Il Canton Ticino si appresta a festeggiare i suoi 200 anni
Nel Canton Ticino sono iniziati i lavori preparatori per i grandi festeggiamenti del 2003, con i quali verranno commemorati i primi due secoli di appartenenza alla Confederazione Elvetica. Il primo progetto di costituzione di quella che sarebbe poi diventata la Repubblica e Cantone del Ticino risale già a 200 anni fa: il 18 agosto 1801.
Diverse manifestazioni e iniziative ufficiali sono previste nel 2003 per commemorare il bicentenario della nascita del Cantone Ticino. Il primo tentativo di unificare gli ex baliaggi subalpini in un unico cantone politicamente autonomo risale però all’estate del 1801.
L’emancipazione dei baliaggi, nell’ambito della Repubblica elvetica, aveva portato nel 1798 alla creazione dei Cantoni di Lugano (Sottoceneri e Locarnese) e Bellinzona (il resto del Sopracceneri). Si trattava tuttavia di entità amministrative governate da prefetti, prive di sovranità politica, in preda a frequenti disordini e occupazioni militari.
Il progetto di Costituzione elvetica del 29 maggio 1801, ispirato dal governo francese, prevedeva la riunione degli ex baliaggi italiani per formare il cantone Ticino (al quale era annesso anche il Moesano). I distretti dovevano eleggere i loro rappresentanti ad una Dieta incaricata di elaborare una Costituzione cantonale, conforme al progetto nazionale: i Cantoni riacquistavano autonomia politica, dopo il tentativo di imporre un regime centralizzatore.
I 44 deputati alla Dieta cantonale si riunirono a Bellinzona il 1° agosto 1801 e si separarono il 18 dello stesso mese, dopo aver approvato un “Progetto di Costituzione organica del Cantone del Ticino in sequela al progetto di Costituzione generale elvetica”. Si trattava del primo tentativo di conciliare il federalismo e le istituzioni tradizionali con le aspirazioni moderne e unitarie della Repubblica elvetica.
Tra i princìpi fondamentali si affermava che “gli abitanti del Cantone del Ticino formano una sola corporazione; quindi sono tolti gli antichi confini politici che vi erano fra Distretto e Distretto, nella stessa maniera che la Costituzione elvetica (…) ha levato i confini che un tempo dividevano un Cantone dall’altro”.
Si proclamava inoltre la volontà di promuovere l’agricoltura e la pubblica istruzione. Nel frattempo si affermava però che le proprietà delle antiche corporazioni e vicinanze restavano intatte e si dichiarava la religione cattolica “dominante di diritto e di fatto”. Il progetto del 1801 non accennava minimamente ai diritti e alle libertà individuali; l’esercizio dei diritti politici era riservato ai possidenti che pagavano una determinata quota di imposte patrimoniali.
I lavori costituzionali avevano, altresì, messo in risalto alcuni nodi che occasioneranno frequenti dissidi nel corso del XIX secolo: le rivalità campanilistiche per la fissazione del capoluogo cantonale e la resistenza dei distretti al processo d’unificazione politica e d’ammodernamento amministrativo.
I progetti costituzionali nazionali e cantonali del 1801 non poterono entrare in vigore: avrebbero dovuto essere avallati da una Dieta nazionale, che fu però disciolta con un colpo di stato; fu uno dei tanti rivolgimenti interni di una Repubblica elvetica dilaniata dalle lotte tra “unitari” e “federalisti”.
La Costituzione che creerà il Ticino come Cantone confederato autonomo, sarà poi elaborata a Parigi secondo il volere di Napoleone Bonaparte ed inclusa nell’Atto di Mediazione promulgato dal Primo Console il 19 febbraio 1803.
Marco Marcacci
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