La neutralità svizzera, allineata ieri, sovranista oggi?

Nel 1962, un influente consigliere del presidente statunitense John F. Kennedy disse all'ambasciatore svizzero a Washington August R. Lindt: "Se la Svizzera non esistesse, bisognerebbe inventarla". Nel 1964, in occasione di un ricevimento ufficiale, Fidel Castro donò all'ambasciatore svizzero Emil Stadelhofer il berretto verde oliva della sua uniforme, in segno di riconoscenza per i suoi servizi. Documenti Diplomatici Svizzeri, dodis.ch/40943
Questo contenuto è stato pubblicato il 25 febbraio 2020 - 15:03
Frédéric Burnand, Ginevra

Il caso di spionaggio internazionale che coinvolge l'azienda Crypto AG ricorda i bei vecchi tempi quando, durante la Guerra fredda, la Svizzera era utile a entrambi i blocchi. Oggi, la Confederazione potrebbe ritornare a rivestire questo ruolo di mediatrice tra Cina e Stati Uniti? È molto improbabile.

Le recenti rivelazioni sulla vasta operazione di spionaggio effettuata con macchine crittografiche della ditta di Zugo Crypto AG hanno scioccato l'opinione pubblica in Svizzera per la sua portata e la sua durata. Ci si chiede fino a che punto le autorità elvetiche fossero a conoscenza del fatto che tale attrezzatura era stata manipolata dai proprietari dell'azienda e dai servizi segreti americani e tedeschi.

In Svizzera, il caso Crypto AG è appena scoppiato. Alcune persone coinvolte nella vicenda sono alti funzionari, come l'attuale segretario generale del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Markus Seiler che all'epoca era a capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC).

Neutralità identitaria

Il caso ha inoltre sollevato la questione della neutralità elvetica, uno status giuridico riconosciuto dal diritto internazionale e a cui la stragrande maggioranza degli svizzeri tiene molto. Nell'ultimo rapporto sulla sicurezza (2019), il Centro di studi strategici del Politecnico federale di Zurigo ha indicato che "la neutralità gode del sostegno del 96% degli intervistati (…). Inoltre, le svizzere e gli svizzeri sono convinti che la neutralità sia indissolubilmente collegata all'idea svizzera di Stato".

Da una parte, con lo scoppio della Prima guerra mondiale le autorità svizzere hanno capito che la neutralità aveva una funzione pacificatrice per il Paese.

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Dall'altra, a livello internazionale la maggior parte degli Stati era consapevole che durante la Guerra fredda la Svizzera parteggiava per il blocco occidentale, blocco che si batteva contro il totalitarismo sovietico. La difesa del mondo libero invocata dagli Stati Uniti per giustificare la loro funzione di gendarmi del pianeta non era solo uno strumento di propaganda. Ma in Svizzera l'anticomunismo fu particolarmente vigoroso fin dagli inizi.

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 "Anche prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, la lotta contro la sinistra e poi contro il comunismo era uno dei principi guida della diplomazia", evidenzia lo storico Hans-Ulrich Jost. "Ciò non significa tuttavia che la Svizzera, come area di produzione industriale, non abbia fatto affari con l'URSS o la Cina maoista. Infatti, se gli interessi economici lo avessero richiesto, ci si poteva discostare da tali principi guida".

Il fatto di far parte del blocco occidentale non impediva però alla Svizzera di offrire i suoi buoni uffici. "L'utilità della neutralità svizzera venne dimostrata alla comunità internazionale nel 1953, quando la Confederazione, considerata uno Stato 'neutro occidentale', entrò a far parte della Commissione di supervisione delle nazioni neutrali sull'armistizio in Corea e di quella per il rimpatrio dei prigionieri di guerra", indica il Dizionario storico della Svizzera nel suo articolo sulla Guerra fredda.

Inoltre, la Svizzera ha avuto un ruolo chiave nell'ambito della Conferenza sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa – la futura OCSE – grazie a cui, all'inizio degli anni Settanta del secolo scorso, è stato possibile avvicinare i due blocchi. Il caso Crypto AG ci ricorda anche che in quel periodo la Svizzera si era piegata ai voleri degli Stati Uniti.

