The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

In questa domenica di super votazioni, l’imposizione individuale si gioca sul filo di lana

votazioni federali 8 marzo Svizzera
Attualmente, le coppie sposate sono tassate congiuntamente. Se l'iniziativa sarà accettata, ogni contribuente dovrà compilare la propria dichiarazione dei redditi. Keystone / Gaetan Bally

La suspense attorno alle votazioni federali dell’8 marzo ruota in particolare attorno alla riforma della tassazione individuale delle coppie sposate. Incerto anche il risultato dell’iniziativa per ridurre il canone radiotelevisivo, che sembra avviata verso il no, ma con un margine fragile. Più chiaro appare invece il destino degli altri oggetti in votazione: il controprogetto sull’uso del contante dovrebbe essere accolto, mentre il Fondo per il clima sembra destinato a essere respinto.

Se i sondaggi non mentono, la principale incognita di questo “super weekend di votazioni” dell’8 marzo riguarda soprattutto la riforma che mira a porre fine alla penalizzazione del matrimonio.

Il progetto prevede di modificare il sistema fiscale applicato alle coppie sposate. Attualmente, queste ultime compilano una dichiarazione d’imposta congiunta, mentre le persone non sposate dichiarano il proprio reddito singolarmente. Per garantire pari trattamento, Governo e Parlamento hanno elaborato una legge che stabilisce l’imposizione individuale per tutti i contribuenti, indipendentemente dallo stato civile.

Secondo le sostenitrici e i sostenitori della riforma, l’attuale sistema penalizza le economie domestiche a doppio reddito, con il secondo salario — spesso quello della donna — particolarmente svantaggiato. A loro avviso, l’imposizione individuale incoraggerebbe l’attività professionale femminile, migliorando le prospettive di carriera e la previdenza professionale.

Chi si oppone ritiene invece che il progetto rappresenti un attacco alla famiglia tradizionale, poiché i principali beneficiari sarebbero le coppie sposate in cui entrambi i coniugi lavorano con un grado d’attività simile e dispongono di redditi comparabili.

Partita con un ampio consenso, la riforma ha perso terreno nei sondaggi nel corso della campagna. Si tratta di un’evoluzione insolita per un progetto promosso dalle autorità, che solitamente guadagna sostegno nel tempo. In questo caso, però, a fare breccia sono stati i difetti della proposta.

Stando al secondo sondaggio SSR pubblicato meno di due settimane prima del voto, solo il 52% delle persone intervistate sosteneva ancora la riforma. Una percentuale che potrebbe non bastare per superare lo scoglio delle urne. Si tratterebbe di un nuovo insuccesso per l’imposizione individuale, tema a lungo bloccato in Parlamento: è infatti la prima volta in 25 anni che una soluzione ottiene il via libera delle Camere federali, dopo numerosi tentativi falliti.

Un no all’iniziativa SSR?

Un altro oggetto particolarmente al centro dell’attenzione è l’iniziativa SSR, denominata “200 franchi bastano!”. Lanciata dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), dall’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e dai Giovani liberali-radicali, chiede la riduzione del canone radio-TV da 335 a 200 franchi all’anno per economia domestica e l’esenzione delle imprese. Le entrate del canone finanziano gran parte dei programmi della SSR, inclusa metà del budget di Swissinfo e di tvsvizzera.it.

Il comitato d’iniziativa afferma di voler alleggerire il carico finanziario per i nuclei familiari. Il campo di chi è contrario critica l’offerta di programmi della SSR e sostiene che il servizio pubblico dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla propria missione principale: l’informazione. Secondo chi sostiene l’iniziativa, la SSR sarebbe comunque in grado di svolgere tale mandato con gli 850 milioni che le resterebbero.

Chi si oppone, teme invece che una riduzione così marcata dei mezzi comprometta la coesione nazionale e la democrazia. Il fronte dei contrari, ricorda inoltre che la SSR ha già avviato una profonda trasformazione per realizzare 270 milioni di risparmi entro il 2029, pari al 17% del suo budget.

Nel corso della campagna il “no” ha guadagnato terreno: il secondo sondaggio SSR rileva un tasso di rifiuto del 54%. Solo l’elettorato UDC continua a sostenere in maggioranza l’iniziativa, mentre l’opposizione cresce in tutte le fasce della popolazione. Indizi che fanno pensare a una probabile vittoria del no, ma nulla è ancora deciso.

Il denaro contante dovrebbe entrare nella Costituzione

L’esito della votazione sull’iniziativa sul denaro contante e sul relativo controprogetto appare più chiaro. Gli svizzeri e le svizzere dovrebbero accettare entrambi i testi, ma con una preferenza per il controprogetto, secondo i sondaggi.

Entrambe le proposte puntano a inserire nella Costituzione il principio secondo cui il contante dovrà sempre essere disponibile. Le formulazioni sono però diverse. L’iniziativa, lanciata dal Movimento Libertà Svizzera — già promotore di una votazione contro la vaccinazione obbligatoria — chiede che monete e banconote siano sempre disponibili in quantità sufficiente. Il controprogetto di Governo e Parlamento propone una formulazione più ampia: garantire l’approvvigionamento in numerario.

L’attenzione mediatica dedicata a questo oggetto è rimasta limitata, così come il volume delle inserzioni, rileva l’Année politique suisse, pubblicazione dell’Istituto di scienze politiche dell’Università di Berna. L’analisi sottolinea inoltre che nessun budget per questa campagna è stato segnalato al Controllo federale delle finanze, un unicum dall’introduzione dell’obbligo di dichiarare le spese superiori a 50’000 franchi.

>> Il nostro approfondimento sull’uso di contante in Svizzera:

Altri sviluppi

Una pesante sconfitta in vista per il Fondo per il clima

Il destino sembra segnato anche per l’iniziativa per un fondo per il clima, lanciata da Partito socialista e Verdi. Già in difficoltà nel primo sondaggio, il testo ha perso ulteriori consensi nelle settimane successive: in occasione del secondo sondaggio, il 65% delle persone intervistate ha dichiarato che voterà “no”.

L’iniziativa chiede alla Svizzera di investire ogni anno tra lo 0,5 e l’1% del Prodotto interno lordo nella trasformazione ecologica del Paese. Un importo compreso tra 3,9 e 7,7 miliardi di franchi, destinato a finanziare misure di protezione del clima e della natura.

Per la sinistra e gli ambienti ecologisti, non intervenire costerebbe molto più che investire alcuni miliardi. I partiti di destra e di Centro ritengono invece che l’iniziativa sia troppo onerosa e inefficace.

Articolo a cura di Samuel Jaberg

Traduzione con il supporto dell’IA/mar

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR