sinistra, in una versione light sostenuta da buona parte dello schieramento borghese e dal governo.
Nel contempo, dalle urne sono però scaturiti due no alla naturalizzazione agevolata degli stranieri di seconda e terza generazione. Due no che hanno ribadito la capacità di mobilitazione dell’UDC, anche contro tutti gli altri grandi partiti e contro il parere del governo.
Oltretutto, il 26 settembre è riemersa in tutta la sua ampiezza la spaccatura che su questi temi divide la Svizzera tedesca dalla Svizzera romanda e le regioni urbane dalle regioni rurali.
Solo nell’ultima tornata di votazioni dell’anno, il 28 novembre, il governo ha incassato una vittoria piena. I cittadini hanno approvato con maggioranze nette la legge sulle cellule staminali (combattuta sia da ambienti antiaboristi, sia da ambienti ecologisti), la nuova perequazione finanziaria (avversata dalla sinistra) e il nuovo ordinamento finanziario (non contestato).
Bilancio difficile
A fine anno, un bilancio univoco è difficile. La sinistra ha vinto alcune votazioni che aveva indicato come fondamentali per fermare la deriva a destra del paese. L’UDC ha però dimostrato di avere una forza sufficiente ad imporre una sorta di veto sulle decisioni che riguardano l’immigrazione.
Il Consiglio federale, dal canto suo, si è dovuto confrontare con una massiccia dimostrazione di sfiducia da parte dei cittadini, pur lenita dai risultati postivi dell’ultimo appuntamento alle urne.
A questo si aggiungono le crescenti tensioni in seno al governo. Con la presenza in Consiglio federale di Christoph Blocher, abituato ai toni forti, populistici e spesso provocatori, la compattezza del collegio, già provata dalla crescente polarizzazione del dibattito politico, ha cominciato a dare segni di logoramento.
Battibecchi di governo
Fin dai primi mesi del 2004 Blocher ha cercato di intervenire nei settori dei suoi colleghi, criticando ad esempio le sovvenzioni a Svizzera Turismo o frenando la nomina del nuovo Mister Prezzi o persino suggerendo al ministro dei trasporti Moritz Leuenberger di dare le dimissioni.
Pascal Couchepin, irritato per il rifiuto di Blocher di commentare il no popolare sulle naturalizzazioni agevolate, ha da parte sua reagito accusando il collega UDC – sulle pagine del settimanale NZZ am Sonntag – di non capire le regole della democrazia.
Mai prima d’ora, nella storia dello Stato federale, i conflitti interni al governo avevano avuto tanta pubblicità. Uscita dalle placide acque della collegialità, la politica svizzera è entrata in una fase d’instabilità, ricca di colpi di scena. Con il rischio di ritrovarsi, dopo il giro sull’ottovolante, al punto di partenza.
swissinfo, Andrea Tognina
Del Consiglio federale fanno parte due esponenti del Partito liberale radicale (Pascal Couchepin e Hans-Rudolf Merz), due socialisti (Moritz Leuenberger e Micheline Calmy-Rey), due membri dell’Unione democratica di centro (Samuel Schmid e Christoph Blocher) e un democristiano (Josef Deiss).
Prima del 10 dicembre 2003 i democristiani occupavano due seggi in governo. Ma con l’elezione dell’UDC Blocher, la giovane ministra Ruth Metzler ha dovuto lasciare il Consiglio federale.
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