Le esigenze di Washington

"Agli inizi degli anni Cinquanta, la Confederazione veniva maltrattata dagli USA", ricorda Hans-Ulrich Jost. Gli USA non le perdonavano i rapporti con la Germania nazista e le transazioni in oro tra la Banca nazionale e il Terzo Reich. "In seguito, senza comunicarlo ufficialmente, la Svizzera si è quasi completamente allineata con l'accordo Hotz-Linder-Agreement, un'intesa informale volta a limitare le esportazioni elvetiche verso i Paesi dell'Europa orientale", continua lo storico.

L'ex diplomatico e alto funzionario presso il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Georges Martin evidenzia che la Confederazione, come molti altri Stati, ha sempre avuto tre tipi di relazioni con l'estero per quanto riguarda i settori sicurezza, economia e politica. "Si scendeva a compromessi soprattutto quando c'erano in gioco l'economia e la sicurezza del Paese. Il DFAE usava una strategia che evidenziasse le peculiarità della Svizzera rispetto agli altri Paesi occidentali. Ma i dolci sogni del DFAE, le idee di solidarietà e l'impegno in seno alla comunità internazionale (ONU) dovevano sempre fare i conti con la sicurezza e gli interessi del mondo economico".

La portata delle manipolazioni con le attrezzature della Crypto AG con l'emblema della Svizzera è ben maggiore. "Non possiamo dare tutta la colpa alla Guerra fredda visto che l'operazione è continuata anche dopo il crollo del muro di Berlino e ha interessato decine di Paesi. Il modo migliore per limitare la perdita di credibilità è di fare piena luce su ciò che è successo", sostiene Georges Martin.

Dal canto suo, Hans-Ulrich Jost ricorda un altro caso di spionaggio. Nel 1957, la stampa elvetica rivelò che il procuratore della Confederazione René Dubois sorvegliava le comunicazioni telefoniche dell'ambasciata egiziana a Berna per raccogliere informazioni sul Fronte di liberazione nazionale (Algeria) e per trasmetterle in seguito ai servizi segreti francesi. "Era un gioco simile a quello della Crypto AG", indica Hans-Ulrich Jost.

Nel 2007, il giornalista ed editore Charles-Henri Favrod rievocò in un articolo questo caso che lui aveva seguito da vicino. La vicenda aveva obbligato il capo degli affari esteri dell'epoca a stabilire dei contatti con i combattenti indipendentisti algerini e a mediare tra questi e lo Stato federale fino agli accordi d'Evian del 1962.

La vita pericolosa del topo

Al di là delle possibili conseguenze che il caso della Crypto AG potrebbe avere sulle relazioni con l'estero, la neutralità della Svizzera sarà ancora una carta da giocare in ambito internazionale? Dal crollo del blocco sovietico, la Svizzera non si trova più in una posizione di vantaggio. Oggi, altri Paesi sono in grado di ricoprire il ruolo che la Confederazione aveva durante la Guerra fredda, per esempio gli Stati membri della NATO come la Norvegia.

L'ex diplomatico Georges Martin ricorda molto bene questo momento. "Non eravamo preparati e per noi è stato come un fulmine a ciel sereno. Non eravamo più i beniamini della comunità internazionale. Oggi è indubbiamente più difficile posizionarsi sullo scacchiere internazionale a causa delle relazioni mutevoli".

Hans-Ulrich Jost si esprime in maniera meno diplomatica: "La Svizzera ha perso la sua credibilità e non può più sventolare la neutralità come suo valore supremo. D'altra parte, la Confederazione dipende dall'UE che a sua volta si è indebolita sul piano internazionale". 

Secondo lo storico, la Svizzera deve scegliere fra due opzioni: "Da un lato deve cercare di riguadagnare prestigio a livello globale, per esempio trovando un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. Eccezion fatta per il settore finanziario, il peso della Svizzera non è però sufficiente per rivestire questo ruolo. Dall'altro lato, la Confederazione è quasi obbligata a collaborare con l'Unione europea per garantire la sicurezza nei suoi rapporti quotidiani con l'estero. Ma anche questa non sembra una prospettiva promettente visto che l'UE è litigiosa e non riesce a parlare con una voce sola a livello globale".

E così, la Svizzera può far suo il proverbio africano citato da Georges Martin: "Quando nella savana gli elefanti fanno la guerra o l'amore, la vita è pericolosa per i topi".


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